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Guerra Ucraina, borse a picco poi il recupero: volano gas e petrolio. Ecco come difendere il portafoglio

Borse sotto stress per i timori di nuove sanzioni sull'energia da imporre alla Russia
di Roberta Amoruso
8 Minuti di Lettura
Lunedì 7 Marzo 2022, 15:59 - Ultimo aggiornamento: 8 Marzo, 18:01

I timori di nuove sanzioni in arrivo per la Russia fino ad arrivare a una stretta totale sulle importazioni di gas e petrolio. E i prezzi impazziti di energia e materie prime. C’è tutto questo dietro l’impennata degli indici in Europa, arrivati a perdere oltre il 4%, e solo ridimensionata in tarda mattinata. Milano è arrivata anche ad azzerare il rosso. In picchiata le banche, il settore auto, ma anche le utilies in tutta Europa. Quasi niente si salva.

Crollano i mercati europei, sale lo spettro stagflazione

Borse a picco, poi il recupero

Del resto con il prezzo del gas schizzato a 352 euro per megawattora (+35%) e con il barile Wti salito fino a 130,50 dollari al barile, ai massimi dal 2008, non c’era da aspettarsi altro. I mercati stanno rifacendo i conti delle perdite da mettere in conto con una guerra totale anche economica. Di qui la corsa a beni rifugio come l’oro salito oltre quota 2.000 dollari l’oncia per la prima volta in 18 mesi. Nuovi record anche per palladio e rame con rialzi superiori al 3%, mentre il nickel ha registra un rialzo fino al 40%, con il prezzo più alto in 15 anni oltre i 40.000 dollari alla tonnellata. Mentre l’alluminio si mantiene oltre i 4.000 dollari alla tonnellata. Nuovo massimo anche per il prezzo del grano che tocca i 430 euro la tonnellata alla Borsa di Parigi con un +9% rispetto a venerdì. Sul fronte valutario l’euro sul dollaro è in calo a 1,0830 a Londra. Il rublo ancora in declino sul dollaro mentre resta ancora chiusa la Borsa di Mosca. La valuta russa, che prima della guerra in Ucraina trattava a 75 sul dollaro, passa di mano a 140 sul biglietto verde, con un ulteriore calo del 17%. Prezzi astronomici, che insieme all’incertezza degli scenari all’orizzonte fanno temere per una forte frenata della crescita un po’ ovunque.

 

L’IMPATTO

Cosa c’è da aspettarsi? Tutti gli scenari sono ormai possibili, dicono i gestori di La Financiere de l’Echiquier. E una certa cautela sulle proiezioni degli impatti economici di questa drammatica situazione, è d’obbligo. Il National Institute of Economic & Social Research del Regno Unito prevede un calo potenziale di un punto percentuale nella crescita del PIL mondiale e un aumento di altri 3% dell’inflazione quest’anno. E se il rincaro del petrolio, che la scorsa settimana ha sfiorato i 120 dollari al barile, avrà un impatto su tutte le aree geografiche, «sarà l’Europa a pagare maggiormente le conseguenze del conflitto», dicono gli esperti, data la forte dipendenza dell’Unione europea dipende molto dalle importazioni di materie prime energetiche dalla Russia. Le importazioni di petrolio russo rappresentano oltre il 25% del fabbisogno dell’UE, quelle di gas oltre il 45%, senza dimenticare le importazioni di carbone. Ora, le forniture stanno rallentando e un’escalation nelle sanzioni potrebbe portare l’Ue a dover fare a meno di tutte o parte delle importazioni russe. La bolletta energetica rischia di salire alle stelle portando a un rallentamento della produzione in molti settori, già colpiti dalle difficoltà di approvvigionamento di altre materie prime (in particolare quelle agricole e i metalli).

LE BANCHE CENTRALI

In questo contesto, come reagiscono le banche centrali? «Per la Banca Centrale Europea, l’equazione non è forse così complessa. Con un’inflazione sottostante nell’Eurozona significativamente più bassa che negli Stati Uniti, la Bce aveva già maggior margine di manovra rispetto alla Federal Reserve (Fed)», spiega La Financiere de l’Echiquier. Nel caso di un rallentamento dell’attività, insieme a un’impennata dei prezzi dell’energia che, alla fine, avrebbe un impatto negativo sul potere d’acquisto delle famiglie e quindi sui consumi, la Bce sarebbe poco incentivata ad agire rapidamente. Scottata dagli errori commessi nel 2008 e nel 2011, in cui alzò i tassi a causa soltanto dell’inflazione energetica mentre l’inflazione sottostante era moderata e l’attività economica fragile, sarebbe certamente pronta a rimandare il suo programma di stretta monetaria. Una logica, questa, che non vale per la Fed. L’impatto sull’economia statunitense sarà molto più moderato. Di contro, l’aumento dei prezzi dell’energia accentuerà ulteriormente un tasso d’inflazione già molto elevato e soprattutto diffuso in tutti i settori dell’economia. La Fed non ha quindi altra scelta se non quella di proseguire a ritmo serrato verso la stretta monetaria, con un primo aumento dei tassi questo mese e l’inizio di una riduzione delle dimensioni del bilancio entro l’estate. I mercati potrebbero quindi trovarsi in una situazione in cui gli Stati Uniti dovranno far fronte a una drastica stretta monetaria e l’Europa a un vuoto d’aria nella crescita. Non è una prospettiva molto rassicurante anche se la si può circostanziare: in molti mercati, le valutazioni sono scese parecchio rispetto ai picchi dell’estate del 2021. In Europa, secondo gli esperti, buona parte della strada potrebbe già essere stata fatta.

COME SALVARE IL PORTAFOGLIO

In questo contesto, gli esperti di SPDR ETFs vedono quattro aree in cui gli investitori possono trovare esposizioni difensive o ripararsi da una potenziale tempesta.

REDDITO FISSO: meglio considerare la Cina e le strategie con bassa duration

«Sembra che l’onda d’urto iniziale si sia esaurita, ma è probabile che gli investitori rimangano diffidenti verso gli asset rischiosi, data l’incertezza su come evolverà la situazione», spiegano. Quindi potrebbe esserci un po’ di cautela sul credito in generale e sull’high yield in particolare. Allo stesso modo, indici esposti al debito dei mercati emergenti in valuta locale potrebbero incontrare difficoltà non solo se esposti all’Europa dell’Est, ma anche perché il dollaro Usa di solito si rivaluta in questo tipo di ambiente. Tuttavia, esposizioni più mirate, come i titoli di stato cinesi, hanno tenuto bene. Le strategie a breve termine restano però le più difensive. «I mercati monetari prezzano ancora una politica monetaria molto restrittiva della banca centrale Usa, che dovrebbe fungere da cuscinetto. Se la guerra si trascinerà, è probabile che le banche centrali intraprenderanno un percorso più basato sui dati per aumentare i tassi. Anche la parte breve della curva è meno a rischio di un improvviso rimbalzo della propensione al rischio e dalla trasmissione di pressioni inflazionistiche più elevate».

AZIONI: Cercare i paesi meno colpiti

«Le azioni statunitensi e giapponesi potrebbero fornire un certo grado di protezione data la loro minore vicinanza all’epicentro dell’invasione russa. Inoltre, Stati Uniti e Giappone dipendono meno dalle materie prime russe. Negli Stati Uniti, riteniamo che l’S&P MidCap 400 sia meglio posizionato nel contesto attuale, dato il suo profilo più domestico rispetto alle large cap. Inoltre, le valutazioni delle società a media capitalizzazione offrono un cuscinetto. Il Giappone potrebbe essere meno colpito dalle conseguenze dell’invasione e, come per le mid cap statunitensi, i multipli del MSCI Japan non sono troppo tirati. Le valutazioni non troppo elevate possono essere un fattore importante in entrambi i casi, poiché le esposizioni con multipli P/E elevati sono ora messe in discussione non solo dal previsto inasprimento delle politiche monetarie, ma anche dal deterioramento del sentiment. Sia il dollaro che lo yen potrebbero servire come valute rifugio e quindi incontrare una domanda più sostenuta».

SETTORI: l’Energy è in testa mentre l’health care può offrire riparo

Occhio ai prezzi di petrolio e gas. «Il nuovo massimo da sette anni del prezzo del greggio contiene chiaramente un premio di rischio, ma potrebbe essere sostenuto dal significativo squilibrio tra domanda e offerta. Questo squilibrio sembra destinato a crescere, con l’attività post-pandemica che si riprende in contemporanea con la possibile interruzione delle forniture dalla Russia. Il nuovo prezzo minimo per il Brent potrebbe diventare 100 dollari al barile», avvertono gli analisti. Per mesi i prezzi delle azioni del settore energetico hanno reagito in ritardo rispetto all’incremento del prezzo del petrolio e il divario si è ampliato la scorsa settimana. Anche i prezzi del gas sono in aumento, data la posizione dominante della Russia nella fornitura di gas in Europa e l’arresto del progetto Nord Stream 2. Nonostante la forte performance per più di un anno, la valutazione del settore energetico è ancora al di sotto della sua media a lungo termine. Dai dati in custodia presso State Street notiamo che gli investitori istituzionali stanno aggiungendo esposizione sull’healthcare nei loro portafogli, in seconda posizione dopo il settore energetico. Tuttavia, in media, il settore sanitario è ancora estremamente sottopesato. Una delle principali preoccupazioni degli investitori è stata l’introduzione di limiti ai prezzi dei farmaci con prescrizione negli Stati Uniti, ma con questa crisi che va ad aggiungersi all’agenda politica di Biden, il risultato è diventato meno scontato per l’attuale amministrazione.

STABILITÀ DEI DIVIDENDI: Andare verso i mercati emergenti durante l’instabilità geopolitica

Cercare la stabilità dei dividendi nelle azioni dei mercati emergenti potrebbe fornire una certa protezione contro l’emergere dell’instabilità geopolitica. «Prima dell’escalation del conflitto in Europa orientale, i mercati azionari globali stavano già considerando l’impatto che un cambiamento nel regime di tassi di interesse avrebbe avuto su titoli Growth rispetto a quelli Value». sottolinea ancora SPDR ETFs «La convergenza dell’instabilità geopolitica con un ambiente pro-crescita meno attraente crea un contesto interessante per gli investitori ad implementare un approccio più difensivo, nella loro esposizione azionaria sui mercati emergenti».

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