MATTEO SALVINI

Flat tax, ecco come funziona la proposta della Lega: 15% per le famiglie fino a 50 mila euro

Lunedì 8 Aprile 2019
Il leader della Lega e vice premier Matteo Salvini l'ha ripetuto anche oggi: «Pensiamo al 15% non per tutti subito. Far pagare meno tasse non è l'obiettivo della Lega, è un dovere e un diritto». La flat tax resta un pallino della Lega. Ma l'impegno finanziario necessario per vararla, anche solo per le famiglie con reddito fino a 50mila euro, è molto ingente, servono tra i 12 e i 15 miliardi di euro (12-13 secondo il sottosegretario leghista Armando Siri). Fondi che si aggiungerebbero ai 23 miliardi che il governo deve già trovare con la prossima legge di Bilancio per evitare di far scattare l'aumento dell'Iva. Difficile dunque che possa vedere la luce. Senza contare che una imposta ritagliata sui guadagni dell'intero nucleo familiare, e non del singolo contribuente, potrebbe anche essere incostituzionale. Ma vediamo i dettagli della proposta.

Con le nuova imposta disegnata dalla Lega a beneficiarne di più saranno le famiglie con un solo reddito. Questo perché attualmente i redditi vengono tassati singolarmente e le detrazioni per i figli sono ripartite tra i genitori: così per esempio un solo reddito di 50 mila euro paga più Irpef di due da 25 mila euro ciascuno, perché su un reddito più alto viene applicata un'aliquota marginale maggiore. Qualora il parametro di riferimento fosse fissato sui guadagni dell'intero nucleo allora questa differenza scomparirebbe, a vantaggio proprio delle famiglie in cui lavora solo una persona. 

C'è poi il problema del gettito. Le mancate entrare per 12-15 miliardi dovrebbero essere compensate almeno in parte con la cancellazione di una buona parte delle detrazioni e deduzioni attualmente in vigore. Con l'incognita di cosa accadrebbe al bonus di 80 euro varato dal governo di Matteo Renzi e destinato ai lavoratori dipendenti con imponibile fino a 26.600 euro. 

La flat tax per le famiglie potrebbe valere 14,5 miliardi di sconto fiscale per circa 8 milioni di persone, con uno sgravio medio di circa 1.800 euro l'anno a contribuente, afferma la Confesercenti. Ma il rovescio della medaglia della misura, continua l'associazine dei commercianti, sta nella difficoltà di trovare le coperture per l'intervento perché imponendo sui dati delle dichiarazioni dei redditi un'aliquota del 15% per redditi medi compresi tra i 28 mila e i 55mila euro lordi l'anno, si determinerebbe una perdita di gettito di 14,5 miliardi, pari allo 0,8% del pil.


Flat tax, dual tax, quoziente familiare, revisione delle agevolazioni, taglio dell'Ires. Con la messa a punto del Def (e in vista delle europee del 26 maggio), le tasse tornano ad essere protagoniste del dibattito politico, con ipotesi e polemiche che, quasi in un gioco delle parti, si susseguono una dietro l'altra. Se sull'Ires un intervento correttivo arriverà nel dl crescita, per l'Irpef bisognerà invece aspettare la legge di bilancio 2020. Ecco una sintesi delle novità, già introdotte o in attesa di definizione.

- OGGI 5 SCAGLIONI IRPEF: L'Irpef è calcolata in base al reddito di ciascun contribuente ed è strutturata in cinque aliquote organizzate sul principio di progressività: a partire dal secondo scaglione le aliquote si applicano cioè solo sulla parte di reddito che eccede quella dello scaglione precedente. Si parte innanzitutto dalla no tax area dei redditi fino a 8.174 euro. Poi iniziano gli scaglioni. Fino a 15 mila euro annui scatta l'aliquota al 23%, da 15.001 a 28 mila euro al 27%; da 28.001 e 55 mila euro al 38%, da 55.001 a 75 mila euro al 41%; mentre oltre i 75 mila è al 43%.

- LE IPOTESI DI FLAT TAX: La Lega punta ora ad introdurre la flat tax al 15% sui redditi familiari (non del singolo contribuente) fino a 50.000 euro, seguita da uno «scivolo» per la fascia di reddito successiva. Il costo si aggirerebbe intorno ai 12-13 miliardi. Senza fornire numeri, il M5S batte la bandiera della difesa del ceto medio ispirandosi al modello francese di quoziente familiare, anch'esso in realtà calcolato sul reddito complessivo del nucleo (come dice la Lega), con detrazioni a seconda del numero dei figli. Nelle prime bozze del Def, si parla invece ancora di revisione dell'Irpef, quindi di tassazione sulle persone fisiche, con una flat tax al 15% inizialmente fino a 30.000 euro, diventata nell'ultima versione 'dual': al 15% e al 20% senza specifiche sugli scaglioni di reddito, indicati genericamente come 'bassi'. Ogni ritocco sarebbe accompagnato da una revisione di detrazioni e deduzioni, destinate a coprire il costo del nuovo sistema. Non si nomina mai, ma non è mai stata nemmeno esclusa, una cancellazione ad hoc del bonus 80 euro.


 


- PER LE PARTITE IVA FORFAIT AL 15%: La manovra 2019 ha esteso il regime forfettario al 15% a tutte le partite Iva fino a 65 mila euro di reddito, garantendo ai nuovi contribuenti forfettari anche le agevolazioni fiscali previste per i contribuenti minimi, compreso l'esonero dall'obbligo di fatturazione elettronica. Dal 2020, le pmi o i professionisti che nell'anno precedente abbiano conseguito ricavi o compensi fino a 100.000 euro possono applicare al reddito d'impresa o lavoro autonomo eccedente i 65.000 euro l'imposta sostitutiva al 20%. La stessa legge di bilancio ha introdotto una flat tax al 15% anche per gli insegnanti che danno lezioni private.



- IRES, DA MINI A CALO PROGRESSIVO ALIQUOTE: La legge di bilancio ha introdotto la 'mini-Ires', il taglio di 9 punti dell'aliquota (dal 24% al 15%) per le imprese che assumono personale aggiuntivo e reinvestono gli utili in macchinari. Il meccanismo troppo complesso sembra però non aver funzionato, tanto da spingere ad una modifica nel dl crescita: il taglio dell'Ires sarà generalizzato e riguarderà gli utili non distribuiti e reinvestiti. Si passa al 22,5% quest'anno, al 21,5% nel 2020, al 20,5% nel 2021 e al 20% a regime dal 2022.

  Ultimo aggiornamento: 19 Aprile, 16:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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