Flat tax resta fino a 65mila euro e sconto Irpef per i redditi più alti

Intesa tra i partiti, confermata la tassa piatta al 15%. Stop al sistema degli acconti

Flat tax, resta fino a 65mila euro e sconto Irpef per i redditi più alti
di Andrea Bassi e Luca Cifoni
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Venerdì 25 Marzo 2022, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 15:40

L’accordo politico c’è. Ora manca il via libera della Ragioneria generale dello Stato che si è presa qualche giorno per esaminare i testi. Poi la riforma del Fisco potrà tornare in Commissione finanze della Camera per un iter che, a questo punto, dovrebbe essere accelerato. Dopo la crisi sfiorata sul catasto, la maggioranza ha trovato un accordo “preventivo” per evitare ulteriori scivoloni. Il nodo più complesso da sciogliere era quello della flat tax per gli autonomi. L’accordo raggiunto prevede che rimanga la tassa piatta del 15% per chi dichiara fino a 65 mila euro. Per chi supera la soglia ci sarà uno “scivolo” di due anni con una tassazione leggermente superiore, per poi approdare alla tassazione ordinaria. Questa sorta di “exit tax” tuttavia, varrà fino a una soglia predefinita di reddito. Cifre nei testi non ce ne sono, trattandosi di una delega. Ma è probabile che nei provvedimenti attuativi la soglia possa essere fissata a 100 mila euro. Confermato anche il sistema duale. I redditi da lavoro saranno soggetti all’Irpef, mentre i redditi da capitale avranno una loro tassazione separata. Per redditi da affitto, rendite finanziarie, interessi di Bot e Btp, ci sarà dunque una tassazione separata. Per il momento però, non ci sarà un’aliquota unica. Ce ne saranno due. Lo scopo è garantire un “atterraggio morbido”. Nel testo della delega non sarà indicato il livello delle aliquote, ma l’ipotesi sarebbe quella del 15% e del 23%. A differenza di quanto avviene oggi, anche gli immobili commerciali ricadranno nella tassazione separata. 

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IL PASSAGGIO
La delega conferma anche l’abolizione graduale totale dell’Irap. Un taglio netto che da solo vale 15 miliardi di euro. Stesso discorso per il secondo step della riduzione delle aliquote. Il primo è stato anticipato lo scorso anno con il passaggio da cinque a quattro scaglioni: 23%, 25%, 35% e 43%. Il passaggio successivo sarà 23%, 33% e 43%. Ma tutto dipenderà dalle risorse che il governo riuscirà a trovare. Se ne parlerà quindi, solo nella prossima manovra di bilancio. Arriva poi, l’abolizione del sistema di acconto e saldo per i versamenti fiscali degli autonomi. I pagamenti saranno mensili. Novità che potrebbe essere anticipata nel prossimo decreto sulle semplificazioni allo studio del governo. 

L’altra novità acquisita della delega fiscale riguarda le detrazioni Irpef, a partire da quelle per le spese sanitarie: sarà possibile in futuro fruire dello sconto fiscale del 19 per cento direttamente sul conto corrente - e quindi in tempi quasi immediati - invece che con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Acquistando ad esempio in farmacia medicine per 50 euro i relativi 9,5 di detrazione sarebbero accreditati sull’applicazione IoApp, per poi affluire sul conto dell’interessato. A condizione che la spesa sia saldata con mezzi di pagamento elettronici, quindi bancomat o carta di credito. Il nuovo meccanismo è però ancora da precisare nei dettagli: l’inserimento nella delega è dovuta al M5S, che riprende così soprattutto nella terminologia il cashback applicato fino al primo semestre dello scorso anno: in quel caso però si trattava di un “premio” del 10 per cento per le spese sostenute con mezzi diversi dal contante, quindi c’era un forte onere a carico del bilancio dello Stato. In questo caso gli importi delle detrazioni sarebbero semplicemente anticipati. «Il faticoso lavoro di costruzione di un accordo è nella fase finale», spiega al Messaggero Luigi Marattin, presidente della Commissione finanze e relatore del provvedimento, «e contiene molte potenziali novità positive per famiglie e imprese, alle quali le Commissioni Finanze lavorano da più di un anno. Valuteremo nelle prossime ore i prossimi passi, e la relativa tempistica, per assicurarci di mettere in cassaforte il risultato». Come detto, il principale nodo sul tavolo a questo punto sono le risorse. La delega chiarisce che l’attuazione deve essere a saldo zero. Significa che ogni euro in meno di tasse deve essere compensata da una pari entrata nelle casse dello Stato. Per questo sul tavolo resta anche la razionalizzazione degli sconti fiscali. Tema del quale si parla da tempo ma su cui sono stati sempre fatti pochi progressi. La prossima settimana, se arriverà il via libera della Ragioneria, potrebbe esserci il vertice di maggioranza definitivo per sdoganare la riforma. Poi sarà una corsa contro il tempo per attuarla ed evitare che resti una lettera morta.
 

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