Fisco, rimborsi automatici alle imprese in perdita. Potranno compensare i risultati negativi e ottenere liquidità

Nella delega fiscale il governo si prepara a inserire il meccanismo del “carry back”

Fisco, rimborsi automatici alle imprese in perdita. Potranno compensare i risultati negativi e ottenere liquidità
di Luca Cifoni
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 00:34 - Ultimo aggiornamento: 09:05

Rimborsi di imposta per le imprese in perdita, proprio nel momento in cui sono in difficoltà. Sarà questo l’effetto più immediato di un principio che il governo intende inserire nella normativa fiscale: quello del carry back, ovvero il riporto all’indietro delle perdite di bilancio. La novità fa parte delle linee guida indicate martedì sera nell’audizione parlamentare del ministro dell’Economia Giorgetti e di Maurizio Leo, viceministro dell’Economia con delega alle questioni tributarie.

IL TRATTAMENTO

L’idea di fondo è proprio dare un sostegno alle aziende in un momento in cui la crisi legata al caro-energia si sta facendo sentire, dopo la ripresa seguita alla difficile fase della pandemia. Per capire la portata della novità bisogna partire dall’attuale trattamento che il fisco riserva alle perdite di bilancio. Con riferimento in particolare all’Ires, ovvero l’imposta dovuta dalle società, al momento le perdite possono essere utilizzate per ridurre la tassazione futura, ma con alcune limitazioni. L’articolo 84 del testo unico sulle imposte sul reddito (Tuir) prevede infatti che i risultati negativi possano essere “riportati” ai periodi d’imposta successivi, cioè usati per diminuire il reddito sottoposto a Ires, in misura massima dell’80 per cento per ciascuno di essi. Inoltre è necessario che il contribuente-impresa abbia “capienza”: in altre parole la perdita può essere usata solo finché c’è un’imposta teorica da ridurre.

Con la modifica, che dovrebbe essere inserita nella prossima legge delega di riforma del sistema fiscale, il riporto sarebbe invece all’indietro, quindi ai periodi di imposta precedenti. Di fatto fisco e contribuente rifarebbero i conti, e la perdita andrebbe a diminuire le imposte versate in precedenza. Con la conseguenza che l’impresa otterrebbe il rimborso di quanto è già stato pagato e non è più dovuto.

Questo meccanismo, che certo è più costoso per il bilancio dello Stato, risulta più vantaggioso per le aziende proprio nei momenti di difficoltà: invece di sfruttare la compensazione in un momento successivo (nel quale con il ritorno all’utile la fase critica è verosimilmente passata) si ottiene un vantaggio immediato in termini di liquidità.

Quando si passerà alla fase di messa a punto della norma, saranno naturalmente definite le sue modalità di dettaglio, a partire dal numero di anni per i quali è possibile andare “all’indietro”. Come precisato dal viceministro Leo, la delega fiscale dovrebbe essere portata in Parlamento per la metà di febbraio. L’idea è conservare una parte del lavoro fatto nella precedente legislatura, che aveva portato a un testo approvato dalla Camera ma non dal Senato, proprio a causa delle elezioni anticipate.

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I VINCOLI

L’istituto del carry back è già presente in alcuni Paesi europei, come Francia Germania e Paesi Bassi, con diverse modulazioni e vincoli. Ma altri governi hanno deciso di inserirlo in concomitanza della fase pandemica, proprio con l’obiettivo di dare un sostegno al mondo produttivo. La funzione anti-crisi di una norma di questo tipo è stata sottolineata anche dalla commissione europea, che a metà dello scorso anno aveva raccomandato agli Stati membri di adottarla in relazione alla perdite maturate durante il periodo del Covid. Nel dettaglio, la proposta era riportare al 2019 o anche ai due anni precedenti le perdite maturate negli esercizi 2020 e 2021. Alcuni paesi accolsero il suggerimento.

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