Flat tax, per le famiglie aliquota unica. E per i redditi alti il 38%

Venerdì 14 Giugno 2019 di Alberto Gentili
Flat tax, per le famiglie aliquota unica. E per i redditi alti il 38%

Da giorni Matteo Salvini ripete che la proposta della Lega per la flat tax è pronta. In realtà è ancora soltanto una bozza, anche se in fase avanzata. E, al contrario dei proclami muscolari del leader leghista contro i vincoli di bilancio, regole europee e decimali, non appare progettata per far saltare le casse dello Stato. Il saldo dell'operazione, al momento, non è superiore a 10-12 miliardi. Anche per questo il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, smentisce i contrasti con Salvini: «Ero e sono favorevole alla flat tax, ma bisogna vedere come si fa».

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Al come si fa lavora Massimo Garavaglia. Scorrendo i calcoli, le tabelle e le simulazioni del viceministro leghista all'Economia, la prima cosa che salta agli occhi è una frenata: la tassa piatta non arriverà, come più volte annunciato dal leader del Carroccio, a 65 mila euro di reddito familiare. Si fermerà invece a 55 mila euro per famiglia, con la possibilità (ancora tutta da verificare) di ulteriori tagli fiscali in ragione del numero dei figli.

C'è poi un'ulteriore novità. Sopra la soglia di 55 mila euro, e questa volta per singolo reddito Irpef, evapora il sogno di Salvini della flat tax al 20%: troppo onerosa, praticamente impossibile, considerata anche la necessità di accantonare 23 miliardi con cui non far scattare l'aumento dell'Iva il prossimo anno. Così Garavaglia si sta orientando ad accorpare gli attuali scaglioni Irpef (38% per i redditi da 28mila a 55mila euro, 41% per quelli tra 55 mila e 75 mila euro e 43% per gli stipendi più alti), puntando - se i conti lo consentiranno - ad applicare a tutti i redditi sopra i 55mila euro lo scaglione del 38%. «Nessuno deve pagare più tasse», è lo slogan del Carroccio. «E presto, molto presto attueremo la flat tax per intero», garantisce Salvini. Vale a dire: 20% sopra i 55mila euro. Da vedere se ciò accadrà davvero e quando.

Per attenuare l'impatto dell'operazione tassa piatta sui conti pubblici, Garavaglia e i tecnici dell'Economia - d'intesa con Tria - stanno cercando di individuare le strade per rastrellare risorse aggiuntive. La prima sarà la rimodulazione delle detrazioni e delle deduzioni fiscali considerate inefficaci o inutili: tra le ipotesi allo studio c'è il taglio degli sconti fiscali per i redditi più alti, salvaguardando comunque le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie o per la riqualificazione energetica degli edifici e quella per i mutui prima casa. L'obiettivo: risparmiare 4-5 miliardi.

I NUOVI 80 EURO
Altra strada ben esplorata, e considerata ormai certa, sarà la rivisitazione del bonus da 80 euro. «Per i contribuenti che lo ricevono non cambia nulla», spiega Garavaglia, «il bonus però verrà trasformato in un taglio fiscale e i 10 miliardi del suo costo diventeranno minori tasse e non più una maggiore spesa per le casse dello Stato, con un conseguente miglioramento del bilancio pubblico».

A questo espediente contabile il Tesoro è intenzionato ad aggiungere fino a 3-4 miliardi da tagli alle spese della pubblica amministrazione. La spending review si dovrebbe concentrare su due aree del valore complessivo di 37 miliardi: i «consumi intermedi» e alle «uscite correnti», di cui fanno parte anche i fondi per il reddito di cittadinanza. Proprio da questa voce, insieme a quella di quota 100, il governo pensa di rastrellare altri 3-4 miliardi di minori spese: le due misure si stanno rivelando meno costose di quanto previsto (e stanziato). E altre risorse dovrebbero arrivare dalla lotta all'evasione fiscale: la fatturazione elettronica ha già reso 1,5 miliardi che Garavaglia ritiene «strutturali».
 

Ultimo aggiornamento: 19:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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