Gas, imprese senza metano. Allerta di Confindustria: «Non si arriva a Natale»

l caro-bollette potrebbe farci perdere oltre tre punti di crescita del Pil nel 2023

Gas, imprese senza metano. Allerta di Confindustria: «Non arrivano a Natale»
di Giusy Franzese
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Domenica 18 Settembre 2022, 00:12 - Ultimo aggiornamento: 11:37

La corsa dell’Italia a nuovi fornitori di gas per sganciarci il più possibile dalla Russia e l’accelerazione sugli stoccaggi aiuta, ma non risolve. L’autunno alle porte e ancor più il prossimo inverno potrebbero riservarci brutte sorprese. Particolarmente amare per il sistema produttivo che rischia di trovarsi a dover fronteggiare non solo i rincari in bolletta, ma anche una vera e propria carenza di gas, pari a circa l’8% del fabbisogno nazionale, ovvero 6,4 miliardi di metri cubi. Per molte aziende vorrebbe dire non arrivare a fine anno. L’impatto sarebbe devastante e causerebbe numerose chiusure forzate di fabbriche e stabilimenti. A lanciare l’allarme è il centro studi di Confindustria nell’ultimo bollettino sulla congiuntura.

Il cupo scenario disegnato dagli economisti di viale dell’Astronomia si base su un’ipotesi che giorno dopo giorno appare sempre più probabile: la chiusura completa dei rubinetti del gas russo verso l’Europa. «In caso di blocco da ottobre - si legge nel bollettino - considerando le fonti alternative al gas russo già messe in campo, quelle che dovrebbero essere disponibili entro i primi mesi del 2023, l’accelerazione degli stoccaggi registrata fino ad agosto, in Italia si avrebbe una carenza di gas significativa (10,9 mmc, tra 4° trimestre 2022 e 1° trimestre 2023), ma molto inferiore a quanto stimato prima dell’estate. Usando la riserva strategica (4,5 mmc), si arriverebbe a un gap di 6,4 mmc (8% dei consumi)».

L’IMPATTO

L’impatto sull’industria italiana - che complessivamente ha bisogno di 9,5 mmc di gas - sarebbe «rilevante». Nel bollettino si parla esplicitamente di «chiusure e calo del valore aggiunto». 

Senza il gas russo, quindi, ci sarebbe poco da scegliere: saremmo obbligati a consumare di meno. Con le misure del piano di emergenza (raffreddamento e riscaldamento negli edifici) il governo stima risparmi di consumo tra 5,3 e 8,2 miliardi di metri cubi. Saremmo quindi davvero ai limiti e, come detto, bisognerebbe raschiare il fondo delle riserve strategiche. 

Le preoccupazioni ovviamente non riguardano solo gli approvvigionamenti di gas. Di fondo resta il problema del prezzo pazzo dell’energia, che a sua volta sta facendo schizzare l’inflazione erodendo il potere d’acquisto dei consumatori. A conti fatti lincidenza del caro-bolletta sui costi delle imprese, potrebbe essere tra il 10 e l’11% nel 2022 e tra il 13,7% e il 14,6% nel 2023, ovvero più che triplicata rispetto ai valori del periodo prepandemico. E ovviamente le ripercussioni sul Pil sarebbero più che evidenti. Drammatici i risultati di due simulazioni econometriche effettuate dal Csc: se nel 2023 le quotazioni del gas dovessero rimanere intorno ai 298 euro a mwh (il livello medio atteso dai futures) il nostro Pil farebbe registrare una minore crescita cumulata nel biennio 2022-2023 del 3,2%, con la perdita di 582.000 posti di lavoro; se il prezzo dovesse mantenersi al valore medio di agosto scorso, 235 euro a mwh, la minore crescita sarebbe del 2,2%, con la perdita di 383.000 occupati. 

LA RECESSIONE

Lo spettro della recessione nell’Eurozona nel 2023 diventa sempre più incombente (la Bce stima -0,9% nello scenario negativo, che include il blocco del gas dalla Russia). Un’Europa in ginocchio, andrebbe ad aggravare ancora di più il sistema economico italiano, che conta molto sull’export. Gli analisti di viale dell’Astronomia avvertono: «La resilienza dell’industria è alle corde». E se turismo e servizi ancora reggono, per l’industria si «materializza la caduta». Quindi «è urgente attenuare i rincari dell’energia o i loro effetti». La ricetta di Confindustria prevede più misure: interventi compensativi per famiglie e imprese; destinare parte dell’elettricità prodotta dalle rinnovabili alle imprese, a un prezzo fisso e più moderato; sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas; imporre un tetto UE al prezzo del gas in Europa; ridurre i consumi nazionali di gas.

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