Eurozona, indici PMI segnalano pesante recessione

Martedì 24 Marzo 2020
(Teleborsa) - L'emergenza coronavirus si fa sentire sulle aspettative delle imprese dell'Eurozona a marzo, dopo che l'epidemia ha investito l'Italia e poi progressivamente il resto d'Europa. Lo confermano le letture preliminari degli PMI per ora risentono soprattutto del peggioramento del terziario, mentre tiene meglio la manifattura, in un primo tempo meno interessata dai provvedimenti di lockdown.

Dalla lettura dei dati preliminari ‘flash', l'Indice IHS Markit PMI Composito dell'Eurozona a marzo è scivolato a 31,4 punti dai 51,6 di febbraio e risulta sotto le attese (38,8 punti). Il PMI Manifatturiero è sceso molto poco a 44,8 punti da 49,2, risultando ben oltre le previsioni degli analisti (39 punti). E' importante invece la frenata del PMI dei servizi, il più colpito nella prima fase dell'epidemia, che si porta a 28,4 punti dai 52,6 punti precedenti, molto al di sotto del consensus di 39 punti.

Fra le maggiori economie europee, la Germania mostra un peggioramento del PMI composito a 37,2 punti da 50,7 (consensus 40,6), grazie al calo del PMI manifatturiero a 45,7 da 48 ed ancor più dei servizi a 34,5 da 52,5. In Francia il PMI composito è sceso a 30,2 da 52 (consensus 39,8) con i servizi a 29 punti da 52,5 e la manifattura a 42,9 da 49,8.

Il mese di marzo è stato dunque caratterizzato da un crollo senza precedenti di tutti gli indicatori. Anche le aspettative future hanno indicato un notevole deterioramento, scendendo a minimi mai registrati ed indicando un valore di pessimismo record sulle aspettative economiche per il prossimo anno sia nel manifatturiero che nel terziario. Il crollo senza precedenti della domanda e dell'ottimismo hanno sollecitato il maggiore taglio occupazionale mensile da luglio 2009. Il settore terziario ha indicato il tasso più pesante di tagli di posti di lavoro da maggio 2009, mentre il manifatturiero quello peggiore da luglio 2012.

"Il PMI di marzo è indicativo di un forte crollo del PIL trimestrale di circa il 2%, ed è chiaramente possibile che tale contrazione si intensifichi maggiormente poiché, nei prossimi mesi, potrebbero essere probabilmente implementate misure ancora più drastiche, sottolinea Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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