Fisco, oltre mille miliardi di tasse non riscosse: recuperato solo il 13,3%

Mercoledì 26 Agosto 2020 di Jacopo Orsini
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Fisco, oltre mille miliardi di tasse non riscosse: recuperato solo il 13,3%
Negli ultimi venti anni, dal 2000 al 2019, il fisco ha cercato di recuperare oltre mille miliardi di imposte evase ma nonostante cartelle e solleciti solo il 13,3% di questa montagna di soldi è riuscita ad arrivare nella casse dello Stato. A calcolarlo è la Corte dei conti utilizzando i dati dell'Agenzia delle entrate-Riscossione, l'ex Equitalia. Dall'analisi emerge un tasso di recupero più elevato negli anni passati: si parte infatti dal 28% registrato nel 2000, fino a scendere al 4,97% e all'1,88% del 2018 e del 2019. Percentuali che tuttavia sono influenzate anche dai meccanismi di rateazione introdotti dal governo negli ultimi anni.

Molto bassa la quota incassata dalle cartelle superiori ai 100mila euro: il fisco riesce a recuperare solo il 2,7%. «Si deduce - scrive la Corte dei conti - che nei confronti dei più importanti contribuenti, in quanto intestatari di cartelle di importo elevato, si riscuotono mediamente 2.700 euro per ogni 100mila iscritti a ruolo».

I magistrati contabili registrano comunque un miglioramento tra i quinquenni 2010-14 e 2015-19 con un indice di riscossione generale passato dal 10,8 al 12,5%, con incrementi sia sui ruoli fiscali con l'indice salito dal 7,7 al 9%, sia per l'Inps (dal 21,9 al 25,5%). Ferma al 30,5% invece la quota riscossa per i tributi degli enti non statali come Comuni e Regioni. 

IL MAGAZZINO
La Corte dei Conti ricorda poi che il cosiddetto magazzino di imposte ancora da incassare alla fine del 2019 ammontava alla gigantesca cifra di 954 miliardi. Già lo scorso aprile, in una audizione alla Camera, il direttore dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, aveva ammesso che la maggior parte di questi soldi che i contribuenti devono allo Stato non verrà mai recuperata. L'importo, aveva infatti spiegato Ruffini, per circa il 40% viene giudicato, «difficilmente esigibile». Questo perché 153 miliardi sono dovuti da soggetti falliti, 119 da persone decedute e imprese cessate e 109 da nullatenenti, mentre per altri 69 miliardi l'attività di incasso è sospesa in forza di sentenze dell'autorità giudiziaria.

Ci sono poi 410 miliardi che sono dovuti da contribuenti nei confronti dei quali l'Agente della riscossione ha già svolto azioni esecutive che però «non hanno consentito il recupero integrale del loro debito attuale». Per altri 80 miliardi invece le azioni di recupero «sono inibite o limitate» per le norme a favore dei cittadini. Restano solo una quindicina di miliardi, in corso di rateizzazione, che il fisco, sempre secondo Ruffini, può ragionevolmente sperare di recuperare.

I crediti, che danno una misura del livello di evasione in Italia, riguardano - sempre secondo i dati resi noti da Ruffini in Parlamento - una platea di circa 17,4 milioni di contribuenti. La maggior parte (83,4%) sono delle agenzie fiscali, il 13,1% di Inps e Inail, l'1,9% dei Comuni e il restante 1,6% di altri enti. Guardando alla dimensione dei debiti, il 45,4% dei contribuenti deve meno di 1.000 euro, pari all'1,8% del valore complessivo del magazzino. Solo l'1,3% deve pagare invece somme superiori a 500.000 euro, una categoria che però rappresenta due terzi del totale dei crediti vantati dal fisco.

A scalfire l'enorme mole di imposte evase non sono bastate né le sanatorie degli ultimi anni né i 5,7 milioni di avvisi e gli 1,8 milioni di solleciti spediti ai contribuenti. Alle intimazioni nel 2019 si sono aggiunti anche 429mila pignoramenti e 270mila fermi amministrativi. Le cosiddette ganasce fiscali l'anno scorso sono triplicate rispetto ai 12 mesi precedenti, mentre i pignoramenti sono aumentati di oltre il 40%. Ma nonostante gli sforzi del fisco lo stock di tributi da incassare resta immenso.
  Ultimo aggiornamento: 18:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA