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Fmi, il contagio mina la crescita: per l'Italia rischio recessione

Fmi, il virus mina la crescita per l'Italia rischio recessione
di Andrea Bassi
3 Minuti di Lettura
Domenica 23 Febbraio 2020, 08:08 - Ultimo aggiornamento: 16:50

Codogno, Casalpusterlengo, Castiglione D'Adda sono state ribattezzate le Wuhan italiane. L'allerta massima, i cittadini chiusi nelle loro case, le attività ferme. Ma è l'intera Lombardia che potrebbe diventare la Hubei d'Europa. Il focolaio di coronavirus che si è acceso nel Nord Italia rischia di mettere dei paletti negli ingranaggi economici e di avere ripercussioni, se la crisi non si risolverà in breve tempo, sulla già asfittica crescita dell'intero Paese. Ieri il consiglio di amministrazione di Mido, la più importante manifestazione nel settore degli occhiali a livello mondiale in programma dal 29 febbraio al 2 marzo a Milano, ha deciso di posticipare l'edizione del 2020 tra fine maggio e la prima metà di giugno. Fiere e turismo congressuale sono uno dei motori principali della città. Tutte le grandi imprese hanno sospeso l'attività convegnistica e dato indicazioni ai propri dipendenti di limitare gli spostamenti. Il virus, dopo le persone, rischia di contagiare l'economia. A partire dai trasporti: aerei, treni, autostrade. Secondo lo Iata (International Air Travel Association), il coronavirus costerà alle compagnie aeree 29,3 miliardi di dollari in mancati ricavi da passeggeri. Ma soffriranno molto anche auto e lusso, due comparti importantissimi per l'Italia.

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PRIMI CALCOLI
Ieri il Fondo monetario internazionale, di fronte all'emergenza del coronavirus, ha ridotto al 3,2%, 0,1 punti in meno, la stima di crescita mondiale 2020, portando la previsione per la Cina al 5,6% contro il 6% del mese scorso. Nello scenario principale «l'impatto sull'economia mondiale sarebbe relativamente basso e di breve durata», ha detto al G20 di Riad la direttrice generale Kristalina Georgieva. «Ma guardiamo», ha aggiunto, «anche a scenari più preoccupanti in cui la diffusione del virus continua più a lungo e si fa più globale, con conseguenze sulla crescita più durevoli». Il Fmi si è anche detto pronto ad aiutare i Paesi in difficoltà attingendo al fondo catastrofi. Il segretario dell'Ocse, Angel Gurria, ha chiesto ai governi riuniti ieri al G20, di iniziare a pensare a degli stimoli per l'economia. Un quadro non incoraggiante. Soprattutto per l'Italia, la cui economia è entrata già debole nel 2020 e rischia seriamente di subire dei contraccolpi. La parola, per ora solo sussurrata, è «recessione».
 



L'ANDAMENTO
L'ultimo trimestre del 2019 si è già chiuso con il segno meno davanti. E le previsioni per il 2020 non vanno oltre lo 0,2-0,3%, contro lo 0,6% indicato dal governo nell'ultimo documento programmatico. Qualche giorno fa è circolato un report della banca d'affari Nomura che, proprio per gli effetti del coronavirus, indicava per quest'anno un arretramento di un decimale di punto per l'economia italiana. Ma era una stima basata sul presupposto che il virus rimanesse confinato in Cina e che tutto si risolvesse entro la fine di questo mese. Se le cose dovessero peggiorare e la crisi prolungarsi fino a giugno, la previsione sarebbe di una caduta del Pil di quasi un punto percentuale. Uno scenario al quale in pochi vogliono pensare.

Qualche giorno fa, prima che emergesse il focolaio, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri aveva esibito un cauto ottimismo. Stimare gli effetti del coronavirus, aveva spiegato a margine dell'Eurogruppo, è ancora prematuro, dicendosi però pronto a varare «nuove misure economiche». Ma si guarda anche alle mosse delle banche centrali. Haruhiko Kuroda, il governatore della banca del Giappone, in una audizione parlamentare ha affermato che l'istituto è pronto a intraprendere misure addizionali di politica monetaria se sarà ritenuto necessario per puntellare l'economia nipponica. Possibile che non sia l'unico banchiere centrale, nei prossimi mesi, a doversi muovere.
 

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