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Stop a rigassificatori e eolico, così l’energia made in Italy è bloccata dalla burocrazia

Stop a rigassificatori e eolico, così l energia made in Italy è bloccata dalla burocrazia
di Francesco Bisozzi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Aprile 2022, 07:28 - Ultimo aggiornamento: 13:49

Ci sono quelli che preferisco i ciottoli del paleolitico ai pannelli solari, chi dice no ai rigassificatori per non offendere la memoria di Luigi Pirandello e chi si oppone all’eolico offshore perché in fondo al mare ci sono tesori risalenti all’antica Cartagine. Benvenuti nell’Italia che non fa pace con la transizione energetica e che chiude gli occhi davanti alla minaccia di un blocco delle forniture di gas russo. Partiamo dal rigassificatore di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, fermo dal 2006: i tre rigassificatori in funzione in Italia non bastano a lavorare i nuovi volumi in arrivo grazie al “tour del gas” in Africa del governo. Ecco perché Enel si è detta pronta a riprendere in mano il progetto dell’impianto di gnl in Sicilia, ma Legambiente e cittadini si oppongono. Il sito scelto per realizzare il rigassificatore è troppo vicino alla Valle dei Templi e alla dimora storica di Pirandello. Nel frattempo la licenza per la costruzione dell’impianto è scaduta e dalla Soprintendenza di Agrigento fanno sapere che non risultano avviati procedimenti per il rilascio di nuovi pareri. 


GNL DA USA, EGITTO E QATAR
All’Italia servono anche due rigassificatori galleggianti da circa 5 miliardi di metri cubi ciascuno e il governo conta di piazzare una delle due unità galleggianti in Puglia e più precisamente nei porti di Taranto o Brindisi. Dovrà fare però i conti con i sindaci delle due città, che hanno già detto di essere contrari. Di questo passo, il gnl proveniente dall’Africa rischia di rimanere sulle metaniere una volta giunto nei nostri porti. I rifiuti continueranno a essere trasferiti all’estero, dove al momento già spediamo 581mila tonnellate di scarti l’anno.

E la crescita delle rinnovabili proseguirà con il contagocce: entro il 2030 vanno installati almeno 70 gigawatt di potenza da fonti rinnovabili, ma il tasso annuo di installazione è oscillato negli ultimi sette anni tra 0,8 e 1 gigawatt di potenza media. Colpa della burocrazia, dei movimenti Nimby (non nel mio cortile) e del fenomeno Nimto (non nel mio mandato).
Renexia vuole costruire al largo delle Egadi un parco eolico galleggiante capace di generare energia elettrica sufficiente a coprire il fabbisogno di 3,4 milioni di famiglie: presenterà la richiesta per la valutazione di impatto ambientale prima dell’estate, nonostante l’Assemblea regionale siciliana si sia già espressa a sfavore nelle scorse settimane. Nell’area in cui verrebbe realizzato il parco eolico offshore sono presenti i resti di imbarcazioni affondate e risalenti all’epoca degli scambi con l’antica Cartagine. A Centuripe, in provincia di Enna, per non recare danno a dei ciottoli del paleolitico inferiore, la Soprintendenza ha deciso l’anno scorso di bloccare il progetto di una centrale fotovoltaica da 384,1 megawatt di potenza solare. 


Il premier Draghi nei giorni scorsi ha messo gli italiani davanti a un bivio con quel «preferite la pace o i condizionatori», ma a giudicare dai tanti progetti per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento che risultano fermi al palo verrebbe da chiedersi se gli italiani preferiscono salvare i ciottoli del paleolitico o non rischiare di subire i razionamenti sull’energia. E ancora.

 
Nel porto di Genova, sulla nuova diga foranea, sarebbe dovuto sorgere un parco eolico, ma dal momento che andrebbe a deturpare il paesaggio, il progetto non ha ricevuto il via libera della Soprintendenza speciale per il Pnrr. Peccato, perché le turbine alte 50 metri avrebbero coperto il 6,5% del fabbisogno energetico del porto genovese. In provincia di Biella, nel Comune di Cavaglià, è in fase di valutazione ambientale un progetto per realizzare un termovalorizzatore da 110 megawatt e capace di smaltire 278mila tonnellate di rifiuti l’anno. L’impianto è stato proposto da A2A, ma associazioni e cittadini hanno chiesto una serie di modifiche: se non arriveranno entro settembre il progetto verrà archiviato. Altri investimenti andati in fumo. 
 

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