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Fatturazione elettronica per i forfettari con partite Iva, frenata in parlamento: «Escludiamo almeno i piccoli»

Obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari con partite Iva, la Lega frena: «escludiamo almeno i piccoli»
di R.Ec.
5 Minuti di Lettura
Lunedì 20 Settembre 2021, 17:04 - Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 11:23

Un'estensione dell'obbligo di fatturazione elettronica alle partite Iva con regime forfettario. Quello del governo Draghi è più che un pensiero o un'ipotesi e potrebbe realizzarsi a breve nel prossimo decreto fiscale che accompagna la classica manovra autunnale o nell'attesissima riforma fiscale. Nelle intenzioni dell'esecutivo la misura funzionerebbe da vero e proprio giro di vite anti-evasione. Dalla maggioranza, però, la Lega frena e chiede di escludere almeno le partite Iva che fatturano di meno, fino a circa 30mila euro l'anno.

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Le commissioni parlamentari Finanze (di Camera e Senato), che in estate hanno lavorato su una prima bozza di delega sul fisco, lo avevano scritto chiaro e tondo, raccomandando la «chiusura del perimetro» dell’obbligo di fatturazione elettronica, estendendolo a tutti i soggetti attualmente esentati. Tuttavia nel documento si parlava di possibili eccezioni all’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri (che sostituisce gli obblighi di registrazione dei corrispettivi). Quante delle milioni di partite Iva che pagano un’aliquota ridotta stanno quindi per essere coinvolte dalla significativa trasformazione?

L’obbligo a fare fatturazione elettronica è partito lo scorso 1° gennaio 2019 (esclusi 2,2 milioni di esentati). La fattura elettronica deve essere emessa entro dieci giorni dalla prestazione professionale, per poi essere registrata entro il 15 del mese successivo. La scelta di introdurre il vincolo è stata dettata dalla necessità di combattere l’evasione fiscale.

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L’Italia è il primo Paese europeo ad avere dato il via all’obbligo, perché è lo Stato Ue con il maggiore "tax gap" Iva (ovvero la differenza tra imposta teoricamente dovuta e quella effettivamente incassata): secondo i dati di settembre 2018 della Commissione europea, ammonta a 35,9 miliardi di euro. La fatturazione elettronica permette controlli in tempo reale sulla congruità tra l’Iva dichiarata e l’Iva versata, dando la possibilità alle autorità di bloccare in tempi celeri le operazioni sospette. L’obbligo di fatturazione elettronica tra privati riguarda molte categorie di contribuenti titolari partita Iva, ma al momento ben il 44% è esentato. Tra questi, in particolare, proprio imprese o lavoratori autonomi che rientrano nel regime forfettario e che, con volumi di affari inferiori a 65 mila euro lordi, versano il 15% di imposte (ridotte al 5% per i primi 5 anni). È a questa vasta platea, in particolare, che si pensa di estendere l’obbligo della fatturazione elettronica. 

Nel documento delle commissioni Bilancio si legge poi che «la digitalizzazione del fisco è stato lo strumento maggiormente efficace nel contrasto all’evasione fiscale, e supporta l’approccio strategico esplicitamente contenuto nel Pnrr che vede nella digitalizzazione l’investimento più potenzialmente redditizio all’interno dell’Amministrazione Finanziaria, assieme a quello volto a dotarla delle competenze tecniche necessarie per metterlo adeguatamente a valore». 

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L'estensione dell'obbligo è vincolata al via libera della Commissione europea. L'esecutivo ha già chiesto a Bruxelles di dare l'ok per obbligare i forfettari fino al 2024, ma anche per allargarne la platea, aumentando i benefici fiscali per diverse partite Iva al momento esenti dal regime agevolato.

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Di questo possibile provvedimento si parla da tempo. Lo scorso anno il governo Conte 2 e la maggioranza giallorossa avevano provato ad approvarlo, ma mancò il via libera della Commissione. Dunque si optò per l'adesione facoltativa incentivata dalla riduzione di un anno dei termini di accertamento. 

Le critiche e la posizione della Lega

Tra professionisti e commercialisti, però, la fatturazione elettronica è tutt'altro che universalmente ben vista. Le critiche più diffuse sono: la difficoltà di intervenire sui dati già emessi, la presenza di un sovraccarico di adempimenti che appesantiscono la burocrazia contabile e gli effetti non eccezionali (nonostante l'innegabile maggior tracciamento) sulla riduzione dell'evasione fiscale. Con loro più volte si sono espressi negativamente i membri di Fratelli d'Italia e vari esponenti della Lega, ora sostenitrice dell'esecutivo Draghi che vuole l'estensione. 

Il deputato Alberto Gusmeroli, vicepresidente della commissione Finanze della Camera, spiega a Il Messaggero che «dal punto di vista della lotta al sommerso avere tutti che fanno la fatturazione elettronica è un vantaggio, però, è anche un appesantimento dell'attuale sistema. La mini-flat tax al 15% è positiva per la semplicità oltre che per la bassa tassazione. Molti sono passati dal sommerso alla partita Iva grazie a questo sistema».

Per questo la Lega proporrà di «mantenere l'esenzione dalla fatturazione elettronica per chi guadagna poco, considerando il numero e l'entità ridotte delle fatture: si potrebbe optare per una soglia intorno ai 30mila euro. Così i giovani che iniziano un'attività possono evitare di avere un costo per l'emissione della fattura». Quanto alla presunta contraddittorietà del partito su questo tema il deputato sostiene che «in sede di commissione c'era la volontà da parte di alcuni di cancellare o ridimensionare la mini flat-tax. Per preservarla e in parte estenderla abbiamo dovuto trovare un'intesa inserendo anche la fatturazione elettronica».

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