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Lavoro, taglio dei contributi al Sud: sì di Bruxelles alla proroga di sei mesi

Lo sconto del 30% sul costo del lavoro per le aziende del Mezzogiorno resterà in vigore per altri sei mesi. Adesso il governo punta a rendere permanente l’aiuto che riguarda circa sei milioni di occupati

Taglio dei contributi al Sud: ok di Bruxelles alla proroga. Sconto del 30% sul costo del lavoro in vigore per altri sei mesi
di Francesco Bisozzi
4 Minuti di Lettura
Sabato 25 Giugno 2022, 00:34 - Ultimo aggiornamento: 08:04

È arrivato l’ok alla proroga della Decontribuzione Sud per le assunzioni nelle regioni del Mezzogiorno. Evitata così una stangata da 1,2 miliardi di euro al mese per 1,5 milioni di aziende del Sud, che in caso di mancata proroga avrebbero perso a luglio il diritto allo sconto sul lavoro del 30%. La misura, legata al Temporary framework, l’ombrello europeo che permette ai governi dell’Ue di adottare interventi per supportare il tessuto economico in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato, era in scadenza a fine giugno. A fronte delle ripercussioni economiche del conflitto in Ucraina, Bruxelles ha deciso che la Decontribuzione Sud potrà resterà in vigore per tutto il 2022. Adesso la sfida è riuscire a renderla permanente. Così la ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna: «La decisione dell’Ue premia gli sforzi del nostro governo per migliorare le condizioni economiche del Sud Italia, ridurre i divari tra le varie aree del Paese e promuovere investimenti e occupazione nelle regioni meridionali. Ringrazio il sottosegretario Vincenzo Amendola, che ha portato a termine con abilità e determinazione il negoziato, e la rappresentanza italiana a Bruxelles: la “squadra Italia” ha conseguito un risultato fondamentale per sostenere le imprese e lo sviluppo del Sud in questo momento complicato». 

Le aree interessate

Oggi hanno diritto alla fiscalità di vantaggio i datori di lavoro privati, anche non imprenditori. L’agevolazione consente un risparmio medio di 150 euro a dipendente al mese e secondo i calcoli di Unimpresa fa presa attualmente su 6 milioni di occupati, sparsi tra Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Le aree in cui è valido l’esonero contributivo avevano nel 2018 un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale. Attivata nel 2020, quindi in piena pandemia, per aiutare l’occupazione nelle regioni del Mezzogiorno ad alzare la testa, in futuro la decontribuzione potrebbe però cambiare volto per diventare strutturale. I tecnici del ministero per il Sud e la Coesione territoriale da tempo starebbero lavorando a delle modifiche per rendere l’agevolazione compatibile con le regole europee sugli aiuti di Stato. 

«Sono certa che il sistema produttivo saprà cogliere questa occasione e voglio dare atto alla Commissione di avere saputo utilizzare in modo intelligente i margini di flessibilità previsti dalle regole europee. Resta la nostra intenzione di esplorare ogni strada per rendere la decontribuzione una misura strutturale, che sostenga lo sviluppo del Sud in un arco pluriennale», ha sottolineato la ministra Carfagna. Più nel dettaglio, l’idea del ministero per il Sud e la Coesione territoriale sarebbe di legare la decontribuzione agli investimenti dei datori di lavoro nel digitale e nella transizione verde, temi al centro del Pnrr. Insomma, in futuro potrebbero continuare a beneficiare dell’agevolazione le imprese che puntano su rinnovabili e nuove tecnologie. 
Decontribuzione Sud, apprendistato, incentivo donne, esonero giovani: sono solo alcuni degli incentivi messi in campo dallo Stato a favore delle imprese e che nel 2021 hanno generato il 24% delle nuove attivazioni contrattuali, pari a 1,7 milioni su 7 milioni di nuovi contratti. È quanto emerge dal policy brief che l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche ha dedicato al ruolo degli incentivi all’occupazione nel 2021. Il contributo maggiore fornito alla nuova occupazione è arrivato con l’incentivo Decontribuzione Sud che ha determinato il 65,6% dei nuovi contratti agevolati (il 71% di quelli maschili e il 57% di quelli femminili). Il 55% dell’occupazione creata da Decontribuzione Sud è a tempo determinato contro il 16% di quella a tempo indeterminato. 

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