Centrodestra, i banchieri si schierano con il nuovo esecutivo. «Subito i temi della povertà»

Messina, ceo di Intesa Sanpaolo: "Ora stabilità"

Centrodestra, i banchieri si schierano con il nuovo esecutivo. «Subito i temi della povertà»
di Christian Martino
4 Minuti di Lettura
Giovedì 29 Settembre 2022, 09:39 - Ultimo aggiornamento: 12:17

I grandi banchieri italiani si schierano a fianco del nascente governo indicando quali, secondo loro, sono le priorità che vanno affrontate per evitare uno sfilacciamento della società in previsione di una nuova stagione di austerità quale effetto di una frenata della crescita più forte del previsto. «È indispensabile che il nuovo esecutivo affronti come punto numero uno i temi della povertà e delle diseguaglianze», ha esordito ieri l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, arrivando al congresso Uilca (il sindacato dei lavoratori delle imprese operanti nel settore bancario assicurativo ed esattoriale) secondo cui il voto di domenica ha espresso «una condizione politica che dà sicuramente stabilità», ma serve «la coesione sociale perché le situazioni drammatiche che stiamo vivendo possono portare a un forte disagio». Messina ha indicato come priorità «una frenata alla crescita del debito pubblico e l'attuazione del Pnrr, le cui eventuali modifiche non sono un tabù».

 


Analoga la posizione espressa da Andrea Orcel, ceo di Unicredit anch'egli tra i relatori del convegno Uilca, secondo cui «un elemento positivo, per ora solo in parte riconosciuto dal mercato, è che abbiamo una maggioranza chiara e la capacità di formare un governo rapidamente, che era un tema di grande preoccupazione». Orcel si è dichiarato «confidente» che, in vista dello shock che aleggia sull'economia, le priorità del nuovo governo devono essere «l'esecuzione delle riforme, l'attuazione del Pnrr e il sostegno all'economia».

Prove di Governo, Meloni incontra Salvini: nodo incarichi


GIUDIZI STRUMENTALI

Quanto al recente aumento dello spread Btp-Bund, secondo Messina esso è frutto del rialzo generale dei tassi di interesse «e di una fase di speculazione», perché l'Italia vanta fondamentali economici «che non giustificano questo livello, superiore alla Grecia». Altrettanto secco Orcel, secondo il quale «il livello in cui si mette nell'angolo l'Italia è esagerato», visto che il «paese è altamente integrato nell'Unione» e «continua a crescere più di Francia e Germania».


In merito all'aumento dello spread, il ceo di Unicredit ha sottolineato di non temere livelli fuori controllo, perché «i titoli di Stato sono al 50% in mani italiane, al 30% della Bce e solo al 20% in mano a investitori esteri con un 80% quindi abbastanza stabile». Prova ne sia che ieri lo spread Btp-Bund, oggetto di una fiammata iniziale che lo ha visto agganciare quota 258 con un rendimento del Btp decennale schizzato al 5% sulla spinta della speculazione più ardita, in serata si sia stabilizzato a 243 con un Btp poco sopra al 4,55%. Per il banchiere di Unicredit, inoltre, nei giudizi strumentali sull'Italia «si tende a minimizzare alcuni fattori come la straordinaria ricchezza delle famiglie, un debito pure elevato ma in calo, l'export in sensibile crescita e gli investimenti del Pnrr in cammino».

Giorgia Meloni, tuta e cappellino in testa: stile da premier tra istituzionale e pop


Sarebbe però un errore, ha spiegato a sua volta Giuseppe Castagna, ceo di Banco Bpm, crogiolarsi nella convinzione che basti esibire i buoni fondamentali del Paese. Per Messina, l'Italia «deve realizzare un grado di indipendenza finanziaria dalla Banca centrale europea significativo, perché un paese come il nostro non può dipendere dal finanziamento» dell'istituto centrale. «Dobbiamo fare in modo - ha concluso il banchiere - che la forza del nostro paese venga tradotta in azioni politiche e in credibilità. Se accade questo, il nostro spread convergerà sicuramente verso quello della Francia e non della Grecia». Quanto infine alla possibilità che il ceo di Intesa Sanpaolo venga chiamato a posti di responsabilità nel prossimo governo, per esempio alla guida del ministero dell'Economia, la sua risposta non si presta a equivoci: «Io sono un manager, resto a fare il manager. Non scherziamo, voglio completare questo mandato e magari farne un altro. Se mi verranno chiesti consigli, come mi è capitato con altri governi, tutti inascoltati, li continuerò a dare ma non c'è nessuna ipotesi che io faccia una cosa diversa».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA