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Gas, ecco i tagli ai consumi: via al tavolo Cingolani. Nel piano anti-crisi fermi programmati alle imprese

Continua la stretta di Mosca. Nel piano anti-crisi fermi programmati alle imprese. Il soccorso algerino: flussi raddoppiati

Gas, taglio ai consumi: via al tavolo Cingolani. Nel mirino i trader sul gas `
di Andrea Bassi e Francesco Bisozzi
4 Minuti di Lettura
Martedì 21 Giugno 2022, 06:04 - Ultimo aggiornamento: 13:26

Tagli alle aziende energivore, meno aria condizionata, blackout mirati nei quartieri delle grandi città per tenere sotto controllo i consumi. Sono questi i possibili interventi previsti del piano per la crisi energetica, oggi al centro della riunione del Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del gas naturale che risponde al ministero della Transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani. Gli stoccaggi sono pieni al 54 per cento, troppo poco, mentre all'appello mancano 30 milioni di metri cubi di gas al giorno, per effetto dei tagli alle forniture decisi da Gazprom. Si valuterà anche il passaggio allo stato di allerta, che potrebbe scattare solo dopo che il prezzo avrà raggiunto una certa soglia (ieri ha chiuso a 126 euro) il secondo dei tre livelli di crisi previsti dal piano di emergenza sul gas.

Stato di allerta che farebbe avviare interruzioni programmate ai grandi clienti industriali che hanno sottoscritto contratti che consentono di fermare temporaneamente l'erogazione di energia. Si tratta di grandi aziende come Solvay, Italcementi, Buzzi Unicem, Acciaierie d'Italia, Riva Acciaio. Nell'elenco degli interrompibili, in tutto 46 realtà, sono presenti anche cartiere, aziende tessili, grandi consorzi che riuniscono fonderie e imprese della ceramica. Ma in realtà Cingolani non ha bisogno di alzare il livello di emergenza per attuare gli interventi. Il ministro ha la possibilità di adottare tutte le misure a prescindere dal livello dichiarato di allarme. Alla riunione del comitato, composto da tecnici del Mite, di Arera e delle imprese di trasporto e stoccaggio, come Snam e Terna, seguirà domani un incontro tra il ministro Cingolani e le aziende di distribuzione, come Eni, Enel e gli altri operatori del settore. Già la scorsa settimana il governo aveva strigliato le imprese chiedendo di riempire gli stoccaggi. In alcuni casi erano state registrate vendite all'estero di gas comprato da società pubbliche italiane. Gas che è andato a riempire le riserve di Germania e Austria.

I timori

Il timore del governo sono i comportamenti delle società, soprattutto quelle pubbliche, orientate più dalla logica del massimo profitto più che dalla sicurezza del sistema energetico nazionale. Comportamento normale per società private quotate in Borsa, ma problematico in una fase delicata come quella attuale. L'Arera nei giorni scorsi ha esaminato i contratti del gas importato in Italia. E non ha trovato traccia di speculazioni. Gli importatori, secondo l'analisi di Arera, si coprono dalle oscillazioni di prezzo attraverso dei derivati. Che significa? Supponiamo che abbiano comprato il gas a 90 euro al megawattora e fissato il loro prezzo di vendita a 100 euro. Ogni tre mesi comprano un prodotto finanziario da una banca che copre il rischio di oscillazioni del prezzo sul mercato olandese del Ttf. Se il prezzo sul Ttf scende sotto 100 euro, la banca paga all'importatore la differenza. Ma se il prezzo sale sopra i 100 euro, allora è l'importatore di gas che deve versare alla banca l'extra-profitto, ossia la parte di prezzo che supera i 100 euro.

Probabile anche però, che con i prezzi così elevati le compagnie energetiche possano aver deciso di non rinnovare tutti i contratti di copertura e incassare direttamente i profitti extra, magari usando il gas per il trading. Per adesso, comunque, la riduzione del gas russo non sta creando problemi di sicurezza. Se da Mosca ieri sono arrivati solo 34,2 milioni di metri cubi, dal Transmed, il gasdotto algerino, sono arrivati ben 74,3 milioni di metri cubi, quasi il doppio rispetto alla normale media del periodo. Anche i rigassificatori vanno a pieno regime. A Livorno si è passati da 9,7 milioni a oltre 13 milioni di metri cubi. Questo ha permesso di pompare negli stoccaggi 25 milioni di metri cubi. Ancora troppo poco, ed è per questo che è probabile che nella riunione di domani il governo prospetti alle società del settore la possibilità che scatti un obbligo di incrementare le riserve di gas nazionali a fronte di un impegno del governo a coprire le eventuali perdite che gli operatori stessi potrebbero subire nel caso in cui al momento dell'erogazione il gas avesse un prezzo più basso.

 

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