Fisco, giù terza aliquota Irpef e nuove detrazioni: la riforma allo studio

Fisco, giù la terza aliquota Irpef e nuove detrazioni: la riforma allo studio
di Luca Cifoni
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Domenica 7 Giugno 2020, 14:31 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 06:58

ROMA Da una parte l'esigenza di una riforma organica, che metta ordine in un sistema stratificato nel corso degli anni e dunque complicato. Dall'altra quella di far assaggiare ai contribuenti, dopo l'intervento sul cuneo fiscale a beneficio dei lavoratori dipendenti che scatterà da luglio, una ulteriore riduzione del prelievo complessivo. È cambiato quasi tutto dal febbraio scorso, quando il governo, prima che esplodesse l'emergenza sanitaria, lavorava al riassetto del sistema tributario. Ma la necessità di trovare una sintesi tra questi due obiettivi resta anche ora che il dossier è stato ripreso in mano.

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Quasi certamente la tempistica ed anche le procedure cambieranno: se prima si pensava al classico percorso della legge delega, seguita dai vari decreti delegati, ora appare più praticabile la strada degli interventi distribuiti su vari moduli: il primo (che in realtà verrebbe appunto dopo il decreto legge in tema di cuneo fiscale) da attuare con la prossima legge di Bilancio, in modo che sia operativo nel 2021.

IL DIBATTITO
A livello politico il dibattito si concentra soprattutto sull'Irpef, l'imposta sul reddito delle persone fisiche: con i suoi oltre 190 miliardi di gettito nel 2019 vale circa un terzo delle entrate tributarie complessive, ma naturalmente non è l'unica voce su cui una riforma complessiva dovrebbe mettere mano. Intervenire su questa imposta è costoso e le esperienze precedenti dimostrano che senza un'adeguata disponibilità di bilancio gli interventi rischiano comunque di scontentare qualcuno. In questo quadro il governo vorrebbe realizzare un intervento a favore dei redditi medi, andando a ridurre l'attuale terza aliquota, quella del 38 per cento che scatta oltre i 28 mila euro (e fino ai 55 mila) di reddito imponibile annuo.



In quel punto la curva del prelievo si fa molto progressiva e l'idea è allora renderla meno brusca, riducendola di 2-3 punti. Sempre al livello dei 28 mila euro c'è però un altro problema da risolvere: quello dei lavoratori dipendenti (senza la riconferma della nuova detrazione in vigore solo per il secondo semestre di quest'anno) in caso di incremento della retribuzione si ritroverebbero ad avere paradossalmente una contrazione del reddito netto. Ecco quindi che l'eventuale riduzione dell'aliquota del 38 per cento dovrebbe essete accompagnata da un riordino del sistema delle detrazioni, innanzitutto quelle per lavoro e per famiglie.

Con l'occasione il ministero dell'Economia potrebbe riprendere in mano il progetto di revisione e riordino dell'attuale giungla di agevolazioni, che riguardano l'Irpef ma anche altri tributi: idealmente da questa opera di razionalizzazione dovrebbe derivare qualche risparmio per lo Stato da dirottare verso la riduzione del prelievo, ma negli anni scorsi i tentativi in questa direzione si sono rivelati ardui.

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Per quanto riguarda il mondo delle imprese, sperimenterà già nelle prossime settimane un beneficio molto significativo ma temporaneo con la cancellazione del versamento dell'Irap di giugno. Il mondo delle imprese spinge per la cancellazione di questa imposta, che però anche dopo il dimagrimento degli anni passati ha un gettito annuale di oltre 25 miliardi (di cui 15 provenienti dai soggetti privati) e serve ad alimentare il sistema sanitario nazionale.

Se il governo volesse andare in questa direzione, potrebbe prendere in considerazione la trasformazione dell'imposta regionale in una sorta di addizionale dell'Ires pagata dalle società, ma sarebbe comunque un passaggio molto complesso con possibili effetti indesiderati per qualche contribuente. Infine, la completa sterilizzazione delle clausole Iva rende meno pressante un intervento di riordino di questa imposta, che però potrebbe comunque almeno in una certa misura restare di attualità.

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