Ftx bancarotta, criptovalute in caduta libera: non sono più un bene rifugio

Cosa sta succedendo alle monete elettroniche?

Ftx bancarotta, criptovalute in caduta libera: non sono più un bene rifugio
di Francesco Bisozzi
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Sabato 12 Novembre 2022, 15:04 - Ultimo aggiornamento: 16:46

Erano il bene rifugio degli investitori alle prime armi che non avevano i mezzi sufficienti per accedere alla Borsa. Li hanno scelti impiegati e persino casalinghe, nella speranza di vedere la loro quotazione schizzare alle stelle in un baleno e diventare così milionari. Bitcoin, si chiamano, e hanno molti altri nomi esotici, ma sempre criptovalute sono. Per avere idea della diffusione di questi strumenti finanziari, in auge da una decina d'anni, basti dire che in Italia la circolazione delle criptovalute nell'ultimo anno è aumentata del 23%, una crescita che eleva il nostro Paese a sesto mercato più rilevante in Europa dove, secondo l'ultimo rapporto Global Crypto Adoption Index che misura l'adozione e gli investimenti fatti in cripto, tra il luglio 2021 e il giugno 2022 sono stati scambiati l'equivalente di 1,3 trilioni di dollari.


Diventa però assai difficile parlare di bene rifugio, dopo la brutta giornata che ieri hanno vissuto le monete elettroniche. Non si tratta certo della celebre Bolla dei Tulipani che devastò l'economia olandese nel febbraio 1637. Né si è trattato del Black Monday dell'ottobre 1929, con il drammatico crollo di Wall Street che trascinò l'America in una delle fasi più buie. E neppure si può paragonarla alla crisi finanziaria scatenata dal fallimento di Lehman Brothers 14 anni fa, che minò certezze finanziarie globali che parevano incrollabili. No, niente di tutto ciò. E tuttavia ieri è stata una brutta giornata per i bitcoin di Satoshi Nakamoto, nome dietro il quale si nasconde il programmatore - o il gruppo di programmatori - che ha coniato la divisa digitale dei record, conosciuta in tutto il mondo per la valutazione monstre raggiunta in certi momenti, ma anche per i pericoli a cui espone i suoi fedeli. Sì perché proprio ieri la piattaforma di trading FTX, considerata tra le più frequentate dai fedeli delle cripto, ha avviato le procedure per dichiarare fallimento negli Stati Uniti, invocando il cosiddetto Chapter 11. La mossa arriva dopo che il rivale più grande, Binance, ha fatto marcia indietro sui suoi piani per acquisirla, complice una crisi di liquidità dovuta al ritiro di fondi da parte dei clienti.


LE DIMISSIONI


Il ceo Sam Bankman-Fried si è dimesso dalla carica ed è stato sostituito da John J. Ray III, anche se il numero uno uscente rimarrà per assisterlo nella transizione. «Il sollievo immediato del Chapter 11 è appropriato per fornire al gruppo FTX l'opportunità di valutare la propria situazione e sviluppare un processo per massimizzare i recuperi per le parti interessate», ha già affermato Ray in una dichiarazione della società pubblicata su Twitter. Dunque, se non siamo all'esplosione della bolla si tratta però dell'ennesimo crypto-terremoto che fa tremare il mondo delle valute digitali.

Risultato, la capostipite bitcoin in due giorni ha perso il 23% sfondando quota 16mila dollari contro i quasi 58mila dollari di un anno fa. A lungo aveva resistito sopra la soglia di 20mila euro, che però non ha retto all'annuncio della bancarotta di FTX.


LE CRISI


Va segnalato che in occasione delle precedenti crisi internazionali le criptovalute hanno sempre reagito discretamente, spesso volgendo la prua verso l'alto. Ora però le cose non stanno andando allo stesso modo. Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, hanno sempre faticato. Sicché i bitcoin, troppo spesso scambiati per una sorta di gettone da ruota della fortuna in grado di far fruttare molto - e in brevissimo - anche piccoli investimenti, oggi sembra aver perso la magìa degli esordi. Tanto più in una fase in cui è tornato di moda tenere la liquidità in banca.

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L'AZZARDO


Peraltro, è sempre meno facile sostenere il fascino di queste forme di speculazione, svelato ormai il contenuto d'azzardo con cui molti non sono in grado di cimentarsi a causa della totale assenza di garanzie tangibili. E' il problema dei bitcoin e di tutte le sue imitazioni, nessuna delle quali ha alle spalle solide istituzioni bancarie come l'euro o il dollaro, bensì solo misteriosi codici informatici. Lo ha spiegato bene in più di un'occasione Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea: «Chi investe in bitcoin sia pronto a perdere tutto». Più chiaro di così... Il ragionamento di Panetta è semplice. «I recenti sviluppi sul mercato delle criptovalute dimostrano che è un'illusione credere che gli strumenti privati possano agire come denaro quando non possono essere convertiti alla pari in denaro pubblico in ogni momento. Le valute basate sulla tecnologia blockchain si comportano più come attività speculative e sollevano molteplici problemi di ordine pubblico e stabilità finanziaria», ha sottolineato non tanto tempo fa il membro della Bce.
La falcidia degli ultimi giorni, che ha colpito tutte le criptovalute senza eccezioni, sembra tra l'altro preludere ad altri crolli, tanto che c'è chi comincia a pensare che in un mattino non lontano possa avverarsi la profezia di Panetta sull'azzeramento dei valori scambio.

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