Covid, sondaggio: la seconda ondata preoccupa i risparmiatori meno della prima

Venerdì 27 Novembre 2020

La seconda ondata della pandemia preoccupa i risparmiatori italiani meno rispetto alla prima di marzo. I timori principali restano volatilità, instabilità politica e guerra tecnologica tra Cina e Usa, mentre per il 2021 le asset class considerate più promettenti sono le azioni, soprattutto dei settori farmaceutico e assistenza sanitaria e tecnologico. E' quanto emerga da un sondaggio condotto su oltre 700 investitori retail da Investing.com, sito web specializzato in informazioni finanziarie.

Secondo l’83,4% degli intervistati la pandemia ha influenzato l’approccio agli investimenti. Tuttavia nel corso dell’anno il sentiment degli investitori è decisamente cambiato: è stata infatti la prima ondata, a marzo, a destare le maggiori preoccupazioni (73,6%), mentre solo il 26,4% mostra elevati timori per questa seconda fase dell’epidemia. Rispetto alla prima ondata, inoltre, la maggioranza del campione dichiara di avere assunto un’attitudine più rialzista (52%), contro un 11% di investitori più ribassisti, mentre il 37% ritiene che il suo approccio sia rimasto sostanzialmente invariato.

Se si analizzano le ragioni alla base di queste preoccupazioni, troviamo in primis l’aumento della volatilità di mercato (55,0%), seguita dall’instabilità politica del Paese (17,3%) e dalla guerra tecnologica tra Usa e Cina (11,5%), che secondo analisti ed esperti è destinata a prendere il posto della “guerra dei dazi” nel contesto post elettorale Usa. Destano meno ansie invece un possibile venir meno del sostegno delle banche centrali (solo il 6%) e l’impatto atteso della politica della Fed in materia di inflazione dopo la svolta di Jackson Hole (5%).

A fronte di questo scenario, il sondaggio di Investing.com ha esaminato dove pensano di investire gli italiani nel 2021 e quali asset class sembrano offrire le migliori prospettive agli occhi dei risparmiatori. Più del 74% degli intervistati mostra di essere decisamente consapevole del fatto che l’azionario è l’asset class più promettente, con un netto distacco rispetto agli investimenti alternativi (private equity, private debt, infrastrutture, mercato immobiliare), che raccolgono un esiguo 8%, e alle criptovalute (6,6%). Chiudono la classifica le commodity (4,6%) e il reddito fisso (3,1%).

Se consideriamo le singole classi di attivo, le preferenze degli intervistati si concentrano sui settori azionari messi in luce dalla pandemia, ovvero pharma/healthcare (29,3%) e tecnologici (oltre il 24,3%), seguiti dal comparto energy/utility con il 19,9%. Nel reddito fisso, invece, le preferenze vanno a obbligazioni emergenti (27,5%), green bond (22,3%) e obbligazioni societarie (15,2%), mentre i titoli di Stato ottengono il quarto posto con il 14,8%. Tra i titoli di stato europei, gli italiani confermano la preferenza per le emissioni del Belpaese (47,7%) rispetto a quelle tedesche (33,6%), mentre la Francia è terza con solo il 3,55% dei consensi.

Infine, uno sguardo a come ha impattato la pandemia sull’universo Esg. Il quadro che emerge dal sondaggio è abbastanza contrastante. Se infatti complessivamente la maggioranza degli intervistati dice di essere stato influenzato dalla crisi Covid-19 nell’approccio agli investimenti sostenibili (circa il 55%, con un picco del 16% che ritiene di esserne stato addirittura “molto influenzato”), per contro il 45% rileva un impatto scarso o nullo sulle proprie scelte di investimento.

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