Conti pubblici, Istat: nel II trimestre rapporto deficit-PIL cala a -7,6%. Pressione fiscale al 41,9%

Conti pubblici, Istat: nel II trimestre rapporto deficit-PIL cala a -7,6%. Pressione fiscale al 41,9%
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Martedì 5 Ottobre 2021, 12:30

(Teleborsa) - Nel secondo trimestre dell'anno, l'incidenza del deficit delle amministrazioni pubbliche sul PIL si è sensibilmente ridotta in termini tendenziali per la consistente riduzione delle uscite, solo in parte compensato da un calo nelle entrate. Il reddito disponibile delle famiglie e il loro potere d'acquisto hanno segnato lievi aumenti, mentre la crescita sostenuta dei consumi finali ha sospinto al ribasso la propensione al risparmio, rimasta tuttavia a livelli superiori a quelli registrati prima della crisi. La quota di profitto e il tasso di investimento delle società non finanziarie si sono leggermente ridotte rispetto al primo trimestre dell'anno in corso. Queste le principali evidenze che emergono dalle Statistiche Flash pubblicate oggi dall'Istat su conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie, e profitti delle società.

Nel secondo trimestre 2021 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL è stato pari al -7,6%, mentre nello stesso periodo dell'anno precedente risultava pari al -12,9%. Il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un'incidenza sul PIL del -3,6% (-8,7% nel secondo trimestre del 2020). Il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è stato anch'esso negativo, con un'incidenza sul PIL del -1,0% (-8,0% nel secondo trimestre del 2020). La pressione fiscale è stata pari al 41,9%, in riduzione di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando era stata del 42,4%. Il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. La dinamica dei prezzi (+0,4% rispetto al primo trimestre dell'anno il deflatore dei consumi finali delle famiglie) ha frenato l'incremento del potere d'acquisto, aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. La propensione al risparmio delle famiglie è stimata al 12,9%, in flessione di 4,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Corrispondentemente, la spesa per consumi finali è aumentata in termini nominali del 5,4%. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,2%, è diminuita di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 22,2%, è rimasto sostanzialmente stabile in termini congiunturali (-0,1 punti percentuali).

CONTO TRIMESTRALE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE – Le uscite totali nel secondo trimestre 2021 sono aumentate del 3,1% rispetto al corrispondente periodo del 2020 e la loro incidenza sul PIL (pari al 54,8%) – rileva l'Istat – è diminuita in termini tendenziali di 7,5 punti percentuali. Nei primi due trimestri del 2021 la relativa incidenza è stata pari al 54,7%, in riduzione di 2,4 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2020. Le uscite correnti hanno registrato, nel secondo trimestre 2021, una diminuzione tendenziale dell'1,5% mentre le uscite in conto capitale sono aumentate rispetto al corrispondente trimestre del 2020 del 54,7%, principalmente per le azioni messe in atto per sostenere le imprese. Le uscite correnti al netto degli interessi sono diminuite del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le entrate totali nel secondo trimestre 2021 sono aumentate in termini tendenziali del 12,1% e la loro incidenza sul PIL è stata del 47,3%, in calo di 2,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2020. Nel primo semestre dell'anno, l'incidenza delle entrate totali sul PIL è stata del 44,5%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2020. Le entrate correnti e in conto capitale hanno segnato, nel secondo trimestre 2021, un aumento in termini tendenziali rispettivamente del 12,1% e del 22,7%. Complessivamente, nei primi due trimestri del 2021 le amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari a -10,2% del PIL, in miglioramento rispetto al -11,8% del corrispondente periodo del 2020. Nei primi sei mesi del 2021, in termini di incidenza sul PIL, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati negativi, pari rispettivamente a -6,5% (-8,2% nello stesso periodo del 2020) e a -4,6% (-7,7% nel corrispondente periodo del 2020). Nello stesso periodo, la pressione fiscale si attesta al 39,9% del PIL, invariata rispetto alla prima metà del 2020.

FAMIGLIE CONSUMATRICI – Nel secondo trimestre 2021, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici – si legge nel Rapporto – è aumentato dello 0,5% in termini congiunturali. La dinamica dei prezzi (+0,4% il deflatore implicito dei consumi finali delle famiglie) ha determinato un aumento del potere d'acquisto dello 0,1%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, nel secondo trimestre 2021 è stata pari al 12,9% (-4,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente). Tale flessione – spiega l'Istat – deriva da una crescita della spesa per consumi finali marcatamente più sostenuta rispetto a quella registrata per il reddito disponibile lordo (+5,4% e +0,5% rispettivamente). Nel secondo trimestre del 2021, a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi del 4,0% e del già segnalato aumento dello 0,5% del reddito lordo disponibile, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stato pari al 6,3%, +0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

SOCIETÀ NON FINANZIARIE – Nel secondo trimestre del 2021, la quota di profitto delle società non finanziarie è stata pari al 42,2%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La flessione congiunturale di questo indicatore – rileva l'Istat – è il risultato di una crescita del risultato lordo di gestione del 2,8%, inferiore rispetto a quella del valore aggiunto aumentato del 4,0%. Nello stesso trimestre, il tasso di investimento delle società non finanziarie è stato del 22,2%. L'indicatore risulta sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente (-0,1 punti percentuali), a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi del +3,3%, meno pronunciato rispetto a quello del valore aggiunto.

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