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Evasori fiscali, dalle ville ai conti correnti il tesoro nelle banche dati

Controlli incrociati su immobili, redditi, auto, imbarcazioni e rapporti finanziari

Evasori fiscali, dalle ville ai conti correnti il tesoro nelle banche dati
di Michele Di Branco
4 Minuti di Lettura
Sabato 4 Giugno 2022, 06:06

Governo pronto a lanciare un attacco senza precedenti agli evasori fiscali. Ma serve l'ok del Garante della privacy, che sarebbe ormai in dirittura d'arrivo L'Agenzia delle Entrate ha tra le mani, da diversi anni, un'arma potentissima contro i furbetti che nascondono le tasse allo Stato. Vale a dire utilizzare l'enorme mole di informazioni immagazzinate nelle banche dati (immobili compresi quelli di lusso, redditi, automobili, imbarcazioni, rapporti finanziari e molto altro) per individuare e poi colpire i contribuenti che dimostrano un tenore di vita sproporzionato rispetto all'esistenza che conducono e, soprattutto, alla dichiarazione dei redditi che inviano all'amministrazione. In pratica, il fisco punta ad incrociare questi dati in suo possesso per ricostruire la reale consistenza patrimoniale rispetto a quanto dichiarato e vanno per poi far partire i controlli e invitare i contribuenti a mettersi in regola.

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IL PNRR
Nel Pnrr questo schema è tra i punti più importanti della strategia sulla lotta all'evasione ma c'è da tener conto della tutela della privacy. Da diversi mesi, il governo ha ingaggiato una vivace trattativa con l'autority e a Palazzo Chigi si confida in un rapido ok dal Garante per la protezione dei dati personali per poter dare finalmente il via libera finale al decreto attuativo necessario per rispettare gli impegni con Bruxelles. I tempi sono stretti: entro fine mese il governo deve concretizzare la pseudonimizzazione dei dati. Un termine piuttosto curioso per una operazione molto chiara. È necessario che il contribuente sottoposto al controllo incrociato dei dati sulle sue ricchezza non sia direttamente identificabile da parte degli 007 fiscali: solo le posizioni a rischio verrebbero poi riportate fuori dall'anonimato per far partire le verifiche. Si tratta di un passaggio indispensabile affinché il fisco e la Guardia di Finanza possano iniziare a svolgere unanalisi a tappeto delle informazioni contenute nell'Archivio dei rapporti finanziari (saldo dei conti correnti a inizio e fine anno, movimentazioni, giacenza media) e delle altre banche dati su investimenti, proprietà immobiliari e altri beni rispettando al tempo stesso le norme sulla privacy. Sono ben due anni che si aspetta l'ok del Garante ma, appunto, ora bisogna accelerare.

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I PUNTI
Le linee guida del provvedimento sono già state messe a punto. Alla fine del 2021 l'Authority ha dato un parere favorevole alla prima versione del decreto attuativo chiedendo però alcune modifiche. Ad esempio è stato richiesto che i contribuenti finiti sotto la lente d'ingrandimento del fisco vengano avvertiti (una sorta di decreto di inizio indagini) del trattamento dei dati contenuti nell'Archivio dei rapporti finanziari e della possibilità di chiederne conto. Una possibilità che era prevista dal decreto solo per coloro che, risultando ad alto rischio, finiranno nel cosiddetto dataset di controllo e riceveranno quindi dalle Entrate una lettera di conformità in cui si chiede conto delle discrepanze rilevate. Estenderla a tutti secondo il Mef sarebbe stato proibitivo dal punto di vista degli adempimenti burocratici. E indice di un eccesso di formalismo, considerato che le attività di prevenzione e contrasto dell'evasione fiscale sono state inserite nel Codice privacy tra gli obiettivi di interesse pubblico rilevante che giustificano alcune limitazioni al diritto del singolo alla protezione dei dati.

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L'INTESA
Su questo elemento sembra ormai esserci un accordo tra governo e Autority. Il cui via libera, per il premier Mario Draghi è fondamentale in quanto l'utilizzo delle tecniche più sofisticate di analisi dei dati potrebbe segnare, secondo i tecnici fiscali un punto di svolta.
E questo soprattutto in un campo: quello della lotta all'evasione da omessa fatturazione che si concretizza con il consenso tra due operatori economici o tra venditore e acquirente.
IL NODO FATTURE
Si tratta delle cosiddette frodi carosello: casi in cui la fattura non viene emessa, solitamente in cambio di uno sconto corrispondente. Una strategia che costa all'erario miliardi di evasione Iva. È ovvio che in questi casi non c'è fatturazione elettronica che tenga. Ma ricostruendo i flussi di redditi, consumi e risparmi l'amministrazione fiscale e le Fiamme Gialle potranno facilmente individuare chi ha accumulato troppo rispetto al dichiarato e attivare così in breve tempo la macchina degli accertamenti.
 

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