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Decreto rilancio in ritardo, nuove verifiche sui fondi e modifiche all'ecobonus

Lunedì 18 Maggio 2020 di Andrea Bassi

Approvato ufficialmente dal consiglio dei ministri di mercoledì scorso, il decreto da 55 miliardi di euro per il rilancio economico non è ancora andato alla firma del Capo dello Stato per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. A mancare ancora è un passaggio fondamentale: la bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato. I tecnici del Tesoro sono giorni che sono al lavoro per verificare, norma per norma (e gli articolo che compongono il testo sono ben 250), se le quantificazioni dei fondi indicate dai vari ministeri sono corrette. Un lavoro enorme che, se non ci saranno intoppi, dovrebbe concludersi nella giornata di oggi. Il governo del resto preme per pubblicare il provvedimento.

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva assicurato che il testo sarebbe andato in Gazzetta Ufficiale già nella giornata di ieri. Il tentativo in corso è quello di riuscire a pubblicare oggi il testo, ma non è ancora detto che ci si riesca. Il ritardo potrebbe creare qualche grattacapo per l'incrocio di norme che il decreto rilancio ha con il Cura-Italia. Come nel caso del blocco dei licenziamenti. Il primo decreto, quello di marzo, li sospendeva per 60 giorni. Il decreto rilancio, estende la sospensione per altri tre mesi. Solo che i primi 60 giorni di blocco dei licenziamenti sono scaduti venerdì scorso. Insomma, da oggi fino a quando il nuovo decreto non sarà entrato in vigore, sarà possibile lasciare a casa i lavoratori. Anche alcune sospensioni, come il versamento delle accise sull'energia elettrica, saranno spostate dopo la scadenza del versamento (il termine è oggi). Anche se in questo caso il ministero dell'Economia ha comunicato ufficialmente che la scadenza sarebbe slittata.
LE CORREZIONI
Il lavoro tecnico non si sta tuttavia limitando alla verifica precisa delle coperture del provvedimento. Ci sono anche delle correzioni al testo fatte in corsa. Come nel caso di una delle norme più attese del provvedimento: l'ecobonus al 110 per cento per l'efficientamento energetico degli edifici e per l'adeguamento sismico. Nelle prime versioni, per come era scritta la norma, l'incentivo fiscale sarebbe stato limitato soltanto alle abitazioni principali. Le seconde case, insomma, sarebbero state escluse dal rimborso del 110 per cento del costo dei lavori. Non solo questa esclusione sarebbe stata una prima assoluta per gli incentivi alle ristrutturazioni, ma avrebbe condizionato fortemente i lavori nei condomini, dove non di rado convivono proprietari di prima casa con seconde abitazioni magari date in affitto. Così nella formulazione finale del testo, è stato precisato che se le seconde case sono in condominio, avranno diritto all'agevolazione. Saranno invece escluse le seconde abitazioni se sono ville unifamiliari.
Il decreto prevede anche la cedibilità alle banche delle detrazioni di imposta per i lavori di ristrutturazione effettuati nel 2020 e nel 2021. Tra le modifiche dell'ultima ora, c'è anche la previsione di una pena di sei anni di carcere per chi mente nel compilare la certificazione antimafia per accedere ai contributi a fondo perduto previsti per le imprese con fatturati tra zero e cinque milioni di euro. Intanto ieri i sindacati hanno aperto al prestito da 6,3 miliardi di euro che Fca sta trattando con Intesa Sanpaolo, attraverso una garanzia di Sace secondo quanto previsto dal Decreto Liquidità, per sostenere l'automotive italiano, che da solo vale il 6,2% del Pil italiano e dà occupazione a circa il 7% di tutta la manifattura. «Sarebbe illogico non dare il via libera in un Paese che spende 3 miliardi per il carrozzone Alitalia e che ha elargito fondi, con risultati a dir poco deludenti, alla franco-indiana ArcelorMittal», sostiene il segretario generale Fismic Confsal Roberto Di Maulo.
Andrea Bassi
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Ultimo aggiornamento: 19 Maggio, 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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