Caro energia, Ricci (Arera): rischio fallimento operatori e mancati investimenti

Caro energia, Ricci (Arera): rischio fallimento operatori e mancati investimenti
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Giovedì 2 Dicembre 2021, 18:00

(Teleborsa) - Dall'agosto di quest'anno sono 25 le società energetiche del Regno Unito che sono uscite dal mercato a causa dei prezzi alle stelle del gas naturale e dell'energia elettrica, portando a oltre 3,8 milioni il numero di clienti che hanno perso il loro fornitore (e per i quali è dovuto intervenire il regolatore energetico Ofgem assegnando un nuovo operatore). Per uno degli ultimi della lista il provvedimento è stato ancora più drastico: Bulb, il settimo fornitore più grande della Gran Bretagna, è diventata la prima azienda a essere posta sotto "amministrazione speciale" e il governo la gestirà temporaneamente per continuare a fornire gas ed elettricità ai suoi 1,7 milioni di clienti. Si tratta della prima nazionalizzazione forzata di una società britannica dalla crisi bancaria del 2008.

Alla base di tutto ciò c'è l'impennata dei prezzi dell'energia, causata dall'aumento della domanda (spinta dal rimbalzo dell'economia dalla pandemia e da fattori meteorologici), dalla concorrenza con l'Asia per il gas e da un'offerta limitata da parte della Russia. Il gas (prendendo come riferimento il benchmark internazionale Henry Hub Natural Gas Futures) scambia a 4,3 dollari per mmBtu, in rialzo del 70% da inizio anno (era arrivato sopra quota 6,4 a inizio ottobre). Inoltre, nella settimana al 28 novembre, il prezzo medio d'acquisto dell'energia nella borsa elettrica è stato di 256,29 euro al megawattora (euro/MWh), secondo quanto comunicato dal GME (gestore della borsa elettrica). Esattamente un anno fa, il prezzo medio era 56,14 euro/MWh.

Se il rally dei prezzi energetici interessa tutta Europa, perché in Italia non si sta assistendo a fallimenti a catena come in Regno Unito? "Dobbiamo aspettare per saperlo. Anche noi abbiamo una pletora di operatori dalle dimensioni contenute, quindi ci aspettiamo che qualche fenomeno del genere possa accedere", dice a Teleborsa Massimo Ricci, direttore della Divisione Energia dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera). "I fenomeni alla base sono gli stessi, ma ci può essere, da un lato, una cultura meno finanziarizzata rispetto ai britannici e quindi un insieme di coperture più fisiche che consente di sopravvivere di più, e dall'altro, sul mercato del gas, la modalità con cui aggiorniamo i prezzi di tutela induce gli operatori che vendono ai consumatori a coprirsi".



Intanto, i primi problemi iniziano a sorgere anche nel nostro Paese. Nelle ultime settimane, agli oltre 120.000 clienti italiani di Green Network è stata inviata una comunicazione per avvisarli del passaggio automatico alla fornitura di ultima istanza, in quanto l'azienda svizzera, da tempo in difficoltà finanziaria, non è più in grado di fornire energia. Ricci spiega che "anche gli operatori oculati, a fronte di variazioni di prezzo così rilevanti, possono avere dei problemi: si trovano con delle garanzie che devono integrare e con un alto elemento di rischio come i mercati finanziari". C'è inoltre da considerare che la vendita di energia ha un valore aggiunto molto piccolo rispetto al fatturato. "Il venditore si trova a fatturare importi molto superiori al valore della propria attività, quindi basta anche un'esposizione molto piccola sui valori dell'energia, data dall'aumento vertiginoso dei prezzi o dalla morosità dei clienti, per mandarlo in difficoltà", aggiunge l'ingegnere.

A una domanda su come il regolatore o il legislatore debba intervenire in questa situazione, Ricci risponde che non si può attuare una regolazione tailor-made, ma ci devono essere regole chiare e che non vengono modificate ogni volta che accade qualcosa di eccezionale. "La cosa peggiore in un mercato è avere regole a cui gli operatori non credono", sottolinea. Inoltre, il dirigente di ARERA ricorda che è la seconda volta che ci si pone questo problema nel giro di due anni, anche se per motivi opposti. La prima è stata all'avvento del Covid, quando i venditori potevano avere delle difficoltà, sia legate all'impatto della pandemia su loro stessi che al fatto che i clienti potevano pagare di meno o in tempistiche dilatate. "Alcuni interventi possibili sono quelli che abbiamo già fatto, assieme al governo, per ridurre gli oneri - spiega - Questo è già un intervento significativo, perché gli operatori si sono sempre lamentati di questa componente e perché sono 40-50 euro al megawattora in meno. Se però l'aumento è di 100 euro al megawattora, comunque il problema rimane consistente". "Si possono pensare interventi transitori, tipo rateizzazioni, che possono aiutare il mercato, ma non risolvono il problema - aggiunge Ricci - Il regolatore non ha strumenti rilevanti per intervenire in una situazione di questo tipo, ma ha gli strumenti per disegnare una regolazione che riduca la rischiosità sistemica, altrimenti quando un operatore fallisce può lasciare centinaia di milioni di euro di buco che devono ripagare i consumatori un'altra volta (perché socializzati)".

La preoccupazione del direttore della Divisione Energia di Arera è però per il danno al processo di decarbonizzazione che prezzi così elevati stanno causando. "Abbiamo scoperto un mercato dell'energia molto più rischioso di quello che pensavamo, e la causa è evidente a tutti: abbiamo giustamente puntato sulle rinnovabili, ma abbiamo dimenticato che è il gas quello che fa il prezzo per tutta l'energia in Europa, e in Italia soprattutto. Ci troviamo così a dover rinegoziare tutti i contratti long-term con prezzi spot, e quindi non abbiamo più nessuna copertura".

La decisione di puntare solo su dinamiche di mercato spot ha fatto sì che, nel momento in cui la domanda prevale di gran lunga sull'offerta, si ha un picco di volatilità e ci si ritrova improvvisamente senza soluzioni. L'ingegnere fa notare che anche a livello europeo si è parlato molto di crisi dell'energia all'inizio (cioè quando a ottobre c'è stata l'impennata record), "ma ora non dice più nulla nessuno, perché capire concettualmente cosa fare non è facile. Essenzialmente devi fare dei contratti per comprare il gas a meno, altrimenti non c'è altra soluzione. Oppure devi sperare che la Cina si metta a consumare carbone e non gas, ma allora tutta la narrativa sulla decarbonizzazione non funziona più. Oppure che sia un fenomeno che passerà, ma per un sistema come quello europeo non è possibile".

L'amara constatazione è che "tra l'altro i soldi in più che stiamo spendendo per l'energia non vanno per la decarbonizzazione. A parte le aste per la CO2, i soldi vanno ad arricchire Paesi terzi rispetto all'Europa, che poi sia positivo o negativo e che queste nazioni facciano tanti investimenti o meno non lo so - afferma Ricci - La preoccupazione di avere energia a buon prezzo in un percorso di transizione energetica è legata al fatto che altrimenti non hai soldi per fare investimenti. È come se ora stessimo spendendo in costi operativi soldi che invece dovremmo investire".

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