Dazi, Cina vuole altri colloqui prima di firmare "fase 1" accordo

Lunedì 14 Ottobre 2019
(Teleborsa) - Nonostante i passi avanti fatti, si fa desiderare la firma della cosiddetta "fase uno" dell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina. L'intesa, annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sembra infatti dover passare attraverso ulteriori colloqui richiesti da Pechino. A rendere nota l'indiscrezione è Bloomberg che cita fonti a conoscenza della questione.

Stando a quanto riporta l'agenzia americana, il vicepremier Liu He dovrebbe guidare una delegazione cinese negli Stati Uniti entro la fine del mese proprio per discutere dei dettagli della "fase uno".

La missione punterebbe ad ottenere da Trump l'eliminazione dell'aumento dei dazi previsto per dicembre, dopo aver "conquistato" già la rimozione delle aliquote fissate per ottobre. Al momento l'accordo parziale tra i due Paesi copre agricoltura, valuta e alcuni aspetti della proprietà intellettuale ma è ancora lontano dal poter annunciare la fine della guerra commerciale iniziata 15 mesi fa.

Stando a quanto ipotizzano gli esperti infatti, in questa fase, sarebbe più corretto parlare di una tregua temporanea piuttosto che di una vera e propria conciliazione tra le parti. E questo non rassicura i mercati che, nell'incertezza, virano in negativo.

Nel frattempo a toccare l'argomento è il segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, il quale ha annunciato ufficialmente che la prossima settimana, insieme al rappresentante per il Commercio, Robert Lighthizer, parlerà con il vicepremier cinese, Liu He, in vista di un accordo commerciale tra i due Paesi.

Ai microfoni della Cnbc, Mnuchin ha ricordato che l'aumento dei dazi previsto a dicembre scatterà il 15 del mese, se non sarà firmato un accordo. Il Segretario al Tesoro ha infine espresso ottimismo per il raggiungimento di una intesa: "Mi aspetto che avremo un accordo. Abbiamo fatto progressi significativi la scorsa settimana, abbiamo un accordo di base nel quale si prevedono "acquisti tra i 40 e i 50 miliardi di dollari in prodotti agricoli.

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