Draghi, l’addio dopo otto anni: «Nessun rimpianto ma sulla crescita ora tocca ai governi»

Venerdì 25 Ottobre 2019 di Antonio Pollio Salimbeni
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Draghi, l’addio dopo otto anni: «Nessun rimpianto ma sulla crescita ora tocca ai governi»

Durerà ancora molto a lungo la politica monetaria ultra accomodante nella zona euro: ecco il messaggio della Bce lanciato ieri da Francoforte dove si è riunito il consiglio direttivo. Nessuna traccia dei dissensi di quaranta giorni fa. Questa volta il vertice della banca centrale ha voluto mostrarsi compatto confermando all’unanimità il pacchetto delle misure con le quali è stato rilanciato il quantitative easing. A settembre c’era stata la levata di scudi di quasi un terzo dei governatori, in testa i banchieri centrali tedeschi e francesi. Ora l’aria appare cambiata e Mario Draghi tiene a farlo sapere. Per lui è l’ultimo appuntamento, l’ultimo incontro con la stampa, l’ultima riunione alla guida della banca centrale. Dal primo novembre il testimone passa a Christine Lagarde. Alla quale Draghi non dà suggerimenti: «Non ho consigli, sa benissimo che cosa fare e avrà molto tempo davanti a sé per decidere insieme al consiglio direttivo la strada da seguire». 

Il terreno per Lagarde sarà difficile dato che l’opposizione (di minoranza) alla linea Draghi ultimamente si è rafforzata. Il probabile arrivo ai vertici Bce dell’economista tedesca Isabel Schnabel al posto di Sabine Lautenschläger, è però un segnale che appare distensivo. Per Draghi è una notizia «da salutare davvero calorosamente». La cosa certa è che gli ultimi sviluppi economici hanno dato ragione al presidente uscente e fatto fare una figuraccia a chi lo ha contestato: «Sfortunatamente ciò che è successo dalla nostra riunione di settembre ha dimostrato abbondantemente che la determinazione del consiglio direttivo ad agire in maniera sostanziale era pienamente valida, i dati confermano una debolezza delle dinamiche di crescita che si protrae, la prevalenza dei rischi di peggioramento e di pressioni inflazionistiche statiche». Si aggiunga che «a parte il rallentamento della Germania, fino a settembre il settore servizi mostrava la propria resilienza a fronte dell’indebolimento del settore manifatturiero, ma a settembre anche i servizi hanno mostrato un netto indebolimento». Ciò significa che Draghi ha confezionato la medicina al momento giusto, la »svolta» di settembre era del tutto appropriata. Di conseguenza, ieri il consiglio direttivo Bce ha confermato la ripresa degli acquisti netti di asset a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro a partire dal primo novembre: «Ci aspettiamo che durino il tempo necessario per rafforzare l’impatto accomodante dei tassi ufficiali, per terminare poco prima di iniziare ad aumentare i tassi di interesse chiave della Bce». I tassi resteranno «ai livelli attuali o più bassi fino a quando non avremo visto che le prospettive di inflazione convergeranno in maniera robusta a livelli sufficientemente vicini ma sotto il 2%». Ad agosto l’inflazione annuale era all’1%, a settembre a 0,8%.

Draghi ha spiegato che «nel 2017 ci preparavamo a uscire dalla fase di politica monetaria ultra accomodante, poi è tutto cambiato: fino a qualche tempo fa si sarebbe detto che i tassi sono bassi e magari lo resteranno a lungo, ma poi saliranno. Ora invece si dice che rimarranno bassi a lungo perché i tassi reali di interesse sono essi stessi bassi. Abbiamo sempre perseguito il nostro mandato e collettivamente dovremmo esserne molto orgogliosi. Ecco la nostra eredità: non mollare mai», ha risposto Draghi a chi gli ha chiesto di che cosa fosse orgoglioso degli 8 anni a Francoforte. Poi la risposta a un giornalista che gli ha chiesto se gli mancheranno le critiche che in Germania non gli sono mai state risparmiate (ma non dalla cancelliera Merkel): «Spesso le critiche sono centrate su aspetti non pertinenti al nostro mandato, noi restiamo concentrati sul mandato». Invece Draghi ha parlato nuovamente del “pilastro” mancante della politica europea: l’azione di politica economica e di bilancio dei governi Eurozona adeguata alla fase ciclica e all’andamento dell’inflazione. «L’orientamento della politica di bilancio dell’area euro è leggermente espansiva, ma in vista dell’indebolimento della crescita e dei rischi al ribasso i governi che hanno lo spazio fiscale devono agire in modo efficace e tempestivo». Questo vale per Germania e Olanda. Invece i Paesi ad alto debito «devono perseguire politiche prudenti e rispettare gli obiettivi di bilancio in termini strutturali». E questo vale per l’Italia. Il modello è il seguente: la politica monetaria avrà successo, dice Draghi, «raggiungerà gli obiettivi prima e con minori effetti collaterali se anche la politica fiscale farà la sua parte. Se si vogliono tassi di interesse più alti occorre una politica fiscale attiva».
Infine qualche battuta personale con i giornalisti. Rimpianti? «Nessuno». E l’Italia? «Tutti sanno e dicono che l’euro è irreversibile, quelli che potevano essere i dubbi di una parte del governo italiano non ci sono più».
 

Ultimo aggiornamento: 14:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA