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Decreto imprese: copertura piena solo fino a 25 mila euro, per gli altri finanziamenti soglia al 90%

Martedì 7 Aprile 2020 di Andrea Bassi
Copertura piena solo fino a 25 mila euro, per gli altri finanziamenti soglia al 90%

Fino all'ultimo il ministero dell'Economia e quello dello Sviluppo economico hanno duellato sull'entità delle garanzie pubbliche da concedere sui prestiti bancari delle imprese. Il dicastero guidato dal grillino Stefano Patuanelli spingeva per una copertura pubblica al 100% per tutti. Il ministero guidato da Roberto Gualtieri ha provato fino all'ultimo a frenare questa tentazione ritenendo che potesse comportare degli azzardi morali. Prendi i soldi, garantiti dallo Stato, e scappa. Alla fine ne è scaturito un compromesso che ha creato una sorta di spartiacque tra piccole, medie e grandi aziende. Per le prime ha vinto la linea Patuanelli: fino a 25 mila euro di prestito la garanzia sarà totale da parte dello Stato. Dunque le banche potranno erogare i prestiti senza nessuna istruttoria. A pioggia.

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Per le imprese medie, quelle fino a 500 dipendenti, è stata decisa una sorta di via di mezzo. I prestiti saranno garantiti dallo Stato al 90%, ma solo dopo che la Commissione europea avrà dato il suo via libera (nel frattempo la copertura sarà dell'80%). Resta, seppure semplificata, la valutazione da parte delle banche. La copertura potrà arrivare al 100% tramite l'intervento dei Confidi, che potranno coprire il 10% restante. Questo meccanismo dovrebbe rimanere valido anche per i prestiti fino a 800 mila euro, per i quali Patuanelli aveva provato a chiedere una garanzia totale dello Stato da addolcire tramite un obbligo da parte dei destinatari di destinare almeno la metà delle somme al pagamento degli stipendi dei lavoratori e alle fatture dei fornitori. Un meccanismo per fare in modo che la liquidità non si fermasse nelle casse delle imprese beneficiarie della garanzia, ma circolasse.

Nelle bozze circolate ieri, ma che erano ancora in corso di revisione a consiglio dei ministri finito, nel capitolo scritto dal ministero dello Sviluppo, era evidente il tentativo di eliminare qualsiasi ostacolo all'erogazione dei prestiti. Pur di effettuare prestiti senza garanzie per 800 mila euro, il provvedimento limitava al 15% del fatturato l'ammontare erogabile dalla banca, contro il 25% previsto dalle altre forme. Inoltre avrebbero diritto all'aiuto pubblico anche le imprese in concordato o quelle con piani di ristrutturazione del debito in corso. Per accedere al prestito non sarà nemmeno necessario fornire il certificato antimafia.

LA LINEA
Diverso il discorso per le grandi imprese. La linea di condotta del ministero dell'Economia, che ha invece scritto completamente questa parte del provvedimento, è diametralmente opposta. Innanzitutto le garanzie saranno prestate attraverso la Sace, la società pubblica controllata dalla Cassa depositi e prestiti sul cui ruolo si è consumato un durissimo braccio di ferro tra i due ministeri. Il decreto prevede diversi scaglioni, con diverse coperture della garanzia pubblica, basate sul fatturato.

Per le imprese fino a 1,5 miliardi di fatturato e meno di 5 mila dipendenti, lo Stato assicurerà il credito al 90%; per le imprese che fatturano tra 1,5 e 5 miliardi di euro e hanno più di 5 mila dipendenti la garanzia coprirà l'80% del prestito; per le aziende che fatturano più di 5 miliardi di euro la garanzia sarà del 70%. Per le grandi imprese viene esplicitamente esclusa la possibilità di concedere prestiti a chi si trova in difficoltà secondo la definizione europea. La garanzia prestata da Sace non sarà gratuita, ma dovrà essere pagata dall'impresa stessa con degli spread in base al fatturato. Sono previste poi delle condizionalità. Queste, va detto, valgono sia per le piccole che per le grandi imprese. Chi accede alle copertura pubblica del prestito, non potrà distribuire dividendi ai propri soci per un anno.

Tutti i prestiti dovranno essere rimborsati in un tempo di sei anni con un preammortamento di 24 mesi (la prima rata dunque si pagherà ad aprile del 2022).

Nel decreto ci sono anche una serie di misure di crisi per evitare il fallimento delle imprese. Come per esempio la sospensione dell'obbligo di deliberare una ricapitalizzazione in caso di perdite superiori a un terzo del capitale. Situazione in cui potrebbero trovarsi molte imprese con il blocco delle attività dovuto all'emergenza del coronavirus.
 

Ultimo aggiornamento: 07:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA