Decreto rilncio, I cantieri restano al palo rinviate le semplificazioni

Venerdì 15 Maggio 2020 di Roberta Amoruso

Ennesimo slittamento per le norme sui cantieri veloci. A quanto pare l'ultima bozza di Decreto Rilancio arrivata in Consiglio dei Ministri ha visto svanire come per incanto le norme sui pagamenti immediati e le semplificazioni per i cantieri pubblici sospesi e finiti in crisi a causa del Coronavirus.
Un «inspiegabile dietrofront del governo» per l'Associazione dei costruttori, con la cancellazione delle «annunciate misure urgenti sull'accelerazione degli investimenti per far partire le opere pubbliche eliminate nell'ultimo testo del decreto», spiega il presidente dell'Ance, Gabriele Buia: «Non si può parlare di vero rilancio dell'economia senza misure concrete per sostenere gli investimenti pubblici e per sostenere le imprese che devono realizzarli». Impossibile farlo, aggiunge, «senza aggredire l'inerzia burocratica e consentire alle amministrazioni di spendere i soldi disponibili».

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Eppure «sono settimane che il governo ripete all'unanimità che per far crescere l'economia occorre pensare a un grande piano di sviluppo e di manutenzione infrastrutturale, accelerando procedure e sbloccando risorse incagliate da anni e poi che fa cancella tutto?», lamenta ancora il presidente. Tra le norme evaporate c'è lo sblocco del contratto di programma di Anas e Rfi incagliato da due anni e mezzo con cospicue risorse per la manutenzione stradale e ferroviaria. Così come è saltata una norma che consentirebbe alle stazioni appaltanti di pagare subito alle imprese i lavori svolti finora per evitare che vadano a corto di liquidità, come peraltro suggerito anche dall'Anac visto il rischio per migliaia di imprese di fallire e diventare facili prede del malaffare. Puntelli che arriveranno tra un mese in sede di conversione del decreto? Troppo tardi. Altro tempo vitale perso per cantieri che rimarranno ancora al palo. «Sono passati due mesi dall'inizio della crisi e ancora non c'è traccia di veri snellimenti e di interventi decisivi per alleggerire la zavorra burocratica, cosa aspettiamo che le imprese siano tutte morte?» è la riflessione amara dello stesso Buia.
Secondo l'ultimo monitoraggio fatto dall'Ance subito prima dell'emergenza sanitaria, la mappa delle bloccate, grandi e piccole, in Italia conta 749 opere (il 63% al Nord, il 15% al Centro e il 22% al Sud) per un valore di circa 62 miliardi. Senza nemmeno contare quelle cantierabili, cioé le opere pronte a partire. I posti di lavoro persi si aggirano sulle 962 mila unità. Tutto per 217 miliardi di euro di mancate ricadute sul Pil. Sono invece 6 i miliardi di crediti che vantano le stesse imprese dell'edilizia nei confronti della pubblica amministrazione, la metà del totale in Italia.

IN SALITA
Per il resto, almeno in parte il grido d'allarme delle imprese è stato ascoltato. Le risorse a fondo perduto potevano essere più sostanziose: per la Cgia gli effetti modesti variano dai 3 ai 10mila euro. L'accelerazione della cig, se sarà effettiva, potrà fare la differenza per il lavoratori. E l'ecobunus e il sisma-bonus sull'edilizia avranno il loro effetto positivo. Ma non può bastare. E ancora di più oggi, davanti a un decreto con 256 articoli il tempo fa la differenza sull'efficacia delle misure.
Rimangono però almeno altre tre criticità cruciali lasciate aperte, insieme al nodo cantieri. La prima è l'assenza dello scudo penale per tutte le imprese. Aziende, anche piccole, che anche dopo sforzi enormi per riaprire in sicurezza rischiano effetti penali per eventuali contagi tra i dipendenti, visto che sono riconducibili agli infortuni sul lavoro secondo l'ultima circolare Inail. Basterebbe un meccanismo che salvi l'imprenditore virtuoso che abbia scrupolosamente attuato tutte le prescrizioni, spiega la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro. Un meccanismo che gli assicuri, nell'ipotesi di adozione di provvedimenti di sequestro, «il minimo nocumento possibile dall'adozione del sequestro» (accertamenti entro novantasei ore dal sequestro ed eventuale archiviazione del Pm entro 48 ore). Ma che, più in generale, assicuri l'immunità dalla responsabilità penale, nel caso in cui lo stesso imprenditore abbia adottato tutte le misure previste dai Protocolli condivisi, come del resto già condiviso unanimemente dalla Cassazione.
La seconda criticità riguarda l'estensione della cancellazione del versamento Irap di giugno (sia saldo 2019 che acconto 2020) solo per le imprese fino a 250 milioni di fatturato. Il mondo delle imprese si aspettava un intervento per tutte. Il terzo nodo riguarda i prestiti garantiti. Si spera che la liquidità arrivi molto più in fretta. Ma rimane comunque il paletto dei 6 anni per il rimborso. Un tetto europeo, certo, ma sempre inaccettabile per le imprese.

Ultimo aggiornamento: 07:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA