Fmi peggiora stime sul rapporto debito/Pil fra 2018 e 2023: dietro solo Giappone e Grecia

Mercoledì 10 Ottobre 2018
Il fondo monetario internazionale ha peggiorato le sue stime sul debito e il Pil in Italia tra il 2018 e il 2023. È quanto emerge da un confronto delle tabelle del Fiscal Monitor, pubblicato nella notte, e quelle dell'edizione dello scorso aprile. Come già anticipato nel World Economic Outlook pubblicato ieri, dopo avere chiuso il 2017 al 131,8%, il ratio è visto salire al 130,3% nel 2018 e non più scendere al 129,7%; nel 2019 è atteso calare al 128,7% e non più al 127,5%; nel 2023 (l'anno a cui si fermano i calcoli del Fondo) la previsione è pari a un 125,1% e non più al 116,6% calcolato in primavera. Diversamende dal Weo, il nuovo Fiscal Monitor fornisce anche le previsioni per gli anni dal 2020 al 2022. L'istituto guidato da Christine Lagarde stima per il 2020 un dato al 127,6% (più alto rispetto al 124,9% previsto la scorsa primavera); per il 2021 al 126,7% (la stima era al 122,1%), per il 2022 al 125,8% del Pil (dal 119,3%). Nel 2017, tra le economie avanzate ad avere fatto peggio dell'Italia secondo il Fondo è stato ancora una volta il Giappone con un debito/Pil al 237,6% seguito di nuovo dalla Grecia (181,8%).

A fare leggermente meglio del nostro Paese c'è stato nuovamente il Portogallo (125,7%). Questa fotografia resterà tale, secondo l' Fmi, per tutto il periodo considerato e al termine del quale il ratio giapponese è visto al 235,4%, quello greco al 151,1% e quello portoghese al 102,8%. Il Fondo sottolinea che le sue previsioni si basano sulla manovra 2018 e sul Documento di economia e finanza dell'aprile scorso.

Il "rischio Italia" torna a riaffacciarsi nelle analisi del fondo monetario. Il rapporto sulla stabilità finanziaria globale, pubblicato oggi in occasione degli incontri annuali in corso a Bali, torna infatti ad inserire le preoccupazione per le politiche di bilancio in Italia tra i fattori di rischio a breve assieme a quello di un fallimento del negoziato sulla Brexit. «In Italia l'incertezza sulle politiche di bilancio ha riportato l'attenzione sulla connessione tra banche e rischio sovrano» si legge nel 'Global financial stability report' (Gfsr) che la definisce «un importante canale di trasmissione del rischio». Il rapporto ricorda il balzo dello spread tra i Btp e i Bund registrato a maggio, quando sembrò reale l'ipotesi di un governo tecnico e nuove elezioni, «come riflesso della preoccupazione per i rischi sovrani che ha fatto aumentare gli spread sui cds (i 'premi assicurativì, ndr) delle banche italiane. »Se le preoccupazione del mercato sulle politiche di bilancio dovessero riemergere c'è un rischio di riaccensione in Italia del legame titoli di Stato-banche per effetto dei titoli di Stato in portafoglio delle banche italiane e per effetto della loro esposizione all'economia domestica. In tale scenario - conclude il ragionamento sull'Italia del rapporto del Fondo - le tensioni del mercato possono allargarsi ad altri mercati dei titoli sovrani in Europa come accaduto durante la crisi del debito sovrano in Europa e, in modo limitato, già nel maggio scorso«

«Il nostro consiglio all'Italia è costante da anni: sul piano delle politica di bilancio è necessario un consolidamento credibile e notevole nel medio termine per salvaguardare i conti pubblici e per mettere il debito su una traiettoria di calo». Lo afferma Vitor Gaspar, responsabile del Fiscal Monitor del Fmi. «Questo è particolarmente importante per posizionare l'Italia in modo che possa minimizzare i rischi qualora si materializzino».

«Siamo d'accordo con coloro che sostengono che la crescita italiana è deludente da anni e che le riforme strutturali chiave sono la riforma del lavoro, dei prodotti e dei servizi, pubblica amministrazione», aggiunge Gaspar. In via generale, Gaspar spiega come il Fmi «continua a invitare i paese ad approfittare della crescita per costruirsi uno spazio di bilancio» da usare in caso di rallentamento.
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