GIUSEPPE CONTE

Conte in pressing sui tempi: i primi soldi entro fine anno

Giovedì 28 Maggio 2020 di Alberto Gentili
Conte in pressing sui tempi: i primi soldi entro fine anno

«E’ andata bene, anzi benissimo. Aspettiamo però a festeggiare: il negoziato sarà difficile e va chiuso prima dell’estate per riuscire ad avere una parte delle risorse entro l’anno». Giuseppe Conte, al pari del commissario europeo Paolo Gentiloni e del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, festeggia «la svolta storica, il risultato impensabile» resi possibili grazie al patto franco-tedesco e al pressing del Sud Europa. Brinda alla proposta della Commissione guidata da Ursula von der Leyen che «è stata ambiziosa come avevamo chiesto e come avevamo suggerito non ha mediato al ribasso», dicono fonti di palazzo Chigi.

Svolta Ue, il piano per l’Italia. Recovery Fund: 750 miliardi di aiuti, per il nostro Paese 173, di cui 82 a fondo perduto

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Allo stesso tempo il premier guarda con la «massima attenzione» ai prossimi passaggi. Perché se è vero che all’Italia andrà la fetta più grossa dei 750 miliardi del recovery fund (82 miliardi a fondo perduto e 91 di prestiti da restituire tra il 2028 e il 2058, per un totale di quasi 173 miliardi), è altrettanto vero che «il risultato non è acquisito». La proposta della Commissione andrà difesa al Consiglio europeo del 19 giugno. E soprattutto andrà resa operativa entro luglio, quando verrà celebrato un vertice straordinario, in modo da incassare la prima trance di fondi entro l’anno.

Che la von der Leyen non avrebbe deluso le aspettative del fronte guidato da Francia, Italia, Spagna, Portogallo Grecia etc. Conte lo sapeva dalla vigilia. Era stato Gentiloni ad avvertirlo che le cose, grazie soprattutto al sostegno di Angela Merkel, si stavano mettendo come auspicava Roma: i 500 miliardi a fondo perduto, contro cui si erano scagliati Olanda, Austria, Svezia e Danimarca, non sarebbero stati toccati. E a questi sarebbero stati aggiunti 250 miliardi di prestiti. Così è stato. «Come nelle nostre più rosee previsioni», dicono fonti di palazzo Chigi. E il presidente dell’Europarlamento, Davide Sassoli avverte: «Siamo soddisfatti che la Commissione abbia accolto le nostre indicazioni e siamo sicuri che non si torna indietro, il Consiglio europeo dovrà essere altrettanto ambizioso».
Però, come dice Frau Merkel, ci sarà da combattere. L’Olanda e l’Austria già parlano di «posizioni lontane», di «lungo negoziato» e si dicono convinte che la proposta della Commissione verrà ridimensionata nel Consiglio europeo di giugno. Tant’è, che la Cancelliera dà per scontato che la «trattativa non si chiuderà» al vertice europeo del prossimo mese ed esclude che le risorse del recovery fund possano essere distribuite prima del 2021, quando entrerà in vigore il nuovo bilancio dell’Unione.

A palazzo Chigi però si dicono convinti che la Merkel saprà convincere i Paesi del Nord («altrimenti non si sarebbe esposta così tanto») e coltivano la speranza di incassare entro l’anno 3-4 miliardi e di prenderne altri 8-9 all’inizio del 2021. «Speravamo di meglio grazie al meccanismo chiamato “bridge”, ponte», dicono fonti del governo, «ma invece di scegliere la procedura adottata per il piano Sure anti-disoccupazione, la Commissione ha optato per la modifica dei regolamenti e per questa servono mesi e dovrà seguire all’approvazione del bilancio Ue e al via libera dei Parlamenti nazionali. Dunque non si finirà prima del febbraio prossimo. Nel frattempo però speriamo di rimediare 3-4 miliardi quest’anno, oltre ai fondi Sure e Bei».

Conte è orientato a prendere tutti e 172 i miliardi del recovery fund destinati all’Italia. «I prestiti con scadenza 2058», spiegano fonti di palazzo Chigi, «hanno un effetto economico uguale ai trasferimenti a fondo perduto e, pur avendo il difetto di aumentare lo stock del debito, sono a costo zero. Dunque conviene finanziare il nostro debito con questi prestiti, piuttosto che rivolgersi sul mercato dove i Btp costano non meno dell’1,5-1,8%: basta fare due conti per capire quanto si risparmierà in trent’anni...».

IL NODO RITARDO
Il ritardo dell’arrivo dei soldi legati al recovery fund riapre la questione del ricorso al Fondo salva Stati (Mes). Si tratta di 36-37 miliardi per le spese sanitarie dirette e indirette allo 0,1% d’interessi. Ma Conte, che teme la reazione del 5Stelle, continua a ripetere che deciderà «al momento opportuno», chiedendo «il voto del Parlamento». «Sul Mes», sintetizza il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, «decideremo quando il quadro di misure europee sarà completato, ovviamente si valuterà tutti insieme in maniera pragmatica, nell’interesse esclusivo della nazione».

C’è poi la questione di come spendere i soldi. Già è scattato l’appetito dei rosso-gialli, con Luigi Di Maio che dice di voler spendere quei fondi europei per tagliare le tasse. Sempre fonti di palazzo Chigi avvertono: «La sforbiciata fiscale non è una misura da recovery fund, ma la conseguenza di un nostro recovery plan che funziona: investimenti, digitalizzazione, green economy, imprese, istruzione, ricerca, turismo, cultura, trasporti, riforma della giustizia e della pubblica amministrazione». In poche parole»: «Abbiamo la grande occasione per modernizzare l’Italia». E per dimostrare a Matteo Salvini «che il sovranismo e l’anti-europeismo non portano a nulla, tant’è che oggi il leghista è rimasto senza parole». Un tasto, quello del leader leghista «sconfessato da Bruxelles», che Conte ama solleticare. Tanto più perché il centrodestra «è diviso».
 

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