Bitcoin, valore sotto quota 50mila dollari. Cesarano (Intermonte): «Volatilità preoccupante»

Pesano le notizie negative sulla variante Omicron e la possibile stretta della Fed americana

Bitcoin sulle montagne russe, valore sotto quota 50mila dollari. Cesarano (Intermonte): «Volatilità preoccupante, regole subito o rischi seri»
di R. Ec.
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Lunedì 13 Dicembre 2021, 20:26 - Ultimo aggiornamento: 21:17

Ancora una volta il Bitcoin è sulle montagne russe. Dopo un weekend difficile la regina delle criptovalute è tornata sotto quota 48 mila, con un calo significativo anche oggi: precisamente si attesta a 47.514 dollari, segnando una discesa del 5,84% nelle ultime 24 ore. Il valore, come spiega a Il Messaggero Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, è stato spinto in basso dalle notizie negative sulla variante Omicron e dalla possibile stretta della Fed americana per combattere l'inflazione crescente. Un vero e proprio crollo, se si pensa al valore raggiunto tra fine ottobre e inizio novembre, quando, dopo aver superato la soglia dei 64mila dollari, il bitcoin era arrivato a puntare quota 70mila.

Una volatilità, questa, a cui oramai la moneta virtuale ha abituato i mercati, ma che si fa sempre più preoccupante, visto che, come ha sottolineato venerdì scorso Fabio Panetta, membro del board della Bce, le criptovalute pesano oramai per più di 2.500 miliardi di dollari. Si tratta, dice Panetta, di «un ammontare superiore al valore dei mutui subprime che fecero da detonatore della crisi finanziaria globale del 2007-2008».

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La giostra del Bitcoin, «serve una regolamentazione»

«Ultimamente il bitcoin - ci dice Cesarano- è diventato un termometro delle scosse dei mercati, con atteggiamento maggior propenso al rischio. Si rivela però contemporaneamente anche l'alter-ego digitale dell'oro. Per questo è legato all'effetto negativo sulle Borse delle notizie su Omicron e per questo va bene per lo più in condizioni di ampia liquidità o tassi di sconto bassi. Quando ci sono indicazioni in senso opposto, come nel caso del tapering accelerato che sembra porterà avanti la Fed, il bitcoin ne risente».

​ ​Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte

«Il bitcoin - aggiunge lo chief global strategist- è limitato per natura, 21 milioni al massimo di stampabili: siamo al 90% di quelli "minati", come si dice in gergo. Il tema liquidità è quindi fontamentale e in un certo senso la criptovaluta è l'altra faccia del Quantitative Easing. Quindi questo mercato va regolamentato. Mi spiego meglio: con il primo Etf negli Stati Uniti (con la possiblità di comprare prodotti legati a criptovalute in Borsa n.d.r.) è ora più facile utilizzare il bitcoin in ambito finanziario, ma senza regole precise il mercato tende ad espandersi come altro lato dell'enorme liquidità in circolazione, con possibili effetti collaterali importanti».

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Per farlo serve un approccio globale a livello planetario, a partire dai maggiori paesi e non si può attendere oltre. «Regolamentare - spiega Cesarano- significa evitare malversazioni ed eccessi per tutte le criptovalute, che a volte nascono davvero come funghi, perché si basano su una piattaforma aperta come la blockchain. Essendo poi una parte di queste valute non stampabile all'infinito e fuori dalle leggi delle banche centrali si mette in parte in discussione la leva monetaria che tanto sta aiutando paesi come l'Italia. Anche per questo servono limiti». 

Le possibili fluttuazioni future

Ora, quindi, la criptovaluta per eccellenza è destinata ad abassarsi ancora di valore? «Non è una novità per il bitcoin essere così volatile- risponde Cesarano- ma in questo caso il cambiamento è stato molto rapido perché la Fed ha definito "non transitoria" l'inflazione, dichiarandosi pronta a ridurre gli acquisti e alzare i tassi di sconto più velocemente di quanto previsto. In termini assoluti fare previsioni sul Bitcoin è estremamente difficile, finché non si consolida la sua natura le cose staranno così». 

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Per farlo i cosiddetti "stablecoin" (come Tether, ancorato al dollaro, e Libra di Facebook, bloccato però dal Senato Usa visti i dubbi di governatori e banche centrali) per alcuni potrebbero essere un modello. «Si tratta- conclude lo chief global strategist di Intermonte- di forme intermedie per cercare una stabilizzazione, ma il pallino sta in mano ai regulators, loro devono decidere se concerdere spazio o meno a queste forme. Un discorso simile al ragionamento fatto per l'Etf sui future bitcoin».

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