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Benzina, prezzi record. Quanto costerebbe senza accise e tasse? L'Irlanda le ha già tagliate

Ecco le categorie più colpite dai rincari

Caro Benzina, sale la protesta. Ma quanto costerebbe senza le accise? L'Irlanda le ha già tagliate
di Mario Landi
5 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Marzo 2022, 13:33 - Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 11:47

Prezzi dei carburanti alle stelle e proteste che rischiano di paralizzare intere filiere produttive. Mentre la benzina supera i 2 euro al litro a causa dell'incertezza internazionale per la crisi ucraina, pescatori e autotrasportatori incrociano le braccia. Contro il caro benzina, ma soprattutto contro le accise, che gonfiano i prezzi del carburante e che costituiscono quasi il 60% della spesa per ogni rifornimento. Ma è possibile tagliarle?

Mentre in Italia si riapre il dibattito sul tema, l'Irlanda è passata ai fatti e l'8 marzo ha annunciato il taglio di tutte le tasse sui carburanti per aiutare le famiglie a fronteggiare i rincari, con un risparmio che andrà dai 12 ai 9 euro per ogni pieno. Il risparmio sarà di 20 centesimi sulla verde e di 15 per il diesel con una manovra che costerà all'erario irlandese 320 milioni di euro. 

 

I prezzi «Rincari superano 500 euro a famiglia»

Al 10 marzo il diesel servito supera i 2,1 euro al litro e si avvicina ai 2 euro nel self. La verde ha già da un po' di giorni sfondato il tetto dei 2 euro attestandosi sopra 2,1 euro con servizio. Sale anche il Gpl servito a 0,862 euro/litro. Per le tasche delle famiglie gli aumenti si traducono in una stangata da oltre 500 euro: esattamente 525 euro in più all'anno per chi ha auto a benzina e 558 euro in più in caso di auto diesel secondo i calcoli di Assoutenti. Oggi un litro di  benzina costa in media il 28% in più rispetto all'inizio dell'anno (21,9 euro in più per un pieno) mentre per il gasolio si spende addirittura il 32,4% in più (con 23,2 euro in più a rifornimento). 

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Dai pescatori ai camionisti, i lavoratori incrociano le braccia 

Ma gli aumenti non preoccupano solo privati e famiglie. In Italia, il 90% delle merci viaggia su strada e con l'aumento dei costi dei carburanti - unito alla carenza di materie prime - si rischia il blocco delle attività produttive. Secondo Confindustria, che preme per la defiscalizzazione, la situazione potrebbe generare una crisi diffusa in diversi settori, con oltre 400 milioni di ore di cassa integrazione. A queste condizioni i margini di profitto si riducono così tanto che lavorare non conviene. 

Il primo stop è arrivato dai pescherecci delle marinerie italiane che non usciranno in mare per tutta la settimana, mentre i camionisti si fermeranno il 19 marzo in tutta italia. E l'Unitras - Unione delle associazioni dell'autotrasporto -  non esclude la possibilità di scioperi spontanei perchè i camionisti "potrebbero ‘semplicemente’ ritenere più conveniente lasciare i propri mezzi sui piazzali piuttosto che continuare a viaggiare in queste condizioni". Protestano anche i distributori di benzina, che da lunedì 14 marzo rimarranno al buio: benzina e gasolio aumentano ma il ricavo rimane fisso spiegano i distributori, che affermano di guadagnare circa 3 centesimi e mzzo al litro. E mentre i litri erogati scendono per i prezzi in salita, i costi di gestione aumentano.

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Defiscalizzazione. È questa la parola chiave evocata dalle proteste come l'unica via possibile per riportare i prezzi a livelli tollerabili nell'immediato. Nel mirino c'è l'Iva, che pesa per un 22% sul costo, e le accise che, come ricorda Assoutenti, pesano per quasi il 60% su ogni litro di benzina venduto in Italia e per il 55% sul gasolio (Come rileva l'osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mise). 

In Italia a gonfiare il costo del carburante ci sono ben 19 accise, rincari che sono stati aggiunti per far fronte a diverse emergenze, molte delle quali oggi sono superate. Ogni volta che un italiano fa il pieno continua a finanziare la guerra in Etiopia, la crisi di Suez, la ricostruzione del dopo Vajont, il Salva Italia del 2011 e il decreto Fare del 2014. Per ognI litro di benzina si versano inoltre 0,01 euro per la missione Onu in Bosnia e 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.

La soluzione del governo, si valuta il taglio dell'Iva

Scardinare il complesso sistema di accise però non è facile e il governo pende per una una sterilizzazione almeno parziale dell'Iva «L'aumento dei prezzi del carburante è un problema drammatico, abbiamo messo già in campo molte azioni per ridurre l'impatto dei prezzi dell'energia elettrica sulle famiglie, affronteremo anche questa tematica per tentare di risolverla» ha detto il ministro Giovannini.

La soluzione del taglio dell'Iva però non convince l'Unione nazionale dei consumatori come dichiara il presidente Massimiliano Dona «Chiediamo una riduzione di 30 cent delle accise e non complicati meccanismi di sterilizzazione dell'Iva. Le accise, che ora pesano per 72,84 cent sulla benzina e per 61,74 cent per il gasolio, vanno abbassate a 42 cent per la benzina e a 31 cent per il gasolio, fino a che le tensioni sui mercati internazionali non finiranno». 

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