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Comuni, 210 milioni per i più piccoli, la metà al Mezzogiorno. Ecco dove andranno

Giovedì 17 Settembre 2020 di Francesco Bisozzi
Comuni, 210 milioni per i più piccoli, la metà al Mezzogiorno. Ecco dove andranno
Una dote di 210 milioni di euro per i piccoli Comuni periferici. Per ridurre le disuguaglianze territoriali, amplificate dal Covid-19, il governo torna a far leva sulla Strategia nazionale per lo sviluppo delle cosiddette aree interne. Le risorse stanziate con un decreto appena approvate saranno distribuite su tre anni (90 milioni per il 2020, 60 per il 2021 e altrettanti per il 2022). Quasi la metà dei 210 milioni messi in circolo andrà al Mezzogiorno: 65,3 milioni sono stati destinati allo sviluppo delle aree interne delle regioni del sud, 34,5 per quelle delle isole, 26,6 milioni verranno distribuiti al centro, 83 al Nord.


 

I Comuni

Sono più di di tremila comuni beneficiari (3.101). Oltre 4 mila abitanti coinvolti. Per la definizione della platea dei comuni beneficiari è stato utilizzato il criterio della perifericità e della minore dimensione demografica: la dimensione demografica di riferimento è stata articolata in due fasce, fino a tremila abitanti e fino a cinquemila abitanti. La platea di riferimento è quindi composta da tutti i Comuni fino a tremila abitanti identificati come intermedi, periferici e ultra-periferici dall’accordo di partenariato 2014-2020 e da tutti i Comuni fino a cinquemila abitanti identificati come periferici e ultra-periferici dal medesimo accordo. Ai Comuni con meno di mille abitanti andranno 62,7 milioni, 66,5 a quelli con una popolazione compresa tra mille e duemila abitanti, 49,8 a quelli con meno di tremila abitanti, 30,7 a quelli fino a cinquemila residenti.


 

Oggi circa il sessanta per cento del territorio nazionale è contraddistinto dalla presenza di piccoli paesi, lontani dai servizi essenziali. La Strategia nazionale per lo sviluppo di queste aree ha mosso i primi passi nel 2012 con il supporto di un comitato tecnico.  Più nel dettaglio, le aree lontane dai poli di servizio essenziale primario e avanzato corrispondono al 60 per cento della superficie territoriale. Con la legge di Bilancio 2020 è stata aumentata di 200 milioni di euro la dotazione della Strategia nazionale per le aree interne per il periodo 2012-2023 e istituito uno specifico fondo triennale di 90 milioni di euro per il sostegno alle attività economiche, artigianali e commerciali nei comuni delle aree interne. Per contrastare gli effetti dell’epidemia Covid-19, che ha aggravato ulteriormente la fragilità delle aree periferiche del Paese, e fornire un aiuto concreto ai cittadini dei comuni svantaggiati, il fondo è stato rifinanziato nella misura di 60 milioni per il 2020 e di 30 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022. Per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne è necessario che i piccoli Comuni periferici superino i loro limiti, lavorando a forme di gestione associata dei servizi offerti alla cittadinanza, partendo dai servizi per la salute, l’istruzione, la mobilità, la tutela e la valorizzazione del territorio.

Soddisfatto il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano che si è impegnato in prima linea per rilanciare la Strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne: «Le aree interne sono un’opportunità, lo abbiamo visto anche nell’emergenza. Con questo intervento vogliamo sostenere da subito le imprese commerciali e artigianali perché solo garantendo il lavoro si può assicurare un futuro alle comunità. Queste realtà rappresentano, in molti casi, veri e propri presidi di socialità». Dalla Camera Fabio Melilli ed Enrico Borghi ricordano come il decreto nasca da una legge voluta dal Pd. Ultimo aggiornamento: 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA