Draghi: "Senza la moneta unica i Paesi europei perderebbero la sovranità"

Martedì 15 Gennaio 2019
(Teleborsa) - "In alcuni Paesi non tutti i benefici dell'euro sono stati compresi in pieno". A sostenerlo è il presidente della BCE Mario Draghi, nel suo discorso davanti all'Europarlamento a Strasburgo, riunito in seduta plenaria, in occasione dei vent'anni della moneta unica. Per Draghi, alla base di tale scetticismo vi è, da una parte, il fatto che "riforme a livello nazionale sono necessarie, e lo sarebbero in qualsiasi sistema monetario, per produrre una crescita sostenibile", dall'altra, la constatazione che "l'unione economica e monetaria resta incompleta".

Il presidente della Bce si è, poi, soffermato sul tema della sovranità nazionale degli Stati sottolineando come l'Euro consenta, ai Paesi che ne fanno parte, di mantenere la sovranità nazionale su materie molto "rilevanti". Senza la moneta unica, ha spiegato Draghi, i Paesi Ue la perderebbero, perché sarebbero molto più deboli di fronte ai mercati finanziari internazionali. In un contesto in cui "oggi la maggior parte delle sfide sono globali e possono essere affrontate solo insieme – ha affermato Draghi – è questo stare insieme che amplifica la capacità dei singoli Paesi di mantenere la propria sovranità su questioni rilevanti, sovranità che altrimenti andrebbe perduta, in questo mondo globalizzato". È in questo senso, per Draghi, che "la moneta unica ha dato a tutti i Paesi membri dell'area euro la loro sovranità sulla politica monetaria, in confronto con gli accordi monetari preesistenti".

Parlando della costruzione dell'Unione economica e monetaria, il presidente della Bce ha aggiunto che "sono stati fatti grandi progressi da quando la crisi ha colpito, ma resta ancora lavoro da fare" affermando che "non c'è alternativa ad un futuro in cui noi continueremo a lavorare insieme per fare della nostra Unione economica e monetaria un motore ancora più forte per la prosperità degli Stati membri".

Per celebrare il compleanno dell'Euro sono intervenuti, inoltre, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno, l'ex presidente della BCE Jean-Claude Trichet e il presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al Parlamento Ue Roberto Gualtieri.

Nel suo discorso Juncker ha affermato che durante la crisi del debito "c'è stata dell'austerità avventata" ma non a causa della volontà di "sanzionare chi lavora e chi è disoccupato". "Le riforme strutturali restano essenziali" ha aggiunto il presidente della Commissione Ue.


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