Decreto Famiglia, lite Tria-M5S «Il dl è senza coperture», nel mirino gli 80 euro

Mercoledì 22 Maggio 2019 di Giusy Franzese
Famiglia, lite Tria-M5S «Il dl è senza coperture», nel mirino gli 80 euro
Potrebbe sembrare uno scioglilingua, ma non lo è: Tria contro tutti, tutti contro Tria. Con la sua intervista ad Agorà è riuscito a scatenare un putiferio, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria. Sottolineando che in questo momento le coperture per nuovi aiuti alle famiglie mancano, ha fatto infuriare Di Maio e l'intera squadra pentastellata. «É una decisione politica, non tecnica» ha avvertito il vicepremier Cinquestelle.
Annunciando l'eliminazione dei famosi 80 euro ha risuscitato i renziani. E la sua apertura alla flat tax («si può fare, gradualmente, e contenendo le spese») è stata così piena di paletti e cautele che i salviniani nemmeno hanno commentato.

Eppure era partito abbastanza bene: «Il problema non è il 3%, il problema è di essere nella condizione di ricreare un clima di fiducia intorno ai programmi economici dell'Italia e convincere coloro che prestano denaro all'Italia, per finanziare il nostro deficit, a farlo a un tasso di interesse non troppo alto» aveva esordito Tria nell'intervista su Raitre, prevedendo anche una crescita più sostenuta nella seconda parte dell'anno e poi nel 2020. E anche sui dissensi all'interno del governo aveva tentato di ridimensionare, derubricando il tutto a semplici «battibecchi da campagna elettorale». Ma è durato poco: è bastato entrare nei dettagli dei vari desiderata per scatenare il putiferio di reazioni.

LO SCAMBIO
L'annuncio che più ha dato fiato alle trombe è quello riguardante gli 80 euro decisi dal governo Renzi: saranno «riassorbiti nell'ambito della riforma fiscale anche perché tecnicamente è stata una decisione sbagliata, fatta male» ha detto il ministro dell'Economia. La misura costa 10 miliardi: inutile dire che sarebbero graditi come il pane a un governo alla ricerca di soldi per attuare le sue costose promesse, ma anche per evitare gli aumenti Iva altrimenti pronti a scattare dal prossimo anno.

Tra l'altro a questo proposito il ministro dell'Economia ricorda la sua posizione scientifica: «Meglio aumentare l'Iva che l'Irpef». Certo gli attuali beneficiari degli 80 euro si presume non saranno molto contenti. L'annuncio del taglio a pochi giorni dal voto europeo, quindi, non brilla per opportunità. Qualcuno nel governo deve averglielo fatto notare al ministro dell'Economia. Tant'è che dal Mef, qualche ora dopo, viene diramata una nota che si premura di sottolineare: «Mai parlato di taglio degli 80 euro, ma piuttosto di un possibile loro riassorbimento nellambito di una futura revisione del prelievo fiscale. In ogni caso è chiaro che dalla revisione del prelievo fiscale nessuno uscirà penalizzato». Come dire: non daremo da una parte e toglieremo dall'altra. Ma fin quando il progetto non sarà ben delineato, i dubbi restano. Un boccone troppo ghiotto per il Pd e il vecchio cerchio magico. «Tolgono soldi a 10 milioni di italiani che da 5 anni sono stati aiutati dal governo Renzi» si indigna Maria Elena Boschi. Tommaso Nannicini, consulente economico di Renzi a Palazzo Chigi, parla di «governo Robin Hood alla rovescia». E così Dario Nardella, Maurizio Martina Ettore Rosato, solo per citarne alcuni.
Se sugli 80 euro riassorbiti o tagliati che siano, poi si vedrà e si faranno i conti, su un altro capitolo il ministro dell'Economia i calcoli li ha già fatti e non tornano.

I CALCOLI
Riguardano i presunti risparmi del Reddito di cittadinanza che il vicepremier Di Maio vorrebbe subito utilizzare per aiutare le famiglie in difficoltà con figli piccoli, varando il cosiddetto decreto famiglia. «Le coperture per ora non sono state individuate. Non sappiamo cosa sia questo miliardo. Se si spenderà meno di quanto preventivato (per il reddito di cittadinanza, ndr) si saprà a fine anno e non adesso. È inoltre chiaro che queste spese non possono essere portate allanno successivo» fa sapere Tria, gelando così le aspettative del leader pentastellato.
Immediata la reazione: «Il decreto famiglia è una priorità politica, i soldi ci sono, l'Inps ci dice che un miliardo questanno lo riusciamo a recuperare. Per me quando si decide dove destinare i soldi è la politica che lo decide non i tecnici, fermo restando che ho sempre apprezzato il ruolo da cane da guardia dei conti» dice Di Maio. Che poi però apre al rinvio del testo: «Il decreto famiglia per me è un'emergenza ma non è da approvare prima del voto alle Europee. Le famiglie non sono un argomento elettorale».
Ma nel Movimento lo stop di Tria brucia e ripartono le frecciate: «Dal ministro Tria ci aspettiamo soluzioni, non ostacoli. È curioso - fanno sapere fonti interne - che parli di assenza di coperture per il decreto Famiglia, quando il miliardo è stato certificato anche dal presidente Inps, e ammetta poi candidamente che la Flat tax così come proposta si potrebbe invece fare, quando le coperture secondo i tecnici superano i 30 miliardi».
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