Imprese, investimenti tornati ai livelli pre-crisi
Aumenta anche la liquidità accumulata

Venerdì 17 Maggio 2019 di Giusy Franzese
Investimenti a livelli pre-crisi e aumento della liquidità. "Racconta" questo - secondo uno studio realizzato da Confindustria e Cerved - l'analisi dei bilanci di un campione rappresentativo di aziende industriali. Sono stati riclassificati 30mila bilanci di impresa, pari a circa il 7 per cento del totale delle imprese industriali italiane.
«Le aziende italiane (in media) sono riuscite nel 2017 (l’anno migliore per l’Italia all’uscita dalla seconda recessione e prima della frenata del 2018) a riportare gli investimenti produttivi su valori solo di poco inferiori a quelli pre-crisi del 2007. Ciò è stato possibile - scrive il rapporto, curato da Fabrizio Balda, Daniele Emiliani e Ciro Rapacciuolo - grazie a una maggiore attenzione delle imprese alla gestione non operativa (meno oneri finanziari) e al capitale circolante (meno crediti e debiti commerciali), nonché grazie agli incentivi fiscali che hanno attutito in parte il peso delle imposte». Nel 2017 l’autofinanziamento lordo, cioè le risorse interne derivanti dai proventi della gestione operativa delle imprese, al netto dei costi (per lavoro, materie prime, servizi), è stato pari al 7,9 per cento del fatturato. Si tratta di un livello analogo a quello pre-crisi (8,0 per cento nel 2007). Il flusso della redditività, quindi le risorse interne generate, risulta tornato su livelli "normali", di lungo periodo, dopo la fase di forte difficoltà affrontata a partire dal 2008.
I dati indicano che le imprese sono state più attente nella gestione non operativa. In particolare, sono riuscite ad attutire il peso degli oneri finanziari (0,8 per cento, da 1,5 per cento) favorite dal calo dei tassi di interesse indotto dalla BCE. Grazie anche alle minori imposte, l’attenzione alla gestione non operativa ha creato pure lo spazio per una maggiore distribuzione di dividendi (2,4 per cento, da 1,9 per cento).
Un atteggiamento più cauto delle imprese, nonostante un minor credito delle banche, ha poi portato un accumulo di liquidità maggiore nel 2017 rispetto a quello del 2007 (0,8 per cento, contro lo 0,3 del 2007). E ciò ha consentito di realizzare investimenti fissi e immateriali, al netto dei disinvestimenti, per un ammontare analogo (3,8 per cento del fatturato nel 20017 contro il 4,1 per cento del 2007) . «Un’iniezione di fiducia per le imprese - si legge nel rapporto - potrebbe condurre a trasformare, almeno in parte, la liquidità accumulata in ulteriori investimenti produttivi, cruciali per rafforzare la crescita in Italia. Dalla primavera del 2018, tuttavia, è accaduto il contrario, con il clima di fiducia delle imprese manifatturiere italiane che ha registrato una progressiva e profonda caduta».

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