Gas, il ricatto di Gazprom (con lo stop parziale). L'Unione europea pronta al razionamento

A partire dal 14 luglio, riguarda il Nord Stream 1

Gas, Gazprom annuncia lo stop parziale delle forniture all'Unione Europea da 14 luglio «Cause di forza maggiore»
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Lunedì 18 Luglio 2022, 16:01 - Ultimo aggiornamento: 22:34

La Russia continua a tagliare il gas all'Europa e Bruxelles accelera nella corsa ai fornitori affidabili. Nel giorno in cui Gazprom ha evocato «cause di forza maggiore» per la chiusura dei rubinetti del Nord Stream 1 - una mossa per tutelarsi che non fa sperare nulla di buono per il 21 luglio, quando terminerà il periodo previsto di manutenzione del gasdotto e in teoria dovrebbero ripartire i flussi - Ursula von der Leyen è volata a Baku per siglare un memorandum d'intesa che porterà a raddoppiare, da qui al 2027, le forniture di gas naturale azero. E mentre ad Algeri il governo italiano firmava un maxi accordo per rafforzare la partnership energetica con il Paese nordafricano, in una Germania terrorizzata dai possibili effetti dello stop totale del metano russo il cancelliere Olaf Scholz riceveva Abdel Fattah al-Sisi, presidente di un Egitto diventato cruciale nel transito di gas verso l'Europa.

 

Il gasdotto Nord Stream 1 subirà uno stop?

Il nodo, per Bruxelles, resta quello dei tempi. L'Ue riuscirà a correre ai ripari sul riempimento degli stoccaggi prima che la Russia blocchi definitivamente i flussi? Mercoledì la Commissione presenterà il suo piano anche per questo. Solidarietà e riduzione «immediata» della domanda energetica costituiscono l'architrave delle linee guide, che consigliano alle famiglie europee di abbassare i condizionatori di un grado, invitando, al tempo stesso, uffici e locali pubblici a mantenere la temperatura non sopra i 19 gradi il prossimo inverno. L'Europa, di fatto, si prepara ad un razionamento energetico e si prepara a farlo già ora. «Bisogna risparmiare 12 miliardi di metri cubi nei prossimi tre mesi per evitare un 'gas cruch' in inverno», è l'avvertimento lanciato dall'Agenzia internazionale dell'energia, secondo cui senza un intervento immediato «l'Europa potrebbe dover affrontare tagli e contingentamenti molto più drammatici più avanti».

L'annuncio della riparazione

Il piano della Commissione rifletterà proprio quest'esigenza. Indicando quali debbano essere, in caso di emergenza energetica, i settori industriali da tutelare. Secondo l'ultima bozza del piano, «le industrie considerate strategiche» sono quelle legate alla salute, alla sicurezza e all'ambiente, alla difesa e all'attività di raffinamento e all'alimentare«. Le linee guida non sono vincolanti ma il rischio di scontro, al Consiglio Affari Energia straordinario convocato il 26 luglio, appare comunque concreto. »I nostri interlocutori chiave ci hanno chiesto di garantire che l'industria agroalimentare abbia la priorità in caso di razionamento«, ha sottolineato il commissario Ue all'Agricoltura Janusz Wojciechowski parlando ai ministri del settore riuniti a Bruxelles. Eppure, la strada dell'Europa è obbligata: solidarietà, razionamento e diversificazione. Un eventuale stop totale al gas russo, senza che l'Ue intervenga già adesso, secondo l'analisi della Commissione potrebbe costare ben oltre un punto di Pil. E in Germania gli industriali del settore chimico temono un vero e proprio cataclisma nella produzione.

 

Von der Leyen: «L'Unione Europea sta diversificando i fornitori»

La Commissione predica calma. I flussi di gas russo sono passati dal 40 al 20% del totale, viene ricordato a Bruxelles (in Italia sono scivolati al quinto posto tra le fonti di approvvigionamento, dietro anche al rigassificatore di Cavarzere, in provincia di Rovigo). E nel frattempo, si accelera sui fornitori alternativi. Usa, Algeria, Israele, Qatar, Norvegia e, ultimo in ordine cronologico, Azerbaigian. Von der leyen è volata a Baku per siglare un memorandum che porterà il flusso di gas naturale dagli 8 miliardi di metri cubi di quest'anno ai 12 miliardi già nel 2023. L'obiettivo è arrivare ai 20 miliardi di mc entro il 2027. »Già prima della brutale invasione all'Ucraina le forniture di gas russo all'Europa non erano più affidabili«, ha sentenziato la presidente della Commissione. L'intesa porterà a nuovi lavori di ampliamento del Corridoio Meridionale e, in particolare, al tratto del Tap che collega Grecia e Italia. »A novembre ci sarà uno stress test per verificare l'adeguatezza all'aumento di gas e poi valuteremo i lavori«, ha spiegato un alto funzionario Ue assicurando che l'intervento sarà inquadrato come progetto europeo. E, memore di ciò che è avvenuto in Italia sul via libera al Tap, dalla Commissione hanno avvertito: i lavori »chiaramente« rispetteranno tutti i parametri ambientali.

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