Crisi governo, assegno unico per i figli e licenziamenti: ecco le prime riforme che rischiano di slittare

Crisi governo, assegno unico per i figli e licenziamenti: ecco le prime riforme che rischiano di slittare
di Luca Cifoni
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Giovedì 28 Gennaio 2021, 06:38 - Ultimo aggiornamento: 11:03

La pubblica amministrazione, compresa la macchina della giustizia che con i suoi tempi lunghi e le sue incertezza contribuisce a frenare l'economia. E poi il fisco, da rivedere nel suo assetto complessivo, e la concorrenza, spesso oggetto dei richiami della commissione europea. L'elenco delle riforme che dovranno accompagnare gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano ricalca quello che di anno in anno veniva trascritto nei documenti inviati da Roma e Bruxelles. Non è un caso: uno dei principi-chiave che guida la gigantesca operazione decisa lo scorso luglio per il rilancio del vecchio Continente è proprio la richiesta ai Paesi di adeguarsi alle specifiche raccomandazioni europee: quelle per il 2020, che naturalmente risentono pesantemente dell'emergenza pandemica, ma anche quelle dell'anno precedente, che invece nel caso italiano evidenziano una serie di ritardi strutturali del nostro Paese. Ma da noi, prima ancora che il percorso del Recovery Plan entri nel vivo, ci sono alcuni cantieri sulla carta già aperti che ora rischiano di rallentare il ritmo a seguito delle turbolenze politiche e dei prevedibili tempi di assestamento che l'insediamento di un nuovo governo normalmente richiede. Mentre in caso di elezioni anticipate ci sarebbe uno slittamento ben più consistente, con tutti i dossier rimandati presumibilmente all'estate e oltre.

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LE CLAUSOLE
Il capitolo forse più delicato su cui l'esecutivo avrebbe dovuto accelerare è quello dell'assegno universale per i figli. Progetto per il quale sono già state stanziate le risorse finanziarie nella legge di bilancio (3 miliardi aggiuntivi per il 2021) ma che si presenta piuttosto complesso dal punto di vista tecnico. È previsto che parta dal mese di luglio: da allora tutte le famiglie indipendentemente dalla situazione lavorativa dei genitori (dipendenti o autonomi) dovrebbero fruire di una sostegno economico in forma unica, che assorba le attuali detrazioni Irpef per familiari a carico, gli assegni familiari fin qui riservati ai lavoratori dipendenti, i vari bonus bebè che si sono affastellati in questi anni senza un disegno organico. Un lavoro di sistemazione difficoltoso, perché tra l'altro c'è il concreto rischio che alcuni nuclei familiari si ritrovino penalizzati rispetto alla situazione attuale e dunque occorre prevedere le opportune clausole di salvaguardia.
L'altro fronte delicato e allo stesso tempo urgente è quello del lavoro. Sullo sfondo c'è la scadenza del 31 marzo quando dovrebbe venir meno l'attuale blocco dei licenziamenti (con il decreto Ristori dovrebbe essere approvata una proroga selettiva). Ma anche con qualche mese di rinvio e di estensione dell'attuale cassa integrazione Covid, la bomba del lavoro è destinata ad esplodere, e la nuova fase dovrebbe essere affrontata con un assetto di protezioni del tutto ripensato, sia sul lato degli ammortizzatori veri e propri che su quello delle politiche attive. Al momento sono in programma una serie di tavoli convocati dalla ministra Nunzia Catalfo ma non è chiaro quando si inizierà a finalizzare un testo.
Il lavoro è uno dei temi su cui si concentrano le raccomandazioni dell'Unione europea. Ce ne sono però anche altri. Il fisco, con la riforma che dovrebbe essere definita nel corso di quest'anno per diventare operativa dal 2022. L'attenzione è soprattutto sulla necessaria revisione dell'Irpef, ma l'obiettivo dovrebbe essere un riassetto complessivo: da Bruxelles le indicazioni sono quelle tradizionali, che suggeriscono di spostare la tassazione dalle persone alle cose, dunque dai redditi da lavoro ai consumi. La pubblica amministrazione è allo stesso tempo oggetto di riforma e strumento indispensabile per rendere operativi gli investimenti del Next Generation Eu; su questo punto non si profilano al momento particolari interventi se non sul fronte della più che opportuna digitalizzazione. E poi c'è la giustizia, che l'esecutivo dimissionario voleva provare ad ammodernare sia con ulteriori riforme processuali sia attraverso il rafforzamento della dotazione di personale e mezzi.

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