Confindustria dal Papa, un patto sul lavoro: «Ora diventi la priorità»

Bonomi: «C’è smarrimento nel Paese, la politica abbia orizzonti meno corti»

Confindustria dal Papa, un patto sul lavoro: «Ora diventi la priorità»
di Rosario Dimito e Franca Giansoldati
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Martedì 13 Settembre 2022, 00:09

Contro la crisi si fa spazio un nuovo umanesimo industriale. «Oggi che gli orizzonti della politica sembrano sempre più corti e schiacciati su false priorità, avvertiamo più che mai la necessità di progetti di lungo orizzonte, come unica via per dare risposta ai drammatici problemi della società italiana». Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, sul grande palcoscenico della Sala Nervi, sotto la Resurrezione di Pericle Fazzini, la grande scultura che fa da sfondo all’Aula delle udienze papali, ieri mattina ha insistito sulla necessità di agire su valori condivisi. Accanto a lui, seduto sul suo scranno, Papa Francesco che ascoltava e annuiva. E’ la prima volta che l’assemblea di Confindustria viene ospitata al di là del Tevere. Una mossa inedita per affrontare questioni chiave per il Paese senza cadere nelle trappole elettorali. «Vogliamo evitare che l’assemblea diventi motivo per tirare la giacchetta al presidente, al sistema industriale italiano. Noi vogliamo parlare di lavoro, raccontare cos’è l’industria. Abbiamo scelto di parlarne con il Santo Padre e di farlo con le nostre famiglie», aveva spiegato Bonomi alla vigilia dell’incontro che ha portato in Vaticano 5mila imprenditori. 

L’ALLEANZA

Così in zona extraterritoriale, il leader degli industriali ha potuto descrivere senza polemiche di sorta un paese smarrito, sfiduciato, diviso, per certi versi ingiusto, bisognoso di valori condivisi «e di una visione che sappia guardare insieme, lontano e in profondità». Ha evocato quasi un patto che poggiando su basi etiche percorre il sentiero tracciato dalla Dottrina sociale della Chiesa e dalla Costituzione. Per oltre un’ora - prima con Bonomi e poi con Francesco – le riflessioni hanno riguardato la condivisione dei beni, il nodo delle tasse, la precarietà del lavoro femminile e quella dei giovani, la denatalità, l’immigrazione, il giusto salario. Sulla grande questione fiscale e sul peso che grava sulle aziende sono piovuti applausi scroscianti dalla platea. 

Francesco ha ricordato che se da una parte il patto fiscale è una forma di condivisione della ricchezza da trasformare in beni comuni - come scuola, sanità, diritti, cura, scienza, cultura e patrimonio - dall’altra parte quel peso dovrebbe essere anche giusto, equo, fissato in base alla capacità contributiva di ciascuno. Inoltre, ha aggiunto, catturando altri consensi, il sistema fiscale dovrebbe essere «efficiente e non corrotto». Un altro segnale rivolto al mondo della politica e alle riforme da attuare.

Davanti alla crisi economica peggiore dal dopoguerra, con la guerra alle porte dell’Europa e il nodo energetico irrisolto che minaccia la sopravvivenza di troppe aziende e, di conseguenza, di posti di lavoro, il Papa non ha esitato a ospitare eccezionalmente l’assemblea generale degli imprenditori per dare un segnale importante sul valore sociale delle imprese e sul ruolo economico che rivestono all’interno del sistema Paese. Di riflesso, è stato veicolato anche un messaggio al mondo della politica a volare alto. «Per favore aiutiamoci insieme a fare di più: le grandi sfide non si potranno vincere senza buoni imprenditori. Vi incoraggio a essere protagonisti di questo cambiamento d’epoca per dar vita a un sistema economico diverso» ha detto il pontefice della enciclica green “Laudato Sì”, specificando che non si tratta solo di salvaguardia ambientale, piuttosto di agire secondo una diversa visione economica, altrimenti «la terra non reggerà l’impatto del capitalismo». 

MERCENARI

Bonomi in più passaggi ha parlato della difficoltà oggettiva in cui si trova il tessuto imprenditoriale: «A procurarci grande preoccupazione non sono solo gli effetti della spaventosa guerra in Ucraina, i costi dell’energia e la perdurante bassa occupazione nel nostro Paese, ma l’onda di smarrimento, sfiducia e sofferenza sociale che esprime una parte troppo vasta della società italiana. Una sofferenza alla quale sentiamo l’urgenza di provare a dare risposta, insieme a tutti gli altri attori della società, convinti che la direzione verso cui andare è quella di garantire il lavoro, che è certamente la questione chiave».
Le difficoltà enormi in cui agiscono le imprese nell’attuale quadro internazionale sono state al centro di un passaggio del lungo discorso papale. «Nel mercato ci sono imprenditori mercenari e imprenditori simili al buon pastore che soffrono le stesse sofferenze dei loro lavoratori, ma che non fuggono davanti ai molti lupi che girano attorno». Il riferimento riguardava la delocalizzazione, in ogni caso la chiave di volta per camminare assieme secondo la dottrina sociale della Chiesa è saper far fruttare la propria ricchezza con responsabilità, condividendone i frutti: «Una volta che possiedo dei beni, su di me grava la responsabilità di farli fruttare, di non disperderli, di usarli per il bene comune». Per crescere l’unica dimensione possibile, secondo Bonomi, resta la sostenibilità sociale con obiettivi che «non devono essere solo slogan di marketing, ma al contrario di una sostenibilità fondata sul valore del lavoro». 

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