Cartelle esattoriali: ultima dilazione a tempo, poi i pignoramenti

Cartelle esattoriali: ultima dilazione a tempo, poi i pignoramenti
di Michele Di Branco
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Venerdì 3 Settembre 2021, 21:55 - Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 10:19

La macchina della riscossione delle tasse si rimette in moto. E anche se il Fisco continuerà ad usare la mano morbida proseguendo con la strategia di sconti, dilazioni e rateizzazioni, bisogna fare attenzione ad alcune scadenze. L’1 settembre sono ripartiti i pagamenti di cartelle e rate sospese. E già lunedì 6 si chiude la prima finestra disponibile per chi deve pagare la rata di maggio 2020 della rottamazione-ter, sospesa per mesi a causa della pandemia. In realtà, l’appuntamento alla cassa era fissato entro il 31 agosto ma la legge prevede 5 giorni di tolleranza senza perdere le agevolazioni. Le prossime scadenze, su questo fronte, sono fissate entro il 30 settembre 2021 per le rate scadute il 31 luglio 2020 (rottamazione-ter e saldo e stralcio) ed entro il 31 ottobre 2021 per la rata scaduta il 30 novembre 2020 (rottamazione-ter).

La legge prevede inoltre che il pagamento delle rate in scadenza nel 2021 sia effettuato entro il prossimo 30 novembre. Ma attenzione: in caso di pagamenti oltre i termini o per importi parziali, verranno meno i benefici della definizione agevolata e i versamenti già effettuati saranno considerati a titolo di acconto sulle somme dovute. Ieri l’Agenzia delle Entrate ha ricordato cosa comporta, in concreto, la ripresa delle riscossioni. Operando alcune distinzioni.

A esempio, per quanto riguarda il pagamento di cartelle e avvisi già scaduti prima dell’8 marzo 2020, il contribuente dovrà procedere tempestivamente al versamento delle somme dovute o richiedere e ottenere un provvedimento di rateizzazione per evitare l’avvio delle procedure di recupero. Se invece c’è di mezzo un piano di dilazione, il pagamento delle rate in scadenza dall’8 marzo 2020 al 31 agosto 2021 deve essere effettuato entro il 30 settembre 2021 versando un numero di rate sufficiente a evitare la decadenza, fissata (dal decreto Ristori) in 10 rate anche non consecutive.

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I DETTAGLI

Conservano invece l’originaria data di pagamento le rate con scadenza successiva al 31 agosto 2021. I contribuenti che non riescono a pagare quanto dovuto in un’unica soluzione possono chiedere la rateizzazione del debito e avvalersi, in questo particolare momento, delle agevolazioni introdotte proprio dal decreto. Nel dettaglio: per le rateizzazioni attive all’8 marzo 2020 e per tutte le richieste che perverranno entro il 31 dicembre 2021, la legge ha disposto la possibilità di beneficiare di un periodo più lungo per la decadenza che si verificherà, appunto, con il mancato pagamento di 10 rate (anziché le 5 previste ordinariamente), anche non consecutive. Pertanto, in vista della scadenza di pagamento di fine settembre, è necessario prestare molta attenzione al calcolo esatto delle rate che non sono state versate durante il periodo di sospensione (protratto per 18 mesi) e provvedere al saldo di quelle che consentono di non superare il limite consentito di 10 rate per rimanere in regola con la rateizzazione.

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A questo proposito, il governo ha allentato i requisiti per presentare domanda: per le richieste inviate entro il 31 dicembre 2021, il decreto Ristori ha elevato da 60 a 100 mila euro la soglia di debito per il quale basta una semplice domanda, senza la necessità di dover presentare la documentazione che attesti lo stato di difficoltà economica, per ottenere l’ammissione automatica alla dilazione ordinaria fino a 6 anni (72 rate). Inoltre, può presentare una richiesta di dilazione anche chi era decaduto da una precedente rateizzazione prima della fase emergenziale, senza il vincolo del versamento delle rate scadute. La stessa possibilità viene offerta a coloro che al 31 dicembre 2019 erano decaduti dalle definizioni agevolate (le tre edizioni delle cosiddette rottamazioni e il saldo e stralcio). 

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