Esma, schiaffo tedesco all’Italia: Verena Ross nuovo presidente

Esma, schiaffo tedesco all Italia: Verena Ross nuovo presidente
di Gabriele Rosana
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Giovedì 23 Settembre 2021, 01:15

Dopo la forzatura della procedura arriva lo schiaffo all’Italia nelle urne segrete del Consiglio dell’Ue. E la Germania riesce a imporre la sua candidata alla presidenza dell’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, nonostante il nome proposto dal nostro Paese, il commissario della Consob Carmine Di Noia, sia stato per mesi in cima alla lista ristretta stilata a fine 2020 da un panel indipendente per individuare la nuova guida dell’ente europeo che ha sede a Parigi: un piazzamento sulla base di curriculum e competenze che finora si è sempre automaticamente tradotto nella fumata bianca da parte dei rappresentanti dei governi.

Non stavolta, visto che all’inizio dell’anno Berlino ha chiesto e ottenuto un ballottaggio a scrutinio segreto in nome della parità di genere: una modalità di voto inedita per il Coreper, il consesso che riunisce gli ambasciatori dei 27 Stati membri, e che ha ribaltato l’indicazione iniziale a favore di Di Noia. A maggioranza, gli è stata preferita Verena Ross, la tedesca che dell’Esma è stata per 10 anni direttrice generale, ma che nella shortlist si trovava un bel po’ alle spalle dell’italiano. 

ESMA, la tedesca Ross supera il commissario Consob Di Noia per guidare l'Authority

PRECEDENTE ATIPICO

Un nuovo schiaffo per l’Italia, ancora una volta vittima di una modalità di selezione inedita a livello Ue dopo il lancio della monetina con cui, 4 anni fa, la sede dell’Ema, l’Agenzia del farmaco, finì in Olanda. E sempre ad opera, nessuno ha dubbi, della Germania e dei suoi satelliti.

Che lo spareggio tra Di Noia e Ross costituisca «un precedente atipico su cui riflettere» ora lo ammettono anche nelle stanze di Bruxelles. Eppure non erano mancati i segnali lanciati dalla rappresentanza italiana a Bruxelles nei mesi scorsi: «Non si vede come un ballottaggio che mette entrambi i candidati sullo stesso piano possa dar peso alla graduatoria per merito», si era detto. Un ragionamento ribadito anche dal ministro dell’Economia Daniele Franco: «Il board indipendente ha individuato in un italiano la persona più competente aveva detto durante un Ecofin - Credo che questo sia il punto». 

Dopo un lungo stallo nella scelta della nuova guida che ha lasciato l’Esma con un management ad interim per mesi, è poco prima dell’estate che arriva il blitz tedesco a favore della votazione anonima: Berlino gioca di sponda con il Portogallo, giunto allora agli ultimi giorni della presidenza semestrale del Consiglio, che non solleva obiezioni sullo stravolgimento della procedura e calendarizza lo spareggio. «Serve una donna per correggere lo squilibrio di genere nelle istituzioni finanziarie dell’Ue», era la linea tedesca, appoggiata dal Parlamento europeo, sempre molto attivo sul tema, e a cui spetta l’approvazione finale. Peccato, però, che appena poche settimane prima due “quote rosa” - la francese Natasha Cazenave e l’olandese Petra Hielkema - erano state indicate rispettivamente alla direzione generale dell’Esma, proprio al posto di Ross, e alla presidenza dell’Eiopa, l’Autorità Ue delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali. 

 

PARITÀ GARANTITA

La parità, insomma, era già ampiamente garantita, facevano notare da Roma: il monito tedesco sembrava più un pretesto per stoppare il forte nome dell’italiano. Ross, infatti, è bene accreditata a Berlino, tanto che dietro l’operazione per averla alla testa dell’Esma c’è l’identikit di chi, da lunedì, potrebbe diventare il nuovo cancelliere della Germania dopo 16 anni di Merkel: il potente ministro delle Finanze socialdemocratico Olaf Scholz, alla cui corte qualche partner si sarebbe già voluto accreditare con il voto a favore di ieri. 
Non basta. Sullo sfondo della partita Di Noia-Ross si staglia pure l’eterna Brexit e il futuro della regolamentazione delle attività della City londinese.

La candidatura tedesca parla infatti anche inglese. Ross, oltre a quello tedesco, ha il passaporto britannico e una consuetudine radicata al di là della Manica: prima di approdare all’Esma era stata per quattro anni alla Bank of England e poi nei ranghi della Consob di Sua Maestà. A ben vedere, insomma, un profilo di evidente incompatibilità per qualunque ruolo di vertice nell’Ue dopo la Brexit, soprattutto in un momento in cui le relazioni con Londra continuano a essere turbolente. Eppure non è bastato per evitare un’ennesima beffa ai danni dell’Italia.
 

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