Tagli a spesa e agevolazioni, il governo guarda già al 2020

Martedì 7 Maggio 2019 di Andrea Bassi e Alberto Gentili
Jyrki Katainen, vice presidente della Commissione europea, viene solitamente iscritto al partito dei falchi di Bruxelles. Quelli che quando si discute delle finanze dei Paesi del Sud Europa partono, generalmente, lancia in resta. A sorpresa, invece, alla vigilia delle previsioni di primavera della Commissione che saranno rese note oggi, Katainen ha usato parole prudenti verso Roma. «La situazione dei conti italiana», ha affermato ammettendo però di non aver ancora guardato le stime che saranno presentate, «non necessariamente è peggiorata».
Bruxelles ha previsto per il 2019 una crescita dello 0,2%. Roma si è adeguata, e nell'ultimo Documento di economia e finanza (DEF) approvato il mese scorso ha indicato la stessa stima. Nel frattempo però, è arrivata la valutazione della crescita del primo trimestre e l'Istat ha certificato che l'economia italiana ha ritrovato il segno più (0,2%) dopo due trimestri negativi. L'export tira ancora, il gettito Iva aumenta, le entrate tributarie tengono. La temuta recessione non si è materializzata e, quasi certamente, non si materializzerà nelle previsioni di Bruxelles di oggi. Anzi. Il Tesoro si attende che nella seconda parte dell'anno il decreto crescita, lo sblocca cantieri e anche il reddito di cittadinanza, facciano sentire qualche altro effetto positivo sul Pil. La Commissione però, potrebbe non tenerne conto ed è probabile che riveda il deficit ancora un po': dal 2,4% al 2,5-2,6%. Ma è pur sempre vero che il governo ha un altro paio di assi nella manica. Ci sono i 2 miliardi di euro di spesa dei ministeri congelati e che potrebbero tornare utili a limare i conti. E poi ci sono i risparmi sulle due misure bandiera di Quota 100 e Reddito di cittadinanza, che dalle prime stime potrebbero arrivare ad altri 3 miliardi di euro. Tutto bene dunque? In realtà no. I problemi per Roma sono anche il debito pubblico che aumenterà pure quest'anno (dal 132,2 al 132,6%) e il deficit del 2020 che, senza l'aumento dell'Iva, rischia di sforare ampiamente la soglia del 3%. Tant'è che in qualunque momento la Commissione potrebbe attivare la procedura per debito eccessivo.

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IL RINVIO
Eppure, al Tesoro l'idea di una correzione contabile tra giugno e settembre - anche se il governo dovrà fare i conti il 5 giugno con le valutazioni della Commissione - è considerata un'ipotesi più che remota. Si lavora invece alla manovra d'autunno, il vero banco di prova con i 23 miliardi di clausole Iva da scongiurare e la correzione di altri cinque miliardi per rispettare i parametri europei. Le direttrici sono due: una nuova spinta alla spending review, fin qui abbandonata. E la revisione delle spese fiscali, magari anche con delle rimodulazioni selettive delle aliquote Iva.
Qui cominciano i dolori. In piena campagna elettorale, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, divisi su tutto, trovano l'intesa nello stoppare ogni ipotesi di aumento dell'imposta sul valore aggiunto. «L'Europa ci chiede di aumentare l'Iva? Col c.... faremo quello che ci dice Bruxelles», ha nuovamente tuonato ieri il vicepremier leghista.

LA COPERTA CORTA
Con 23 miliardi immobilizzati per evitare lo scatto dell'Iva, ci sarà però il problema di finanziare anche per il 2020 il reddito di cittadinanza e quota 100. Tanto più perché dai tagli alla spesa e dalla vendita del patrimonio immobiliare pubblico non arriveranno i fondi promessi. Solo da una revisione della tax expenditure potrebbero giungere risorse cospicue. Ma sforbiciare detrazioni e agevolazioni fiscali vorrebbe dire aumentare le tasse. E anche su questo versante Salvini e Di Maio si muovono con estrema prudenza.
Se il governo giallo-verde riuscirà a superare i venti di crisi che si abbatteranno su palazzo Chigi all'indomani del voto del 26 maggio, si aprirà poi lo scontro su come articolare la legge di bilancio. Salvini da giorni invoca il varo immediato della flat tax. E da giorni Di Maio ribadisce che la tasse piatta della Lega a lui non piace: «Noi non vogliamo aiutare i ricchi, ma sostenere il ceto medio». Schema invertito sul salario minimo: i grillini accelerano, i leghisti frenano. I risultati elettorali diranno se sarà questo governo a scrivere la manovra economica per il prossimo anno.
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