Concessioni, ora il governo vuole la riforma entro l’anno

Concessioni, ora il governo vuole la riforma entro l anno
di Umberto Mancini
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Giovedì 28 Novembre 2019, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 12:56

L’obiettivo è «arrivare rapidamente alla revisione di tutte le concessioni» autostradali. Per tagliare le tariffe, aumentare la sicurezza, velocizzare le manutenzione. La ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture, Paola De Micheli, in audizione alla Commissione Lavori Pubblici del Senato, conferma il piano anticipato dal Messaggero. Lo fa sull’onda dell’emergenza dissesti su strade e viadotti, ma anche per spingere le concessionarie ad implementare gli investimenti, la qualità degli interventi e i controlli, proprio sulla scia di quanto previsto dalla riforma delle concessioni messa a punto dall’Art, l’Autorità dei Trasporti. Riforma che si intreccia necessariamente con il rilancio delle infrastrutture. 

Su un binario parallelo e ben distinto, almeno ufficialmente, rimane però la “caducazione” della concessione ad Autostrade per l’Italia. «Una procedura avviata e in corso», ha precisato la ministra, che si concluderà con «una decisione collegiale e collettiva» del governo. Una conferma di come il governo non ha intenzione di mollare la presa, consapevole comunque che un eventuale strappo innescherebbe una lunga battaglia legale, con costi molti alti se la revoca dovesse andare in porto. La commissione Toninelli aveva stimato in circa 23,5 miliardi gli oneri da pagare ad Autostrade. Palazzo Chigi preferirebbe la via soft della revisione, per questo punta a varare la riforma entro l’anno, visto che ben 16 concessioni, o meglio i sottostanti piani finanziari sono scaduti. Una occasione ghiotta per inserire le nuove regole che, come noto, prevedono che gli extra profitti dovuti a maggior traffico si traducano in riduzioni dei pedaggi. Le tariffe registreranno poi, con un meccanismo di premi e penalità, anche la qualità del servizio. Non solo. La riforma stabilisce anche che ogni concessionario sarà obbligato ad «efficientare» ogni anno i propri costi operativi e gestionali, in modo da raggiungere un tetto fissato per legge e calcolato sulla base delle migliori pratiche del settore. 

Un modo, spiegano all’Art, per spingere le concessionarie ad utilizzare tutti fondi previsti per le manutenzioni, evitando rinvii e ritardi. Bisognerà vedere adesso come le concessionarie si muoveranno, visto che le nuove norme possono incidere su contratti già in essere, sui profitti stimatie sui costi aziendali. Da Aspi è arrivata una apertura importante nel vertice con la De Micheli, ribadita dall’ad Roberto Tomasi ieri a Sky: «Autostrade per l’Italia ha accelerato le attività di manutenzione che erano previste negli anni futuri. Le abbiamo anticipate perché ritenevamo necessario dare un segnale ai cittadini». Tomasi ha parlato di un piano da 360 milioni» che sta «consentendo interventi su circa 300 opere». Individuato poi un ulteriore piano su 700 opere, per «intervenire sui difetti minori che però possono avere un impatto visivo nella percezione dei cittadini che vedono i viadotti, gallerie». Se Aspi è pronta a sedersi al tavolo, bisognerà vedere ora cosa faranno gli altri gruppi, a cominciare da Gavio. De Micheli auspica che un nuovo sistema «più efficiente e razionale, che garantisca la sicurezza delle infrastrutture e della viabilità, sia adottato al più presto». Lo scopo è avviare il confronto subito, per partire con il nuovo regime nel 2020. Un regime con tariffe legate strettamente agli investimenti effettivamente realizzati e che metta in primo piano la sicurezza e il graduale ammodernamento di tutta la rete.
 

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