Bankitalia: l'economia frena, più rischi per la stabilità

Venerdì 3 Maggio 2019
Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia
L'economia mondiale frena e quella italiana ancora di più e i rischi per la stabilità finanziaria del Paese aumentano. Lo spread, sebbene sia sceso dai picchi di novembre, resta più alto rispetto a un anno fa e nuove tensioni sul mercato colpirebbero in primis le banche e poi l'economia tutta. Nelle 60 pagine del rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d'Italia il quadro è più disteso rispetto a quello stilato a novembre, proprio nel picco della crisi dei titoli di Stato ma peggiorato rispetto a un anno fa sia perché appunto il differenziale con il Bund si è fermato a un livello più elevato (sui 250 punti) sia perché il quadro congiunturale vede un rallentamento generale con l'Italia che ha tagliato le stime. E il nostro Paese, a causa «dell'alto livello del debito» ha meno munizioni da sparare ed è più esposto a eventuali «tensioni sui mercati».

L'indebitamento «riduce la capacità della politica di bilancio di sostenere l'attività produttiva di fronte a fasi di rallentamento» avvisano gli esperti. Se lo spread non cala, nei prossimi due anni il costo per le casse del Tesoro, come aveva già anticipato Via Nazionale alle audizioni sul Def, sarà di 4 miliardi in più. L'aumento del differenziale con il Bund rispetto al 2018 ha comunque già provocato una crescita dei tassi sui mutui mentre per le imprese l'impatto è stato limitato grazie alla concorrenza fra le banche.

Ora un nuovo aumento dei rendimenti avrebbe conseguenze sulle banche (che per la caratteristica del sistema italiano restano centrali nei finanziamenti all'economia). Gli istituti nota comunque il rapporto, hanno ridotto la loro vulnerabilità. Un aumento di 100 punti dello spread determinerebbe 40 punti in meno di indice di patrimonio (erano 50 a giugno 2018) con effetti maggiori per gli istituti più piccoli. Quello che devono temere le banche è così il peggioramento dell'economia che inciderebbe sui ricavi da interessi e tornerebbe a far crescere i flussi di crediti deteriorati, la cui diminuzione ha fatto aumentare la redditività negli ultimi mesi. Infatti sul fronte degli Npl, nota il rapporto, le banche hanno proseguito nella forte riduzione. Solo nel 2018 i crediti ceduti sono stati 55 miliardi e ora i deteriorati sono il 4,3% rispetto al totale dei prestiti. Il piano di dismissioni prevede farli scendere sotto il 4% entro fine anno e al 3,1% il prossimo ma, anche qui, se dovesse frenare l'economia i target potrebbero essere a rischio. E gli istituti di credito hanno anche un'altra minaccia: le scadenze delle obbligazioni bancarie che le famiglie non sottoscrivono più. Sostituirle e aggiungere quelle necessarie ai parametri Mrel per assorbire le perdite in caso di bail in, sarà più costoso.

Un punto positivo è rappresentato dalle famiglie. La loro stabilità finanziaria è stabile grazie anche all'indebitamento che resta non elevato e ai tassi bassi. Quanto alle imprese la redditività sta rallentando, ma la capacità di rimborsare i debiti rimane elevata in ragione dei bassi tassi di interesse e di una struttura di bilancio più equilibrata rispetto al passato. A far scattare l'allarme del debito privato, sottolinea, il rapporto, sarebbe solo un «forte peggioramento dell'economia» e un «notevole rialzo sui tassi».


  Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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