Fisco, lo Stato deve avere dai cittadini 955 miliardi, ma almeno il 40% non è esigibile

Mercoledì 22 Aprile 2020
Un credito gigantesco che - almeno in parte - lo Stato sa già di non poter riscuotere. Sono i 954,7 miliardi del cosiddetto "magazzino", il totale delle somme affidate dal fisco e da altri enti all'agente della riscossione (oggi Agenzia delle Entrate-Riscossione) dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2019. La maggior parte spetterebbe alle agenzie fiscali o da altri enti pubblici (83,4%), il 13,1% è invece di competenza di Inps o Inail, mentre i Comuni hanno una quota pari a "solo" l'1,6 per cento. La fotografia aggiornata della situazione l'ha fornita il direttore dell'Agenzia delle Entrate (nonché presidente dell'AdE-Riscossione) Ernesto Maria Ruffini in audizione (in videoconferenza) alla Camera.

In un certo senso, sarebbe anche questa una misura dell'evasione fiscale e contributiva. In tutto si tratta di 17,4 milioni di contribuenti: il 45,4% di loro ha debiti inferiori a 1.000 euro che rappresentano circa l'1,8% del valore complessivo, mentre dalla parte opposta c'è l'1,3% dei contribuenti con debiti residui superiori a 500 mila euro, che però valgono il 67,6% del credito totale. Quanti di questi soldi lo Stato potrà concretamente recuperare? Non moltissimi, a giudicare dalle precisazioni fatte dallo stesso Ruffini.

Nel dettaglio, ci sono 153,1 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 118,9 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate, 109,5 miliardi da nullatenenti (in base ai dati presenti nell’Anagrafe tributaria), 68,8 miliardi di euro l’attività di riscossione è sospesa per provvedimenti di provvedimenti di autotutela emessi dagli enti creditori, in forza di sentenze dell’autorità giudiziaria. Queste voci valgono circa il 40% del totale. Vanno poi considerati 14,7 miliardi oggetto di rateizzazioni in corso e 79,6 rispetto ai quali la riscossione può fare poco o nulla per via di specifiche norme a favore dei contribuenti (soglia minima per l’iscrizione ipotecaria, impignorabilità della prima casa, limiti di pignorabilità dei beni strumentali e limitazione alla pignorabilità di stipendi).

Altri 410 miliardi si riferiscono a contribuenti per i quali non c'è stato in questi anni il recupero integrale del crediito nonostante le azioni esecutive o cautelari messe in atto. AdE-Riscossione quindi, come previsto dalla legge, farà ulteriori tentativi. Ruffini ha evidenziato che «le varie rottamazione di questi anni e anche l'annullamento delle posizioni inferiori ai 1.000 euro relative al periodo 2000-2010 non hanno significativamente intaccato il volume complessivo dei crediti residui ancora da riscuotere». © RIPRODUZIONE RISERVATA