Fmi: in Italia calo del Pil peggiore delle previsioni e la disoccupazione sale all'11 per cento

Martedì 13 Ottobre 2020

Con il -10,6% previsto per il Pil italiano nel 2020, il Fondo Monetario Internazionale si aggiudica la palma di stima più negativa per il nostro paese, assai lontana dal -9% indicato più volte dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, ma anche dal -9,5% suggerito ieri da Bankitalia in commissioni Bilancio di Camera e Senato. Più vicina alla previsione Fmi quella di Confindustria che vede nel 2020 un calo del 10% ed un recupero parziale del 4,8% nel 2021 (in questo caso più pessimista rispetto al +5,2% stimato dal Fondo). Anche altre valutazioni - come quelle delle agenzie di rating - sono meno cupe di quella che arriva da Washington: a settembre Fitch ha abbassato la previsione del Pil italiano nel 2020 a -10% (era di -9,5%) ma ha rialzato la previsione per il 2021 al 5,4%, dalla precedente stima del 4,4%. Addirittura più ottimista del governo Conte è stata Standard & Poor's che a fine settembre ha migliorato la stima 2020 a -8,9% dal precedente -9,5% con un rimbalzo atteso il prossimo anno al 6,4%.  

Coronavirus, FMI: lavoro da casa e distanziamento a lavoro le chiavi per sostenere l'economia

Per l'Italia quindi si preannuncia quest'anno un disavanzo record dei conti pubblici (nettamente superiore alle stime del governo Conte) con un deficit stimato al 13% del Pil, e con un trend appena migliore negli anni successivi: -6,2% nel 2021 e -2,5% nel 2022, grazie anche all'attesa crescita del prodotto interno lordo. Sono le nuove stime del Fondo Monetario Internazionale che nel World Economic Outlook appena diffuso vede anche per il 2020 un picco del rapporto debito/pil, che dovrebbe balzare al 161,8% (-27 punti rispetto al 134,8% del 2019) per poi scendere al 158,3% il prossimo anno e al 152,6% nel 2022.

Sarà pesante l'impatto del coronavirus anche sul mercato del lavoro in Italia: le nuove stime del Fondo Monetario Internazionale nel World Economic Outlook appena diffuso vedono una crescita quest'anno del tasso di disoccupazione all'11% con un ulteriore aumento nel 2021 all'11,8%. Anche in questo caso, fra le principali economie avanzate peggio dell'Italia fa solo la Spagna che quest'anno dovrebbe registrare un balzo dei senza lavoro al 16,8%, mantenendo lo stesso livello anche nel 2021.

Il disavanzo pubblico italiano, per quanto notevole, non è tuttavia il più forte fra le principali economie avanzate, visto che alla luce dei forti interventi di stimolo e del parallelo calo del Pil negli Usa il deficit dovrebbe toccare il 18,7% (in pratica triplicando il già forte 6,3% del 2019), dato che farebbe balzare il debito al 131,2%, in una corsa senza fine, visto che nel 2022 ci sarebbe un altro picco al 136,9%.

FMI: prospettive globali meno cupe, ma non siamo fuori pericolo

Buco significativo anche nei conti del Regno Unito (quest'anno con un deficit al 16,5% e un rapporto debito Pil al 108%), così come in Giappone (-14,2% e debito record al 266,2%) o in Canada (deficit al 19,9% e debito al 114,6%). Spicca il ritorno del disavanzo dei conti pubblici in Germania che , dopo otto esercizi in attivo, dovrebbe registrare quest'anno un -8,2% seguito da un -3,2% nel 2021: 'ritorno alla normalità', tuttavia, atteso nel 2022 con un nuovo avanzo dell'1,0% che, grazie anche alla crescita del pil, riporterebbe il debito sotto la “quota Maastricht” del 60%, per l'esattezza al 59,5%.

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA