Bankitalia: «Sui bonus regole carenti. Un faro sui fondi del Pnrr»

Il direttore dell’antiriciclaggio di Bankitalia: «Avevamo avvisato dei rischi già nel 2020»

Bankitalia: «Sui bonus regole carenti. Un faro sui fondi del Pnrr»
di Andrea Bassi
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Lunedì 14 Febbraio 2022, 00:25 - Ultimo aggiornamento: 11:31

Claudio Clemente, direttore dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, nel mercato della cessione dei crediti da bonus si stimano truffe per oltre 4 miliardi di euro. Cosa non ha funzionato?
«Le operatività sospette segnalate all’Unità di informazione finanziaria per l’Italia relative alle cessioni di crediti fiscali previste dal “Decreto Rilancio” hanno fatto emergere problematicità soprattutto per i crediti collegati a interventi astrattamente rientranti nelle agevolazioni ma mai avviati». 

Perché si è rivelato così semplice frodare il Fisco? 
«Le attività fraudolente hanno sfruttato la circostanza che, per consentire il pronto conseguimento del beneficio, i crediti in questione sono stati resi immediatamente cedibili e monetizzabili senza quelle formalità previste in analoghi contesti. All’inizio le norme consentivano le cessioni di crediti di imposta senza limiti anche nei confronti di soggetti non obbligati all’adozione di specifici presidi di prevenzione. Questo può avere influito negativamente sul pieno dispiegarsi delle procedure di controllo».

Nel mercato hanno operato diversi attori, banche, Poste, professionisti, società private e pubbliche. Dove avete individuato gli anelli deboli?
«Il mercato della cessione dei crediti fiscali presenta senz’altro alcune debolezze. Non si spiegherebbero altrimenti i casi di frode oggetto di indagine da parte delle autorità inquirenti. L’apparato per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio, che coinvolge molti degli attori che operano su questo mercato, dovrebbe rappresentare un punto di forza per il contenimento dei rischi. Lo dimostrano le segnalazioni di operazioni sospette trasmesse alla Uif e gli esiti degli approfondimenti svolti, anche in collaborazione con le autorità inquirenti. Gli anelli deboli possono annidarsi dove mancano questi presidi». 

Dove sono mancati i presidi?
«Per esempio la presenza di soggetti non ricompresi nell’apparato antiriciclaggio è un fattore che può influire sulla permeabilità del mercato a rischi connessi a crediti inesistenti o al reimpiego in fase di acquisto di capitali di origine illecita. È positivo che, dal novembre scorso il legislatore abbia rafforzato i controlli preventivi e fatto esplicito riferimento agli obblighi antiriciclaggio».

Già a febbraio dello scorso anno l’Uif aveva emanato una circolare per alzare l’attenzione sulle possibili frodi. Si parla per esempio di grande attivismo delle cosche e della mafia. Avevate intuito che poteva esserci un problema? 
«La Uif da diversi anni ha rafforzato la propria azione di prevenzione attraverso l’identificazione tempestiva dei nuovi rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Nel periodo più recente, specifici comunicati sono stati diffusi con riguardo agli illeciti collegati alla pandemia e stiamo valutando di fornire ulteriori indicazioni sui rischi connessi all’attuazione del Pnrr».

Il Pnrr preoccupa? 
«Dobbiamo prevenire o intercettare possibili fenomeni di riciclaggio e infiltrazioni criminali collegati alla realizzazione del Piano, che vede in prima linea gli uffici della pubblica amministrazione, pure tenuti ad obblighi di comunicazione di operazioni sospette». 

Torniamo ai crediti fiscali.
«In materia di frodi collegate ai crediti fiscali, già nel novembre del 2020, l’Unità si era soffermata sui rischi che possono derivare, in generale, dalle operazioni di cessione. Il tema è stato poi affrontato nella successiva comunicazione del febbraio 2021 proprio con riguardo ai crediti fiscali riconosciuti dal “Decreto Rilancio”». 
 

Con quali risultati?
«Il sistema antiriciclaggio ha reagito positivamente. Le segnalazioni sono arrivate perlopiù da intermediari bancari e finanziari e hanno riguardato operazioni per un controvalore particolarmente significativo. Le operazioni anomale individuate solo dai soggetti obbligati non esauriscono ovviamente la platea delle possibili operazioni irregolari. La loro fondatezza deve essere successivamente vagliata sotto il profilo investigativo. Gli elementi che si possono trarre dalle segnalazioni ricevute confermano la rilevanza dei rischi prefigurati e mostrano le linee di evoluzione del fenomeno».

Leggendo le carte delle inchieste colpisce come in alcuni casi soggetti con redditi ridottissimi, o imprese senza fatturato, siano riuscite a scontare milioni di euro in maniera abbastanza semplice. Come è stato possibile? 
«Dalle nostre evidenze emergono casi di operatori privi di strutture organizzative idonee allo svolgimento di un’attività economica effettiva, con caratteristiche non adeguate rispetto ai lavori o alle forniture che sarebbero stati incaricati di eseguire, nonché cedenti di crediti anche di elevato valore quasi o del tutto privi di redditi, irreperibili o domiciliati presso centri di correzione e accoglienza».

Il governo è intervenuto con due decreti contenenti norme anti-frode. L’ultimo ha vietato la cessione multipla dei crediti d’imposta. Si tratta di un intervento risolutivo?
«Si tratta di norme incisive. Il primo intervento ha stabilito che i destinatari degli obblighi antiriciclaggio che intervengono nella cessione del credito non procedono alla relativa acquisizione in tutti i casi in cui ricorrono i presupposti per la segnalazione di operazioni sospette alla Uif ovvero quando non è stato possibile effettuare l’adeguata verifica del cliente con il conseguente obbligo di astensione dall’effettuare l’operazione. Questa previsione ha quindi dato risalto alla valenza di controllo preventivo derivante dall’adempimento degli obblighi antiriciclaggio. L’intervento più recente ha introdotto limiti al numero di cessioni di crediti con l’intento di impedire per il futuro le cessioni multiple, spesso messe a punto per dissimulare l’origine effettiva dei crediti, giungere alla monetizzazione degli stessi e alla distrazione della provvista ottenuta». 

Le banche, soprattutto quelle più grandi, si sono dotate fin da subito di piattaforme di controllo dei crediti. Ed in effetti ad oggi non sembrano coinvolte nelle truffe. È un sistema che secondo lei ha funzionato? 
«L’introduzione e la definizione delle procedure di controllo vanno viste con favore anche sotto il profilo della disciplina antiriciclaggio, nel cui ambito sono previsti obblighi e procedure che se attivati correttamente possono costituire un solido presidio nella prevenzione degli illeciti collegati alle cessioni di crediti». 

Il divieto di cessione multipla è l’unico modo per evitare le truffe o non ce ne possono essere altri in grado di impedire gli illeciti senza penalizzare troppo il mercato?
«La risposta del legislatore è intervenuta di fronte a un rischio concreto e serio del moltiplicarsi di attività fraudolente. La possibilità di frodi connesse alle cessioni di crediti fiscali può essere contenuta assicurando che – come detto – ogni cessione sia adeguatamente presidiata con le attività di prevenzione del riciclaggio, che non costituiscono del resto un orpello burocratico ma una concreta opportunità per salvaguardare l’integrità degli operatori e del mercato, mitigando anche i rischi patrimoniali e reputazionali connessi al coinvolgimento in vicende illecite». 

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