Bonus internet e pc, come funziona il voucher banda larga. Nel Lazio è un flop, usato solo l'8% dei fondi

Bonus internet e pc, come funziona il voucher banda larga. Nel Lazio è un flop, usato solo l'8% dei fondi
di Andrea Bassi e Jacopo Orsini
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Sabato 3 Aprile 2021, 16:25 - Ultimo aggiornamento: 4 Aprile, 17:43

Doveva servire per aiutare i ragazzi con la Dad. E i loro genitori, magari, a pagarsi la connessione per lo smart working e il tablet. Ma il voucher per la banda larga del governo è rimasto finora al palo. L'incentivo di 500 euro per la connessione internet e il pc, introdotto lo scorso anno e riservato alle famiglie più bisognose, quelle con reddito ai fini Isee inferiore a 20 mila euro, ha ricevuto pochissime richieste: in quasi cinque mesi sono stati usati meno del 30% dei 200 milioni disponibili. Il voucher da 300 euro per le famiglie con Isee fino a 50 mila euro, e quello da 2.500 per le piccole e medie imprese, è rimasto invece sostanzialmente lettera morta. Tutto bloccato a Bruxelles. La Commissione deve autorizzare la misura, ma finora l'interlocuzione tra il governo italiano e l'Unione europea non ha dato i frutti sperati. Qualche giorno fa il ministero dello Sviluppo ha di nuovo sollecitato gli uffici della Commissione, ma per ora senza risposta. Una inerzia che tiene congelati oltre 850 milioni di euro che il precedente governo aveva destinato alla misura.

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IL RISCHIO


I dubbi della Commissione riguarderebbero il fatto che, mentre nella prima fase il bonus è stato destinato a famiglie in condizione di bisogno, nella seconda fase l'incentivo sarebbe indirizzato tutto sommato a nuclei che non si trovano in difficoltà economiche. Il rischio, insomma, è che possa configurarsi un aiuto di Stato vietato dalla normativa comunitaria. Proprio per questo il governo, insieme al suo braccio operativo Infratel, starebbe valutando di abbassare la soglia di Isee che dà diritto all'incentivo.


Ma al ministero dello Sviluppo, guidato dal leghista Giancarlo Giurgetti, e a quello dell'innovazione, guidato dall'ex numero uno di Vodafone Vittorio Colao, si starebbe ragionando anche di altri correttivi alla misura. Oggi il bonus riguarda il passaggio a connessione veloci di almeno 30 Megabit. Ma il governo, anche grazie al contributo dei fondi del Recovery, punta a connessioni ultraveloci, da 100 Megabit in su. E anche l'Antitrust, in un suo parere, aveva consigliato di finanziare soltanto passaggi all'ultrabroadband. La misura, insomma, sarebbe oggetto di analisi serrata per evitare il flop registrato nella prima fase di attuazione, ossia quella del voucher da 500 euro per le famiglie con Isee fino a 20 mila euro. Che in effetti ha restituito risultati molto deludenti.

 


I NUMERI


Il flop è stato particolarmente clamoroso nel Lazio, dove la decisione delle Regione di escludere le città principali, a partire da Roma, ha sostanzialmente impedito l'utilizzo dell'incentivo. Finora sono stati utilizzati solo l'8% dei soldi disponibili (poco meno di 250mila euro su circa 5 milioni a disposizione). Male anche Emilia, Friuli, Liguria, Molise e provincia di Bolzano, tutte con percentuali di fondi non impegnati superiori al 90%. In Lombardia invece, dove il bonus si poteva chiedere anche a Milano, da spendere resta solo poco più del 10% dei finanziamenti stanziati. Il fatto è che il Lazio, come anche altre Regioni, aveva deciso di concedere l'aiuto per l'acquisto della connessione veloce e il pc solo alle utenze localizzate nei comuni «totalmente montani». Una scelta - aveva spiegato l'amministrazione - che da un lato serviva a indirizzare le risorse verso territori dove è «più difficile attivare un servizio di connessione a banda larga», dall'altro a incentivare il mercato degli operatori a migliorare la copertura nelle zone più disagiate. Una scelta che però, a giudicare della percentuale di fondi utilizzati, si è rivelata sbagliata. Tanto che nei giorni scorsi la regione Lazio ha fatto retromarcia e ha deciso di estendere il bonus a tutti i Comuni del territorio.


A complicare la richiesta dell'incentivo è stata poi anche la decisione del governo di dare una sorta di «esclusiva» alle compagnie telefoniche. La norma prevede infatti che solo gli operatori possano distribuire i voucher, anche per quanto riguarda la fornitura di pc e tablet, mentre sono rimasti tagliati fuori i rivenditori di apparecchi. Una strategia che aveva provocato la protesta dell'Aires, l'associazione delle grandi catene di elettronica, che si è anche rivolta al Tar.
 

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