Eni raddoppia il dividendo, cresce l'utile

Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni
di Jacopo Orsini
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Sabato 31 Luglio 2021, 10:49 - Ultimo aggiornamento: 10:52

L'Eni annuncia risultati migliori delle attese, grazie soprattutto alla ripresa dei prezzi del petrolio, e aumenta la remunerazione per gli azionisti. Nel secondo trimestre del 2021 il colosso dell'energia ha registrato un utile netto di 929 milioni di euro, contro una perdita di 714 milioni nello stesso periodo dell'anno scorso. Gli analisti avevano stimato in media profitti per 570 milioni. Nel semestre l'utile si attesta invece a 1,2 miliardi (da un rosso di 655 milioni) e i ricavi a quota 30,8 miliardi (+40%).

«I risultati finora conseguiti, i progressi nell'implementazione della nostra strategia e le previsioni sulla gestione ci consentono di riportare il dividendo 2021 al livello pre-Covid di 0,86 euro per azione», ha sottolineato l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi, precisando che le stime sono basate su uno scenario di riferimento di prezzo del petrolio di 65 dollari al barile (era sotto i 30 dollari lo scorso anno). Nel 2020 la cedola era stata tagliata a 0,36 euro. Il gruppo del Cane a sei zampe ha annunciato inoltre l'avvio di un programma di riacquisto azioni proprie da 400 milioni per i prossimi sei mesi. «Il valore agli azionisti si dà con il dividendo, che quest'anno è raddoppiato, ma anche con il programma di riacquisto delle azioni. È un segnale per gli investitori», ha osservato il manager. Come già annunciato al mercato il 50% della cedola sarà pagata a settembre.

La mossa dell'Eni di aumentare il ritorno per gli azionisti segue decisioni simili prese recentemente da altri giganti del settore, un segnale di fiducia verso una ripresa duratura dopo lo choc della pandemia. «Nel secondo trimestre del 2021 - ha continuato l'amministratore delegato del gruppo - Eni ha conseguito risultati eccellenti superando il consensus di mercato di tutti i business e confermando il progressivo trend di recupero già in atto da tre trimestri. In un contesto economico più favorevole e uno scenario energetico con fondamentali migliorati». Per il 2021 confermata inoltre la previsione di una produzione di petrolio e gas di circa 1,7 milioni di barili equivalenti (boe) al giorno (in calo del 6% a 1,65 milioni nel primo semestre).

L'azienda continua poi a puntare sull'energia rinnovabile, dove puntualizza di aver «ampiamente superato» l'obiettivo previsto per il 2021 raggiungendo i 2 GigaWatt di potenza installata e in costruzione. E segnala che il settore della chimica ha conseguito «i migliori risultati di sempre», con un risultato operativo di circa 200 milioni, in crescita di 270 milioni.

Confermato infine il progetto per separare dal resto del gruppo Eni gas e luce & Rinnovabili, la società interameente controllata che gestisce le attività di vendita dell'energia a famiglie e imprese. Nel semestre il risultato operativo è stato di 71 milioni, in crescita di 48 milioni rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, grazie all'espansione della base clienti (250 mila in più a 9,95 milioni) e ai nuovi servizi a valore aggiunto. Lo spin off è previsto all'inizio del 2022 con modalità però ancora da definire. Possibile una offerta pubblica e la quotazione in Borsa di una quota di minoranza, la scelta di un partner o anche una fusione. «Tutte e tre le opzioni sono sul piatto», precisa Descalzi, aggiungendo che staccandola dal resto del gruppo la società «potrà indebitarsi e crescere senza pesare sull'Eni».

In Borsa i risultati dei primi sei mesi dell'anno sono stati accolti senza scosse: il titolo ha chiuso sostanzialmente invariato a 10,02 euro (+0,1%).

 

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