Bollette, Aurelio Regina: «Sganciare la luce dal gas: ecco il piano anti-rincari che ferma la speculazione»

Il delegato di Confindustria per l'energia: riformiamo subito il mercato elettrico

Bollette, Regina (Confindustria): «Sganciare la luce dal gas: ecco il piano anti-rincari che ferma la speculazione»
di Roberta Amoruso
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Lunedì 12 Dicembre 2022, 10:15 - Ultimo aggiornamento: 10:17

Aurelio Regina, delegato di Confindustria per l'energia, dopo un novembre clemente, a dicembre stiamo utilizzando gli stoccaggi un po' più di altri Paesi e l'aumento dei prezzi del gas non promette bene per l'inverno. Basteranno gli interventi del governo ad evitare una valanga di chiusure nell'industria?
«Ben vengano misure come il credito d'imposta, l'azzeramento degli oneri di sistema, la riduzione dell'Iva sul gas e il bonus sociale per le famiglie. Si tratta di interventi indispensabili per affrontare le difficoltà del momento. È altrettanto importante trovare un quadro efficiente ed efficace sul price cap europeo. Ma non possiamo permetterci interventi congiunturali di lunga durata. Non lo reggono i bilanci statali e nemmeno quelli comunitari. Va imboccata una riforma europea che ritrovi lo spirito del Libro Bianco di Delors e di quell'Europa che voleva creare un mercato dell'energia integrato, sicuro, capace di offrire a tutti un prezzo efficiente dell'energia. Questa crisi energetica ha prodotto invece disgregazioni e distorsioni».

Qual è dunque la soluzione?
«Dobbiamo costruire le basi per un intervento strutturale, da una parte sul mercato elettrico, e dall'altra sul mercato del gas».

Finora però l'Europa non ha dato i segnali sperati.
«Certamente si è dimostrata timida. E probabilmente ha avuto difficoltà ad individuare anche le modalità di una riforma efficace del mercato del gas. Mentre l'Italia è ora in grado di farsi promotrice di un modello di riforma del mercato elettrico, frutto di un anno e mezzo di studio, da esportare in tutta Europa, che accompagni la transizione anche verso una un nuovo mercato unico del gas. Non possiamo più dipendere da una piattaforma non particolarmente liquida come il Ttf di Amsterdam. La Commissione lo sta già valutando con interesse e lo stesso vale per le corrispondenti Confindustrie in Germania e Francia».

Quindi l'Italia partirà da una riforma del mercato elettrico. Mi spieghi meglio.
«Presenteremo oggi il nostro progetto al Ministro - piano di riforma che abbiamo anticipato con il Presidente Bonomi al parlamento Europeo lo scorso ottobre - e speriamo che se ne faccia promotore in settimana al Consiglio europeo. L'obiettivo è costruire una piattaforma unica a livello europeo, regolamentata, in modo da garantire maggiore sicurezza, liquidità e trasparenza dei prezzi. Si tratta di convogliare su una Borsa unica Ue tutti gli indici e i fattori di determinazione del prezzo. Perché più i volumi sono alti, meno il prezzo è soggetto a speculazioni. Ma il primo passo può essere la riforma del mercato elettrico. Del resto la stessa presidente Von der Leyen ha promesso una proposta di riforma dei regolamenti entro l'anno. E già prima dell'impennata dei prezzi avevamo avviato uno studio, nella consapevolezza che la crescita delle rinnovabili avrebbe prodotto un modello di mercato completamente diverso».

Si riferisce agli obiettivi dell'accordo di Parigi?

«Basta ricordare che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, da qui al 2030, dovrà passare dal 35-36% attuale al 70-75%. Dunque non è più pensabile agganciare i prezzi delle fonti green a quelli del metano. Oggi nell'85% delle ore dell'anno il prezzo dell'elettricità è determinato da quello del gas, nell'ultimo anno sotto speculazione. Il risultato è che i prezzi della luce così determinati superano i 300 euro per megawattora, a fronte di un costo medio di produzione di fotovoltaico ed eolico intorno a 55-65 euro».

Come funzionerà?
«Si tratta di creare una nuova piattaforma attraverso un percorso di transizione, che noi chiamiamo Maver (Mercato di acquisto e vendita dell'energia elettrica), nella quale si avvia una negoziazione dei contratti a lungo termine Ppa con una parte centrale garante di liquidità e sicurezza. Questo permetterebbe il superamento progressivo del Mercato del Giorno Prima (MGP) utilizzato oggi».

Con quali vantaggi?
«Avremmo una piattaforma con prodotti che rispondono alla specifica struttura dei costi delle rinnovabili, tecnologie con costi fissi per il 95%. Non più quindi, come accade attualmente nel MGP, con il 60-70% dei costi trasformati in kilowattora elettrici variabili, perché legati alle materie prime e quindi agli effetti della speculazione. Inoltre, andrebbe realizzata una piattaforma parallela (Time-Shift) per valorizzare servizi che diventeranno sempre più cruciali con il crescere delle rinnovabili: tecnologie per trasformare la produzione di energia rinnovabile, di per sé volatile, in prodotti acquistabile h24 dai consumatori. Penso per esempio ai sistemi di accumulo o di pompaggio. A regime il mercato MGP gestirà solo l'energia termica necessaria al bilanciamento di rete».

Un'operazione complessa.
«È un po' come un intervento a cuore aperto. Non possiamo chiudere un mercato e aprirne un altro: va fatto passando da una migrazione progressiva garantendo sicurezza ed economicità delle forniture. Man mano che crescono le rinnovabili avremo sempre più un prezzo corrispondente al costo di produzione delle rinnovabili. Così possiamo superare definitivamente il legame distorto tra luce e gas, ma risolveremo, di fatto, anche la stessa dipendenza dal gas. Finché il metano rimarrà centrale nel processo di formazione del prezzo, dipenderemo sempre da qualcuno. Se non più dalla Russia, sarà da qualcun altro. La nostra proposta, condivisa con tutti i nostri produttori e consumatori industriali, contiene una svolta radicale. Se la unissimo alla creazione di un mercato unico Ue del gas l'Europa darebbe un contributo essenziale contro la crisi energetica».

Regina, ma i tempi?
«Ci vorranno 12-18 mesi. Ma è un'impalcatura che tutti i Paesi possono utilizzare. La stessa Commissione Ue lo considera un modello molto efficace».

Altra cosa è il tetto nazionale al gas allo studio del governo, in attesa del tetto Ue. Che ne pensa?
«È un'altra misura congiunturale possibile da valutare attentamente in alternativa al credito di imposta, non efficace in tutti i contesti. Può dare più certezze al consumatore a parità di risorse statali in quanto non dipende dalla capienza fiscale del beneficiario. Ma la sua applicazione è complessa e vanno considerati gli effetti sugli operatori».

 

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