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Fisco, scintille sul catasto: la riforma al voto finale. La maggioranza si spacca sulla casa

Le nuove rendite non potranno essere usate come base per calcolare le imposte

Fisco, scintille sul catasto: la riforma al voto finale. La maggioranza si spacca sulla casa
di Andrea Bassi
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 22 Giugno 2022, 07:29 - Ultimo aggiornamento: 08:02

La riforma del Fisco arriva al voto finale. Oggi il testo sarà votato in aula alla Camera. Ma la discussione di ieri ha fatto riemergere le fortissime tensioni delle varie anime che reggono il governo guidato da Mario Draghi. Oggetto del contendere, ancora una volta, la riforma del catasto contenuta nel provvedimento. A far esplodere la bagarre è stata la discussione su un emendamento soppressivo dell'articolo 6 della delega presentato dal deputato di Alternativa Alvise Maniero. Si tratta, appunto, della norma che apre ad una revisione delle rendite catastali delle case degli italiani. A dare il la allo scontro, è stato un intervento del capogruppo in Commissione finanze del Pd Gian Mario Fragomeli, che ha sottolineato come il mancato aggiornamento delle rendite catastali potesse costituire un ostacolo agli investimenti stranieri nel mercato immobiliare italiano. Il Centro-destra, dalla Lega a Forza Italia, è insorta come un sol uomo. Edoardo Rixi della Lega ha tuonato contro qualsiasi patrimoniale o tassazione della casa.

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Il compagno di partito Alberto Gusmeroli ha ricordato come l'adeguamento delle rendite catastali adeguandole al valore di mercato, comporterebbe aumenti insostenibili per tutti i contribuenti. Sulla stessa linea anche Matteo Perego di Forza Italia. Mentre Stefano Fassina e Nicola Fratoianni di Leu, hanno difeso il principio di una revisione delle rendite in funzione «redistributiva». Segno insomma, che il tema della casa resta divisivo nonostante il compromesso raggiunto sul catasto con la cancellazione del riferimento ai valori di mercato e il chiarimento che le nuove rendite non potranno essere usate per il calcolo della base imponibile dei tributi. L'articolo 6 comunque, alla fine è stato votato dalla Camera senza modifiche. Così come l'intera delega che oggi affronterà soltanto il voto finale.


Il provvedimento, che poi dovrà essere esaminato dal Senato, dà mandato al governo di riscrivere l'intero sistema fiscale italiano. Viene innanzitutto rafforzato il principio della lotta all'evasione attraverso l'incrocio delle banche dati e l'uso dell'intelligenza artificiale. Viene indicata la strada di una «graduale» riduzione delle aliquote partendo dai redditi medio-bassi come chiesto dal Pd.

IL MODULO
Il governo ha già ridotto da 5 a 4 gli scaglioni dell'Irpef. Il passo successivo sarà portarli a tre, sempre che si riescano a trovare i soldi necessari per farlo. Tra i vari compromessi raggiunti dalla delega, c'è anche quello di mantenere il regime forfettario per le Partite Iva, introducendo anche un'aliquota sostitutiva valida per due anni per incentivare i professionisti ad aumentare il loro fatturato. La delega prevede anche il riordino delle deduzioni e detrazioni d'imposta. Proprio uno dei capitoli dai quali potrebbero arrivare risorse da destinare alla riduzione delle aliquote. Il Movimento Cinque Stelle ha ottenuto che fosse introdotta la previsione di un meccanismo per versare immediatamente le detrazioni sui conti dei contribuenti, a cominciare da quelle relative alle spese sanitarie. Per gli autonomi la delega prevede l'introduzione del versamento mensile delle imposte, al posto del sistema dei saldi e degli acconti. Resta da capire se ci sarà il tempo per attuare con i decreti delegati un provvedimento così corposo e complesso.
 

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