CORONAVIRUS

Coronavirus, mercati in allarme: la Banca centrale cinese immette 173 miliardi

Domenica 2 Febbraio 2020
Evitare che il coronavirus contagi in maniera ancora più pesante i mercati finanziari. È con questa parola d'ordine che le autorità cinesi hanno messo mano al portafoglio iniettando liquidità, alla vigilia di una settimana che si preannuncia molto difficile per le Borse di tutto il mondo, anche per le prevedibili fibrillazioni del prezzo del petrolio.

A poche ore dalla riapertura delle piazze cinesi, rimaste chiuse oltre le festività del Capodanno lunare proprio a causa del virus, la Banca centrale di Pechino ha varato ingenti misure per sostenere l'economia: la più significativa è l'iniezione di liquidità per 1.200 miliardi di yuan (circa 173 miliardi di dollari) attraverso la formula del «riacquisto inverso», vale a dire con l'acquisto di asset sui mercati con l'accordo per la loro rivendita a un prezzo più alto in futuro predeterminato. Si tratta, probabilmente, solo di un primo passo. Analisti contattati dall'agenzia Bloomberg si aspettano infatti anche altre misure a breve per supportare la crescita, come un allentamento del livello di liquidità minimo fissato per le banche.

Ma l'allarme per il coronavirus è molto sentito in particolare sui mercati delle materie prime, petrolio in testa.
All'inizio del mese di gennaio il greggio viaggiava al di sopra dei 60 dollari (sopra i 65 il Brent): a distanza di un mese le quotazioni sono precipitate rispettivamente poco sopra i 50 dollari e sotto i 60, con perdite percentuali del 16% e del 12%. E le stime di un crollo della domanda non sono da meno: quelle di S&P Global Platts sono «quasi catastrofiche», con un taglio di 2,6 milioni di barili al giorno a febbraio e 2 milioni a marzo.

Una situazione cui i Paesi produttori, già scottati dalla guerra dei dazi e dal rallentamento globale dell'economia, guardano quindi con enorme preoccupazione e che potrebbe essere tamponata con un'ulteriore riduzione delle quote di produzione: per questo l'Opec+, cioè i vecchi membri dell'organizzazione dei paesi esportatori più i Paesi esterni al Cartello come la Russia, stanno valutando la possibilità di anticipare di un bel po' l'incontro inizialmente programmato per i primi di marzo. Sul tavolo c'è addirittura l'opzione di riunirsi il prossimo weekend. A spingere di più per un anticipo del vertice sembra essere l'Arabia Saudita, che ha appena quotato in Borsa il colosso Saudi Aramco: il titolo del colosso petrolifero, proprio a causa dei timori per il virus cinese, è sceso ai minimi dall'11 dicembre, quando è sbarcato sulla piazza di Ryadh.

In uno scenario del genere buone notizie arrivano però per gli automobilisti italiani: con il greggio in picchiata scendono anche i listini dei carburanti, con un andamento già avviato e che appare per i prossimi giorni confermato. Secondo i calcoli dei gestori, infatti, è prevedibile un immediato ulteriore calo dei prezzi di 0,5-0,7 centesimi al litro.

  Ultimo aggiornamento: 20:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA