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Gas, bollette sempre più care. E il nucleare francese si ferma. Allarme Iea: «Prezzi su in tutta Europa»

L’allarme Iea: "Lo stop alla produzione transalpina farà volare i prezzi in tutta Europa"

Gas, le bollette sempre più care. E ora si ferma il nucleare francese
di Roberta Amoruso
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Agosto 2022, 00:34 - Ultimo aggiornamento: 10:14

Uno stop totale e immediato del gas dalla Russia porterebbe i Paesi dell’area euro in recessione, con un impatto sulla crescita del Pil pari all’1,7% sentenzia il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Perché se lo stop scattasse ad agosto le scorte di gas accumulate finora con gli stoccaggi si esaurirebbero entro fine anno, con l’obbligo di passare a forti razionamenti dei consumi da gennaio 2023. Uno scenario drammatico che doveva avere ben presente l’Europa quando ha approvato il piano di razionamenti con taglio dei consumi del 15% appena entrato in vigore. Sono Austria, Belgio, Germania e Italia, secondo lo stesso Mes, i Paesi più vulnerabili. In particolare per Italia e Germania l’impatto sulla crescita del Pil è stimata intorno al 2,5%. Ma per capire l’impatto su famiglie e imprese, il Mes fa anche un esempio dei sacrifici che scatterebbero dall’anno prossimo in caso di chiusura dei rubinetti dalla Russia. I consumi di gas in Germania rischiano di essere tagliati del 40%. Si tratta di numeri e rischi che vanno analizzati con molta attenzione dopo le nuove tensioni con Mosca e della decisione di congelare gli asset per le società straniere dei Paesi “ostili” che puntano a vendere le proprie partecipazioni in Russia. 

E non bastava la minaccia di nuovi ricatti di Putin sul gas russo. A minacciare le scorte e le bollette di famiglie e imprese il prossimo inverno in Europa c’è anche la grana del nucleare francese, per metà congelato dalle manutenzioni e dai problemi di corrosione, e messo sotto stress dalle alte temperature. 

L’EFFETTO FRANCIA

Parigi, il più grande produttore europeo di energia atomica, dipende per il 70% dall’atomo e di solito è un esportatore netto di energia per la maggior parte dell’anno, ma da settimane si trova costretto ad importare elettricità ed andare a caccia di gas. Un’emergenza da gestire con anticipo con il piano razionamenti già annunciato insieme al piano anti-siccità. 
Le questioni nucleari non sono però un problema solo per la Francia. Tutta l’Europa che dipende per quasi il 20% dal nucleare francese deve fare in conti con i tagli alla produzione di Parigi. Non fa eccezione l’Italia che dipende per il 5% del suo fabbisogno di elettricità proprio da Parigi. Una quota alla quale si aggiunge per via indiretta un pezzo di elettricità che arriva dalla Svizzera (che fa arrivare in Italia circa il 9% del suo fabbisogno). Ma anche Paesi come la vicina Germania, dovrebbero bruciare più gas per mantenere le luci accese invece di conservare le scorte in deposito per l’inverno. 

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A mettere sotto scacco il sistema energetico francese è anche la quarta ondata di caldo estivo che dovrebbe riscaldare ulteriormente i fiumi che l’operatore nucleare Edf utilizza per raffreddare i reattori. Le criticità del sistema energetico hanno però appena spinto l’autorità di regolamentazione dell’energia nucleare francese, l’Asn, a estendere le deroghe temporanee consentendo a cinque centrali elettriche di continuare a scaricare acqua calda nei fiumi. Non è tempo di applicare rigidamente la regolamentazione che impone dei limiti alla produzione nucleare sia limitata durante i periodi di calore elevato per evitare che le acque calde di scarico che rientrino nei fiumi mettano in pericolo la fauna selvatica.

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Intanto il colosso francese Edf, che sarà presto nazionalizzato, ha presentato un ricorso davanti al Consiglio di Stato francese nel quale chiede allo Stato francese un risarcimento di 8,34 miliardi di euro dopo le decisioni dello stesso governo del 13 gennaio scorso di destinare ulteriori volumi di elettricità nucleare a basso costo (al prezzo di 42 euro per megawattora) ai suoi concorrenti per permettergli di far fronte all’impennata dei prezzi dell’energia e a non scaricare i prezzi folli di questi mesi nelle bollette di famiglie e imprese.

 

I PREZZI

Asset congelati, nuovi timori di stop del gas russo e la crisi del nucleare francese hanno risvegliato ieri le pressioni sui prezzi del gas. Dopo un calo segnato il mattinata ieri pomeriggio i future del mercato Ttf di Amsterdam hanno invertito la rotta. L’ultima fotografia dei future a settembre segnava un prezzo di 195,5 euro per megawattora, rispetto ai 192 della vigilia. Prezzi folli che rischia di vedere nuovi record nei prossimi mesi. Per capire fin dove potrebbero arrivare basta guardare l’ultimo report dell’Iea, International Energy Agency, sul mercato europeo dell’elettricità. Guardando i future che proiettano i prezzi tra fine 2022 e l’inizio del 2023, dice l’Iea, l’elettricità potrebbe arrivare a superare 800 euro per megawattora (il doppio di quelli attuali), con picchi fino a 1.400 euro. Volendo proiettare questi prezzi su quelli del gas, seguendo il logaritmo che li lega, dobbiamo immaginare prezzi del gas in Europa intorno ai 400 euro per megawattora, con picchi fino a 700. Impensabile.

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